I biscotti del Re di Altedo : ricetta e storia

Potrebbero sembrare cantucci toscani , e invece i Biscotti del Re sono una specialita’ di Altedo, alle porte di Bologna, piu’ morbidi e con mandorle spellate, e aromatizzati da cedro candito tritato (ingrediente molto presente nei dolci della cucina tradizionale bolognese) e da un leggero sentore di anice. Si racconta furono preparati per la prima volta in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III ad Altedo nell’anno 1918. Si narra che gli piacquero talmente tanto che autorizzò a chiamarli ufficialmente con l’appellativo “I Biscotti del Re”.
RICETTA
per due chili di boscotti
1 kg di farina
250 g di burro fuso
7 uova
700 g di zucchero semolato
300 g di mandorle sgusciate spellate intere
200 g cedro candito intero
2 cucchiaini di bicarbonato
1 bicchierino di liquore all’anice
zucchero a velo
Preparazione
Su un tagliere fare la fontana con la farina setacciata e il bicarbonato. Al centro disporre le uova, il burro fuso, lo zucchero semolato e l’anice e impastare a mano fino ad ottenere un composto omogeneo, ben amalgamato e abbastanza consistente. Tagliare il cedro candito a fettine piccole e sottili da aggiungere all’impasto. Unire infine le mandorle intere e continuare ad impastare
Formare poi dei filoncini lunghi circa 30 cm, larghi 4 cm e alti 3 cm e disporli sulla placca del forno rivestita di carta da forno , distanziati perché cuocendosi crescono notevolmente in larghezza . Cuocere nel forno già caldo a 180° per una mezz’ora ( attenzione a non cuocerli del tutto ne’ a farli scurire troppo) : a questo punto sfornateli, lasciate raffreddare , poi tagliateli in diagonale a formare fettine dello spessore di circa 1 dito. Metettei biscotti su una teglia rivestita di carta da forno e fateli asciugare bene a 100° per circa 5-6 minuti controllando che non diventino troppo tostati, ma che siano cotti. Sfornateli e spolverizzateli con zucchero a velo. Se conservati in una scatola di latta si mantengono per diverso tempo.
STORIA
Durante l’ultimo anno della cosidetta “Grande Guerra” (1915-18), esattamente il 6 giugno 1918, il Re Vittorio Emanuele III effettuò una visita ufficiale ad Altedo.
Sua Altezza Reale, reduce dal fronte nord-orientale, era scortato dal Prefetto di Bologna Quaranta, dal Questore, da alti ufficiali dei Carabinieri ed altre autorità civili. Il corteo, composto da una decina di automobili guidate dalla Fiat color grigio verde del Sovrano, proveniente da Argenta e Molinella, ove aveva sostato, ed attraversati i centri di San Gabriele, Baricella e Rivabella, giunse alle ore 10,15 ad Altedo, parcheggiò nelle vicinanze del mulino di proprietà dell’allora locale Sindaco Zeno Pezzali e tutti, Re compreso, dovettero aspettare che scendesse dalla camera da letto.Si narra che Zeno Pezzoli non avesse abitudini troppo mattiniere ed evidentemente anche la visita di un ospite non lo aveva eccessivamente affrettato; comunque un Sindaco di Altedo ha l’invidiabile primato di aver fatto aspettare il Re d’Italia per dormire un pò di più. Forse per alleviare l’imbarzzo, intanto, la signorina Anna Pezzoli, figlia del Sindaco, offrì al Re un mazzo di fiori che stava in un vaso sulla tavola, solo che gli bagnò gli austeri pantaloni militari: insomma non c’è che dire, un bel benvenuto!Finalmente il Sindaco scese ed il corteo s’avviò verso la Cooperativa Agricola Marsiglia ove ad attendere erano i consiglieri Minozzi, Bignami e Mingozzi. Motivazione ufficiale del sopralluogo era di mostrare al Re le nuove tecniche di coltivazione del riso, coltivar assai diffuso anche nel vercellese, in particolarel’aratura funicolare in risaia con le apparecchiature mosse non più da una locomotiva a vapore ma da motori elettrici; il Sovrano comunque evidenziò interesse anche all’operazione di trapianto delle piantine nei vivai.In realtà queste comparse sul territorio nazionale erano programmate per sostenere il fronte interno certamente depresso dall’andamento bellico e da acerrime lotte politiche. Conclusa la visita all’ azienda, al Re ed al suo seguito venne offerto un sontuoso rinfresco, nell’occasione la Signora Tuda Martinelli Pezzoli, madre del Sindaco Zeno, ideò un tipo di biscotto simile alle gallette che i soldati consumavano al fronte: erano biscotti dolci ed amarognoli con mandorle, cotti al forno, un poco croccanti.
Al regnante piacquero moltissimo tanto che pensò di mandarne alla tenuta di San Rossore ove erano i suoi figli. Si rivolse poi alla Signora Tuda se avesse gradito per questi biscotti il brevetto della Real Casa, ma ella rispose che i biscotti erano stati preparati esclusivamente per sua Maestà e non per essere messi in commercio. Prese quindi un tovagliolo, lo riempì di biscotti e legò, all’uso campagnolo, i quattro capi da mandare ai figli del Sovrano. Domandò però l’autorizzazione di poterli chiamere ufficialmente e per sempre “I biscotti del Re”.Questi dolci, dopo quasi ottant’anni vengono ancora preparati ad Altedo, specialmente per Natale, Pasqua e per la festa delle Orazioni e sono diventati, assieme all’asparago verde ed alle “streghe della valle dè Conti”, vere e tipiche specialità altedesi.

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