Il bilancio della tavola di Pasqua: spesi 3 miliardi di euro


A dispetto della crisi, nella settimana Santa 2012 gli italiani hanno speso circa 3 miliardi di euro in prodotti alimentari, tra birre, spumanti secchi in aperitivo e vini rossi, salumi (13 mila tonnellate), pesci diversi e carni ovicaprine (mangeremo 250 grammi a testa di agnello o capretto), uova di gallina (circa 350 milioni, da mangiare sode o per preparare lasagne, pastiera e altre torte pasqualine) e di cioccolato (circa 11mila tonnellate). Per finire, la classica colomba, che da quest’anno era riconoscibile e tutelata. A fare il conto è la Federalimentare, ricordando come soprattutto il Lunedì di Pasqua rappresenti il momento clou per i salumi della tradizione: dall’immancabile salame corallina, simbolo della colazione pasquale romana, a coppa e capocollo delle regioni del centro e sud Italia, al salame filzetta in Brianza, e così via. Una consuetudine che affonda le sue radici fin dal Medioevo. Secondo Assica, associazione industriale delle carni, i consumi dei salumi della tradizione hanno superato in questo periodo le 13.300 tonnellate tra salame (9.300 tonnellate), coppa e capocollo (4.050 tonnellate), per un valore aggiuntivo al consumo che si attesterà attorno ai 25 milioni di euro. E che dire dell’agnello pasquale, tradizionale piatto forte delle tavolate della domenica? Secondo dati Assocarni e Istat, nella settimana di Pasqua raddoppiano i consumi di carni ovicaprine rispetto alla media mensile. Che sia agnello tartufato o capra alla neratese, abbacchio alla cacciatora o con coratella, ogni italiano ha consumato circa 250 grammi di carni ovicaprine. In questo periodo vengono macellati oltre 700mila capi, tra agnelli e capretti, pari a circa 5.600 tonnellate di carne: ma è bene ricordare che il consumo italiano (1,4 kg procapite annui) resta ben al di sotto dei livelli medi (2,3 kg) europei. Quanto al pesce, è di rigore nel menu di magro del venerdì e del sabato santo. E questa tradizione mai come in questo periodo si sposa con il portafoglio. Il segreto è scegliere le specie ittiche di stagione, che permettono di risparmiare fino al 30%. Aprile è il mese di acciuga, cefalo muggine, dentice, nasello, pesce spada, sardina, sgombro, sogliola, tonno e triglia. A Pasqua i consumi di pesce sono saliti anche sulla scia della ‘volata’ lanciata dal periodo quaresimale: nell’arco dei 40 giorni si registra un aumento di circa il +15-20%. (ANSA).

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