Grano duro: Confagri, dal prossimo anno a rischio la pasta italiana

duro claudioLa rabbia dei cerealicoltori italiani, a cominciare da quelli della Puglia e dell’Emilia Romagna, cresce di fronte ai segnali preoccupanti che arrivano dal mercato nazionale con le prime quotazioni del raccolto 2016 di frumento duro. Lo evidenzia Confagricoltura, commentando i risultati della campagna di coltivazione e le prospettive di commercializzazione dei prossimi mesi.

Per Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, “Il raccolto di quest’anno si presenta ottimo come quantità e di qualità generalmente buona, nonostante i timori per possibili danni dovuti al maltempo che ha colpito alcune zone tra maggio e giugno.”
“Meno positiva la partenza del mercato nazionale, con prezzi da discount sia a Foggia che a Bologna”, commenta Guidi che aggiunge “spero che la controparte industriale non pensi che anche noi agricoltori quest’anno faremo i saldi di stagione. Anche perché siamo solo all’inizio. Tra l’altro, quando ancora non si sta trebbiando in molti Paesi produttori di grano duro, come in Francia, e il nuovo raccolto canadese non arriverà prima di ottobre. E allora non è chiaro su quali basi le nostre borse merci stiano ribassando il prezzo”.

Confagricoltura ricorda che il prezzo del frumento duro al mercato di Foggia ha perso il 17% solo nell’ultima settimana, scendendo da 242 a 202 euro la tonnellata. In realtà le cifre offerte per le prime compravendite dl nuovo raccolto si aggirano sui 190 euro/ton.
“Con questi prezzi l’agricoltore non copre i costi di coltivazione e ci rimette pesantemente”, sottolinea Guidi ricordando che il produttore agricolo non può essere l’unico soggetto della filiera a rimetterci. “Occorre distribuire le perdite, come i guadagni, tra agricoltori, stoccatori, molini e pastifici – continua -. Troppo facile fare margine sulla semola e sulla pasta pagando meno il grano italiano o importandolo da dove costa meno.”

Per Confagricoltura è importante che la filiera della pasta valorizzi concretamente la qualità del frumento duro nazionale. In questo senso anche le parti intermedie della filiera, dai Consorzi alla Cooperazione, al Commercio privato di cereali, dovrebbero contribuire adottando sistemi di stoccaggio che permettano la formazione di partite di qualità omogenea.
“Come agricoltori siamo disponibili –  ribadisce il presidente Guidi – ad introdurre tutte le tecnologie e le tecniche innovative possibili per migliorare la performance delle nostre coltivazioni di grano duro in termini quantitativi, qualitativi ed ecosostenibili. Ma vorremmo che poi i partners della filiera valorizzassero il nostro lavoro, sia nella fase logistica, sia in quella della trasformazione.”

Confagricoltura ricorda, infine, che in Italia tutto il settore dei cereali, non solo il frumento duro, deve poter contare su dati strutturali ed economici certi e condivisi, sulla base dei quali ci si deve confrontare nelle sedi in cui si valutano le prospettive di coltivazione, il commercio interno e quello con l’estero e si determinano i prezzi di mercato.
“Le attuali borse merci provinciali – conclude Guidi – non sembrano in grado di rispondere alle esigenze delle imprese di fronte alla sempre maggiore complessità dei fattori che governano i mercati. Sotto questo profilo le nuove CUN (Commissioni Uniche Nazionali) potrebbero rappresentare una valida alternativa, quanto meno nel caso del frumento duro”.

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