Grano in picchiata, l’Europa intervenga.

trebbiatura granoLe basse quotazioni del grano mettono in grave difficoltà il settore cerealicolo. Le prime azioni del Ministero per la valorizzazione della filiera italiana, trasparente e di qualità sono un passo avanti importante ma non sufficiente a mettere in sicurezza il comparto.
Il problema che si sta abbattendo sulla filiera è molto sentito dal sistema cooperativo, che è particolarmente presente sia in fase di produzione che di trasformazione e dove grazie all’aggregazione, all’innovazione degli stoccaggi e servizi si è riusciti negli anni a proporre liquidazioni competitive e opportunità agli agricoltori.
Il prezzo del grano tenero è sceso dagli oltre 260 euro per tonnellata del 2013 ai circa 180 di quest’anno, con un calo di oltre il 30%. La situazione è insostenibile sia per le cooperative che per gli agricoltori: queste quotazioni sono frutto di un mercato internazionale sregolato che non può
più essere abbandonato a se stesso. In passato si sostenevano i prezzi con interventi protettivi nei confronti delle oscillazioni dei mercati internazionali, oggi dopo anni di “libero mercato” internazionale sugli agricoltori si scaricano le speculazioni finanziarie globali. Inoltre le produzioni cerealicole con cui ci si deve confrontare sono ottenute da realtà molto diverse, con più ampie
disponibilità di terreno (Nord America, Australia, Ucraina ecc…), con
minori vincoli ambientali, minori tutele del lavoro, oltre a poche garanzie
per gli aspetti igienico sanitari.
Negli ultimi 40 anni abbiamo accresciuto le rese unitarie del grano, incrementato lo sviluppo del grano duro, migliorando anche l’ambiente rurale con tecniche rispettose dell’ambiente grazie all’introduzione di innovazioni genetiche, meccaniche e agronomiche, costruito virtuosi progetti di filiera fino all’industria alimentare; nonostante tutto ciò i prezzi di oggi sono gli stessi degli anni ’80 del secolo scorso e, nonostante i buoni livelli produttivi del 2016, non sono sufficienti a
fornire un reddito positivo dalla coltura.
L’Europa deve tornare a regolare il mercato e difendere le proprie produzioni, in particolare quelle di qualità, per tutelare l’economia agraria, così come fanno le principali economie sviluppate mondiali, pena un’ulteriore spinta alla disgregazione socio-economica della UE.
Continua anche la protesta di Confagricoltura: “Il prezzo del grano è sceso ai livelli di trent’anni fa e solo nell’ultimo anno si è praticamente dimezzato. In più la beffa di trovarci nella situazione che il prodotto nazionale è pagato meno di quello importato, che aumenta sempre di più (+54% in quantità negli ultimi tre anni, v. tabella). E mentre giunge il grano straniero, quello made in Italy viene esportato a basso prezzo nell’area del Mediterraneo”. Lo sottolinea Confagricoltura che, in molte aree vocate alla cerealicoltura, ha promosso manifestazioni, sit-in, iniziative di sensibilizzazione, per richiamare l’attenzione su un comparto altamente strategico che si trova in una situazione insostenibile”.
“Bisogna affrontare un momento di emergenza, con le aziende agricole che subiscono entrate inferiori ai costi, aggravato dalle speculazioni e dalla carenza di adeguati centri di stoccaggio – ha proseguito Confagricoltura –. Allo stesso tempo occorre intervenire per dare certezze, senza le quali non si può impostare la programmazione produttiva”.
Ad avviso di Confagricoltura “attraverso il piano cerealicolo si dovrà intervenire prevedendo: strumenti innovativi finalizzati alla trasparenza delle quotazioni e delle contrattazioni; investimenti nell’ammodernamento delle strutture di stoccaggio per qualificare il grano made in Italy; accertamento delle giacenze (rendendo obbligatoria la comunicazione annuale delle scorte al ministero delle Politiche agricole entro il 31 maggio); monitoraggio delle importazioni e dei flussi di cereali all’interno dell’Ue; verifica delle superfici coltivate e della produzione potenziale traendo i dati dai fascicoli aziendali”.
Confagricoltura sollecita infine che “il piano cerealicolo intervenga per responsabilizzare la filiera ad una più equa ripartizione della redditività e ad operare unita per valorizzare e premiare il ‘sistema Italia’; con un impegno comune che contrasti ogni forma di speculazione. Servono poi controlli adeguati alle frontiere sul prodotto importato che deve rispettare condizioni di reciprocità con quello nazionale (qualità, caratteristiche, salubrità)”.

Scrivi un commento

Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine

Copyright © 2009 Con I Piedi Per Terra . All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
Sede legale V.Bonazzi, 51 - 40013 Castelmaggiore (Bo) - Sede opertiva v. L.Manara, 6 - 40128 Bologna
tel: 051 63236 - fax 051 6323602 - fax redazione 051 6323609
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 1.550.000,00 Vers. € 1.445.375,00
Concessionaria per la Pubblicità Publivideo2 Srl.