Granarolo a Expo: cultura e sostegno sociale

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La Madonna del Latte

Granarolo S.p.A. il maggiore operatore agro industriale del Paese a capitale italiano, ha annunciato a Bologna, che sarà presente a EXPO 2015 anche per rispondere in modo concreto al tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, con uno sguardo attento alla memoria (il presente del passato, come la definiva S. Agostino) e una tensione costante al nuovo (visione e attesa, rispettivamente presente del presente e presente del futuro secondo la teoria agostiniana).
Per tutta la durata dell’Esposizione Universale, nello spazio Granarolo, la cui progettazione è stata curata dagli studi MCA dell’architetto Mario Cucinella (per il concept e gli aspetti architetturali) e Tarpini Production dell’ingegner Paolo Tarpini (per gli aspetti legati all’edutainment), sarà sviluppato un intenso programma che della cultura, della dignità della persona e del bene comune fa i suoi perni.

Alimento ricco di valenze simboliche in quasi tutte le culture del mondo, il latte è il fluido della vita eterna, emblema di fertilità e abbondanza. È il primo nutrimento umano ed è perciò strettamente legato alla fonte stessa della vita.
È con il suo nome che gli antichi greci hanno chiamato la Galassia per antonomasia e ancora oggi il latte è nell’immaginario collettivo principio creativo, depositario della fertilità, della nascita, della crescita. Alimento ed elemento dal significato universale, si presta ad esser protagonista di un’installazione capace di parlare a tutti i popoli. Lo spazio Granarolo all’interno di Padiglione Italia esplorerà il tema del latte come principio creativo e rifletterà sul significato di questo alimento come prima e preziosa fonte nutritiva dell’uomo. Per questo motivo, il progetto prende la forma di una galassia artificiale che nasce all’interno del percorso espositivo del Cardo e genera uno spazio immateriale capace di accogliere i visitatori in un ambiente (teso tra la memoria, la visione e l’attesa) che sarà da esplorare poco alla volta.

TRA PASSATO E FUTURO
Granarolo ospita a Padiglione Italia una delle più belle rappresentazioni della Madonna del Latte

L’immagine di una madre che allatta al seno il proprio figlio è presente in tutte le culture. È l’emblema stesso della Madre Terra, della maternità, della fecondità, della continuità delle generazioni, simboli questi della storia e del presente nei quali il Gruppo Granarolo si riconosce. Di qui l’idea di ospitare durante l’Expo 2015 una delle più belle rappresentazioni della Madonna del Latte, recentemente ritrovata e non nota al grande pubblico, per gentile concessione della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna.
Si tratta di un altorilevo di grande pregio raffigurante una Madonna del Latte, che replica e riproduce il tondo in marmo inserito nella lunetta del sepolcro Tartagni, meraviglioso monumento realizzato in marmo nella basilica di San Domenico dallo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci (1437-1493). Il rilievo è stato oggetto di un restauro conservativo, realizzato con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che grazie anche ad analisi di laboratorio ha permesso di formulare un’ipotesi di datazione, ascrivendo l’opera ad un periodo compreso tra l’ultimo decennio del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.
Il pubblico potrà ammirare questo piccolo capolavoro.
La Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro sarà disponibile in molte giornate a fornire percorsi di approfondimento.
Sulle pareti dello spazio Granarolo sarà data la possibilità al pubblico di vedere altre rappresentazioni di celebri Madonne del Latte, da scoprire nelle diverse città d’Italia.

“La prima volta che abbiamo visto questa Madonna del Latte in Fondazione Lercaro, appena restaurata, mai esposta prima, siamo rimasti conquistati dalla forza della sua bellezza”, ha dichiarato il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari, che prosegue: “eravamo in procinto di confermare la nostra presenza ad Expo 2015 e con reverente timore abbiamo chiesto a Mons. Vecchi la possibilità di esporla. Ci ha da subito colpito la Sua grande disponibilità ed è nato un piccolo sodalizio artistico con la Fondazione Lercaro, che ci ha supportato anche nella scelta di molti altri dettagli presenti all’interno del nostro spazio. Con loro abbiamo avviato un percorso. Padre Dall’Asta, direttore artistico della Fondazione, e Francesca Passerini, a cui si deve lo studio di questa Madonna, saranno con noi in molti momenti del semestre espositivo. Al termine del semestre la Madonna tornerà a Bologna, in Fondazione Lercaro, ma Granarolo intende continuare la collaborazione con il museo facendosi carico del restauro di una ricca collezione di preziosi materiali archeologici appartenenti alla collezione d’arte antica del cardinale Giacomo Lercaro. Si tratta di un numeroso corpus di ceramiche risalenti al periodo che va dal VII al IV secolo a.C., utilizzate all’interno di corredi funerari per offerte e libagioni: da bellissimi vasi realizzati per contenere cibi solidi, a quelli per versare, attingere e bere liquidi. Tutti di alto valore e in attesa di restauro. Il passato è memoria”.

Spiega padre Andrea Dall’Asta, direttore della Raccolta Lercaro di Bologna: “La Raccolta Lercaro è felice di intraprendere un percorso di collaborazione con Granarolo. Il risultato di questo rapporto è nel segno dell’esposizione, all’interno del contesto internazionale di Expo 2015, di un’opera d’arte specificamente legata alla storia della città di Bologna e mostra come non ci possa essere sviluppo senza valorizzazione del patrimonio culturale che rappresenta l’identità profonda di ogni realtà territoriale. Valorizzare arte e cultura, infatti, significa considerare l’anima di una società, tenere in considerazione il suo passato non per guardarlo nostalgicamente, ma per farne memoria e porlo a fondamento delle scelte che riguardano il futuro. In particolare, l’opera scelta per rappresentare culturalmente Granarolo a Expo 2015 è una Madonna del Latte, che nella nostra storia è da sempre simbolo della maternità e, quindi, della vita. E proprio in una società consumistica in cui le leggi sono dettate da logiche di tipo economico, parlare di fecondità assume un valore particolare: contro qualunque tendenza di carattere nichilista che tende a disgregare i valori fondamentali, conduce a riflettere su quanto sta accadendo nella nostra società, per ridonare nuova vitalità a un occidente che sempre più tende a dimenticare il proprio passato”.

TRA PRESENTE E FUTURO
Il progetto Africa Milk Project, costruito da Granarolo e Cefa Onlus a Njombe (Tanzania), viene premiato come Best Practice e diventa modello positivo di autosviluppo

Con il progetto “Africa Milk Project: ama la tua terra, combatti la povertà, bevi il tuo latte”, CEFA il seme della solidarietà, Granarolo, il Ministero degli Affari Esteri e l’associazione tanzaniana di allevatori NjoLIFA, hanno vinto il primo premio come migliore Best Practice nella categoria: “Sviluppo sostenibile di piccole comunità rurali in aree marginali.

Erano 800 i progetti in gara, esaminati da una commissione di cui facevano parte personaggi del calibro del fotografo Sebastiao Salgado, del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, di Vandana Shiva, Direttrice del Forum Internazionale sulla Globalizzazione e Vicepresidente di Slow Food, Emma Bonino, già Ministro degli Esteri e Commissario dell’Unione Europea.
Africa Milk Project si è classificata prima nella sua categoria: “Sviluppo sostenibile nelle piccole comunità rurali in aree marginali” (www.feedingknowledge.net). Sarà dunque uno dei 5 progetti che verranno presentati come Best Practice sulla sicurezza alimentare a livello mondiale all’interno del Padiglione Zero, lo spazio sviluppato in collaborazione con le Nazioni Unite che avrà il compito di introdurre i 20 milioni di visitatori attesi al tema dell’esposizione universale di Milano. Il progetto, presentato attraverso un film realizzato da Expo 2015, sarà proiettato per 6 mesi nel Padiglione Zero e con un cortometraggio all’interno dello spazio immersivo Granarolo in Padiglione Italia: i due video racconteranno la storia degli “eroi” di questo piccolo miracolo.
“Questo progetto, una latteria sociale che è “modello di sviluppo inclusivo”, ridistribuisce reddito a più membri di una comunità: gli 800 allevatori che conferiscono ogni giorno il latte, che altrimenti non avrebbero un mercato dove venderlo, e i lavoratori della latteria-caseificio e le loro famiglie”, ha spiegato Paolo Chesani, direttore di Cefa Onlus. “La razionalità economica avrebbe consigliato di ritirare il latte da un’unica grande stalla con qualche centinaia di capi di bestiame, ma abbiamo scelto, invece, di coinvolgere 800 piccole imprese familiari contadine – che coinvolgono oltre 5000 persone – con 2-3 vacche ciascuna, ed è stata una bella sfida, ma siamo convinti che non esiste vero sviluppo, in un paese come la Tanzania, se i benefici della crescita non vengono ridistribuiti nel modo più ampio possibile. Grazie a questo circolo virtuoso, la latteria oggi è passata da progetto finanziato a una società i cui azionisti sono anche i partner-beneficiari”, conclude Paolo Chesani: “In questo modo le realtà locali coinvolte sono state messe in grado di prendere autonomamente in carico le attività progettuali dando vita a una sostenibilità di lungo periodo”.
“Abbiamo sostenuto un progetto che replica il modello cooperativo sul quale Granarolo stessa si fonda, in una delle zone più povere della Tanzania. Lo abbiamo sostenuto nel tempo con la tenacia di chi vuole arrivare a farlo decollare, ispirati dal senatore Bersani, storico fondatore di Cefa Onlus (che ci ha recentemente lasciati) e dal suo team, costante nell’esserci vicino, nello spronarci a compiere missioni, ben al di là di logiche di mero assistenzialismo”, spiega Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo, l’azienda che dal 2004 crede e sostiene attivamente questo progetto. “Oggi la latteria-caseificio di Njombe cammina con le proprie gambe grazie agli africani (tanti) della latteria, alle donne del distretto, che sono quelle che curano le stalle e gli animali, ai cooperanti di Cefa e ai lavoratori di Granarolo, sempre partecipi con le loro competenze. Siamo convinti che si potrà esportare questo modello per dare concrete opportunità lavorative ad altri allevatori e casari e una produzione di latte pastorizzato e quindi sicuro a tanti bambini nel mondo”. “Il premio ad Africa Milk Project, co-finanziato dalla Cooperazione Italiana, è un importante riconoscimento delle capacità degli attori del Sistema Italia di individuare soluzioni efficaci alle sfide dell’alimentazione”, ha commentato Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. “Si tratta di un valido esempio di come sia possibile promuovere lo sviluppo creando alleanze tra mondo non-profit, settore privato – in particolare il mondo cooperativo – e istituzioni pubbliche”.

IL PROGETTO IN BREVE
La Njombe Milk Factory riceve ogni giorno 3200 litri di latte da 800 allevatori della zona che possiedono per lo più 2 o 3 vacche da latte. Una volta consegnato “a mano” o raccolto con un furgone, il latte è pastorizzato. Una volta la settimana e a prezzo contenuto, una certa quantità è distribuita in 58 scuole del distretto di Njombe (sud della Tanzania), raggiungendo un bacino di utenza che oggi è di 28 mila scolari. Il calcio contenuto nel latte è alimento fondamentale della dieta dei bambini. In parte il latte è venduto, e, in piccola quantità, donato a ospedali e orfanotrofi nei dintorni. Il rimanente diventa yogurt – distribuito nei mercati locali – e vari formaggi. Caciotta, provolone e specialmente mozzarella sono venduti nelle città più importanti della Tanzania e nell’isola di Zanzibar. Se all’inizio il progetto voleva migliorare la vita delle comunità rurali e sviluppare l’economia del distretto, oggi è un’impresa che comincia a fare utili.

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