GranManze: super stalla in Molise. Granarolo, non facciamo centrale nucleare

bovini latte 5“Noi abbiamo scelto il Molise, ora se anche il Molise sceglie noi saremo felici di stare qui altrimenti andremo altrove. Per noi la reputazione e’ fondamentale, non facciamo iniziative in conflitto con la comunità locale. Dunque se la popolazione non ci vuole con molta serenità ne prenderemo atto”. Cosi il presidente della Granarolo, Gianpiero Calzolari, per la prima uscita ufficiale del gruppo in Molise per parlare del progetto GranManze, il centro di allevamento di vitelle che dovrebbe essere realizzato in provincia di Campobasso e attorno al quale sono sorte molte polemiche. I vertici della Granarolo per questo oggi hanno tenuto una conferenza stampa a Campobasso per illustrare la loro iniziativa e replicare alle contestazioni mosse da più parti. “Abbiamo scelto il Molise – ha spiegato Calzolari – perché qui ci sono le condizioni climatiche ottimali per far crescere gli animali. Qualcuno ci dice: perché non ve lo fate in Emilia Romagna? Rispondiamo in modo molto semplice: perché da noi c’e la nebbia ed e’ questo un tipo di clima che aumenta i problemi”. Calzolari ha poi anche detto che il suo gruppo si atterra’ alle prescrizioni della Regione e che “ovviamente” tutte le normative saranno rispettate.
“Si tratta di un progetto di insediamento zootecnico – ha spiegato Calzolari – che deriva le sue caratteristiche da esempi di altri paesi che hanno allevamenti efficienti di grandi dimensioni e sono riusciti ad ottimizzare la salute, il benessere animale, la sostenibilità ambientale. Progetti di questo tipo rappresentano un forte elemento di modernizzazione del sistema agro industriale italiano”. Granarolo ha intenzione di presentare il centro che dovrebbe essere realizzato in Molise al prossimo Expo 2015: “E’ un progetto di eccellenza e per questo intendiamo presentarlo a Milano come primo progetto del suo genere in Italia e tra i più avanzati in Europa”. Calzolari, insieme al vice presidente Danio Federici ha anche risposto a molti degli interrogativi che ruotano attorno alla realizzazione della struttura, escludendo rischi ambientali: “Non ci saranno grandi stalle o strutture invasive, ma delle pensiline e delle zone di passaggio e di attività motoria. Gli animali vivranno in un ambiente molto ampio e dunque si svilupperanno meglio e cresceranno in modo più sano”. Su questo tema è stato specificato anche che ogni animale avrà a disposizione uno spazio di 70 metri quadrati contro i 7 metri quadrati a capo previsti dalla letterature sul benessere animale, “Dunque uno spazio di dieci volte superiore”. E ancora: “Questa struttura non è invasiva dal punto di vista dell’impatto paesaggistico, non ci sarà alcuna cementificazione, anche perché non si ha a che fare con la classica stalla coperta”. Quindi precisazioni sugli alimenti usati (“Sarà soprattuto foraggio reperito in loco”), i posti di lavoro (“Saranno 50, quasi tutti molisani”), i vantaggi per la comunità locale (“l’ottanta per cento degli investimenti annuali, circa 8 milioni di euro, sarò fatto nella regione che ospita il centro”), i cattivi odori (“Non ci saranno situazioni fastidiose per chi vive nella zona, anche perché abbiamo studiato la direzione del vento”), l’impatto dei trasporti sulla viabilità locale (“Arriveranno e partiranno dalla struttura all’incirca 14 camion al giorno”), lo smaltimento (“il letame si trasforma in compost e viene restituito al territorio; una parte importante dell’investimento servirà per un impianto di compostaggio che tratterà tutti i liquami; con il letame non saranno alimentati impianti tipo biogas o cose simili”), l’utilizzo di antibiotici per gli animali (“E’ un problema da escludere, l’uso sarà molto limitato e comunque non è una struttura chiusa e questo limita i problemi di contagio”). In chiusura Calzolari, precisando che l’area dove l’impianto dovrebbe sorgere (nei pressi di San Martino in Pensilis) non è stata ancora identificata con precisione e non è dunque stata ancora comprata, ha voluto sottolineare che “nessuno è titolato a parlare per conto della Granarolo” e che il gruppo “Non ha delegati di zona”. Ha poi invitato a non allarmarsi per l’arrivo del suo gruppo in Molise: “Ho sentito che ci hanno definito una multinazionale e questa cosa mi ha dato molto fastidio. Noi siamo un gruppo di cooperative che ha un unico obiettivo: valorizzare il latte dei nostri soci”. E quanto agli allarmi ambientali ha infine concluso: “Io sono molto più preoccupato quando vedo passare un camion di concime chimico e non quando vedo, come sulle Alpi, una stalla vicino ad un bar”.

La “superstalla” potrà ospitare fino a 12mila vitelle. L’investimento previsto, da 20 milioni di euro, è interamente a carico dei soci. L’unico beneficio pubblico – hanno spiegato i dirigenti Granarolo – è un tasso agevolato (0,5 per cento) per la metà dell’investimento. Per realizzare la struttura è stata creata una apposita società, la Gran Manze srl (la Granarolo detiene il 10 per cento). I soci di partenza sono dieci, tutti allevatori, ma l’obiettivo è quello di arrivare a 100. Dalle stalle di origine degli allevatori delle diverse regioni le vitelle di almeno 15 giorni di vita verranno trasportate al centro specializzato per il loro accrescimento, dove resteranno almeno fino al raggiungimento della gravidanza (15 mesi). Il ritorno alle stalle di origine è previsto uno o due mesi prima del parto (in tutto circa 22 mesi).

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