Guidi, produrre di più in modo sostenibile. Expo in chiave italiana

grano2“Produrre più cibo per tutti e ‘nutrire il pianeta’, e al tempo stesso promuovere uno sviluppo sostenibile. Sono queste le sfide che incidono sulla vita delle generazioni attuali e future, in cui l’agricoltura svolge un ruolo determinante”. Lo ha detto il presidente Mario Guidi intervenendo al convegno organizzato da Confagricoltura Ecomondo – Key Energy “Expo 2015 tra produttività e sostenibilità: la visione italiana per nutrire il pianeta”.
Guidi ha ricordato che nel 2050 saremo nove miliardi di abitanti (due miliardi in più rispetto ad oggi) e che il 70% della popolazione mondiale si sposterà a vivere in un contesto urbano (oggi siamo circa al 50%) con un cambiamento significativo nei consumi, che si sposteranno verso le produzioni animali, grazie all’aumento del potere di acquisto, visto che il reddito pro capite medio aumenterà dagli 8.400 dollari del 2007 a 18.900 dollari nel 2050. Da ciò deriverà la necessità di aumentare del 60% la produzione agricola, secondo le stime della Fao.
“Expo 2015, l’esposizione universale dedicata al cibo ‘energia per la vita’ – ha detto il presidente Guidi – sarà l’occasione per ribadire che l’agricoltura è essenziale per la crescita e lo sviluppo delle comunità e della comunità globale. E che il nostro obiettivo è quello di favorire uno sviluppo del settore che garantisca crescita ed occupazione a vantaggio di tutti e che allo stesso tempo sia sostenibile”.
Ciò significa intensificare in modo sostenibile i processi produttivi agricoli, favorendo la produzione e la produttività di cui abbiamo bisogno per il sostentamento della popolazione mondiale, ma anche per una stabilità dei mercati; tenere conto degli effetti dei cambiamenti climatici, incentivando modelli di produzione e di consumo in linea con la necessità di mitigarli; favorire un’agricoltura a bassa emissione di gas serra (che non per forza è un’agricoltura limitata alle filiere corte e locali); mantenere alto l’interesse per le energie rinnovabili (soprattutto reflui zootecnici e sottoprodotti delle lavorazioni agricole e agro-industriali), per la chimica verde (bio-plastica, biomateriali, mangimi animali) e per l’efficienza energetica.
“Occorre ripensare, ridefinire, ridurre, riutilizzare, riciclare, recuperare le risorse – ha continuato il presidente Guidi-. E’ questo l’approccio al centro dell’economia circolare, che soprattutto nel nostro settore è strettamente collegato alla ricerca ed all’innovazione, al fine di generare nuove idee e sviluppare ulteriormente quelle già esistenti.”
“Dobbiamo cogliere l’importanza di investire in ricerca applicata all’agricoltura e nella bioeconomia – ha aggiunto – perché la spesa in ricerca agricola ha una alta efficienza: è stato calcolato che ogni euro investito oggi in ricerca genererà 10 euro di valore aggiunto entro il 2025. Un ritorno pari a dieci volte l’investito. E per ogni 35 mila euro spesi si genera, al termine, un posto di lavoro stabile. Un supporto in questa direzione lo stanno dando e lo daranno sempre più le reti di impresa, istituto innovativo del nostro sistema produttivo, che realizza un modello di collaborazione tra imprese che consente, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi nell’ottica di incrementare la capacità innovativa e la competitività sul mercato”.
Nell’agosto 2013 Confagricoltura ha presentato il progetto “EcoCloud – la rete delle idee sostenibili”, nato con l’obiettivo di far conoscere i molteplici percorsi di sostenibilità già avviati dalle imprese agricole associate, favorendone la condivisione attraverso la rete confederale e ponendo le basi per lo sviluppo di nuove iniziative, per rafforzare la presenza sul mercato delle imprese già impegnate in attività di eccellenza in questo ambito. Recentemente il progetto ha dato vita al Manifesto della sostenibilità, uno strumento di valorizzazione, scambio e perfezionamento continuo di buone pratiche aziendali altamente innovative, ma anche una preziosa indicazione dei criteri secondo i quali un’impresa si può considerare sostenibile.
“Confagricoltura, da sempre, ma ancor più oggi – ha concluso il presidente Guidi – ha scelto di essere l’espressione delle imprese agricole, evitando di rappresentare l’agricoltura attraverso immagini, ideali, slogan che tendono più a dare lustro evanescente al sistema di rappresentanza verso l’opinione pubblica che a dare riposte concrete all’agricoltura. Ha scelto di raccontare l’agricoltura per ciò che rappresenta nella sua realtà, con i suoi problemi, le sue potenzialità, con le mille soluzioni percorse dalle imprese, da un’attenzione specifica alla vendita diretta, all’internazionalizzazione; dalle imprese che hanno scelto il biologico o dedicano la loro attività a produzioni di nicchia anche per salvaguardare la biodiversità, a quelle che vogliono migliorare le loro produzioni, dal punto di vista quantitativo e qualitativo e della tutela dell’ambiente, utilizzando anche novità biotecnologiche messe a disposizione dalla ricerca ed approvate dagli organismi scientifici dell’Unione Europea. Con una convinzione. Occorre puntare su imprese che hanno una valenza economica, competitive ed in grado di stare sul mercato, perché solo incrementando la loro attività, e quindi in prima battuta la produzione e la produttività, si potrà conseguire maggiore crescita e maggiore occupazione”.

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