Greenpeace e Zaia: insieme contro gli ogm

”Mentre i dati dell’Unione europea dimostrano che le coltivazioni di organismi geneticamente modificati in Europa sono in calo, il ministro Zaia non ha ancora preso provvedimenti per impedire l’inquinamento da Ogm della produzione nazionale di mais”. A denunciarlo e’ Greenpeace, osservando che secondo i dati ufficiali dell’Ue ”nel 2009 gli agricoltori europei hanno seminato l’11% in meno di Ogm rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, Germania e Lussemburgo hanno adottato clausole di salvaguardia nazionale proibendo completamente la coltivazione di mais Ogm nel proprio territorio, unendosi così ad Austria, Francia, Grecia ed Ungheria, che avevano già vietato il mais transgenico”. ”Malgrado la propaganda dell’industria biotech, gli Ogm sono un esperimento fallito. Sta fallendo nei campi e anche nel mercato”, afferma Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace, ricordando che solo pochi giorni fa anche l’India ha stabilito una nuova moratoria per gli Ogm, in questo caso per le melanzane transgeniche. ”Chiediamo al governo italiano e in particolare al ministro Luca Zaia, di adottare con urgenza gli atti necessari a bloccare la coltivazione in Italia di mais Ogm. Un atto dovuto per preservare la nostra agricoltura e il nostro cibo dai pericoli e dalle contaminazioni legate agli organismi transgenici”, conclude Ferrario.
“Faremo tutto ciò che la legge consente per impedire le coltivazioni Ogm. E sono certo, così facendo, di interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini italiani che, come gli agricoltori, non vogliono gli Ogm”. Così il Ministro delle politiche agricole Luca Zaia risponde all’appello di Greenpeace. “La mia posizione – continua Zaia – è chiara: coltivare Ogm vuol dire consegnare il patrimonio dei contadini del nostro territorio, ovvero i semi, alle grandi multinazionali. E a quanti dicono che le colture geneticamente modificate rappresentano il futuro, rispondo che la vera sfida per la nostra economia agricola è quella della tracciabilità e dell’origine, nel rispetto dell’identità e della qualità dei 4500 prodotti tipici italiani e di quelli a denominazione d’origine riconosciuti dall’UE”.

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