Il “centesimino” di Oriolo dei Fichi

orioloNelle colline di Faenza la biodiversità si declina in “centesimino”, detto anche Savignone (con la “a”) Rosso, vitigno autoctono riscoperto, coltivato e sapientemente trasformato in ottimo vino da un ristrettissimo nucleo di produttori . Il “centesimino” è una ricchezza per tutto il territorio e uno dei punti di forza per il rilancio viniviticolo dell’intera area romagnola. Il Savignon Rosso (, nulla a che vedere comunque con il sauvignon rouge d’oltre cortina…) è coltivato unicamente nelle terre di Oriolo dei Fichi, ricche di storia e da sempre legate alla produzione di vino di qualità: documenti del XVII secolo attestano la presenza in loco di vigneti di “Marzemino, Muscatella, Sanzuvesa”, precisazione di non poco conto se si tiene presente che all’epoca era già difficile trovare negli archivi inventari distinzione fra uve bianche e uve nere. La storia del Savignon Rosso è certamente più recente, ma non per questo meno interessante.
Il recupero splendido di un vitigno antico eretto a baluardo della nuova viti-enologia locale dai produttori che stanno continuando una tradizione di secoli. Il Savignôn rosso è sempre stato molto amato dai viticoltori romagnoli per le sue qualità organolettiche. Il passato racconta di come la ricostruzione dei vigneti dopo la fillossera vide protagonista negli anni ’40 un tal Pietro Pianori e il suo podere denominato “terbato”. Fonti scritte ed orali confermano che le ricostruzioni degli impianti effettuate attorno agli anni ’60 e ’70 nella zona di Oriolo, nel faentino, derivavano tutte dal possedimento di Pietro Pianori detto il Centesimino, che per primo ricostruì il proprio vigneto ottenendo le marze necessarie da una pianta di vite trovata all’interno del giardino di un palazzo del centro di Faenza che scampò alla filossera grazie alla protezione delle mura di cinta.
L’analisi del DNA condotta dall’Istituto di San Michele all’Adige ha permesso di constatare che il il Savignôn rosso non presenta alcuna affinità con altri vitigni coltivati in Italia e nonostante il nome, il “Savignôn rosso” di Oriolo non è il “Sauvignon rosso” francese. Nel 2003 il Centesimino è stato cosi’ riconosciuto ufficialmente nel catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni
Per quanto riguarda la “natura” del vitigno, oggi – grazie agli esami effettuati sul dna – si può affermare con certezza che il Centesimino è un biotipo dell'”Alicante faentino” e quindi una varietà a sé stante e non riconducibile ad altri ceppi già riconosciuti. Nel 1995 è nata l’Associazione Produttori Torre di Oriolo a cui aderiscono produttori agricoli, artigiani e commercianti che lavorano per favorire la riscoperta e la valorizzazione dell’intero distretto, tra cui naturalmente i prodotti enogastronomici.
Il territorio di Oriolo, nel cuore della Romagna sanguigna, nel 1057 venne fortificato con un poderoso maniero dall’arcivescovo di Ravenna, ed appartenne a suddetta curia fino al 1474. Passando di mano in mano tra le varie signorie che da allora si sono succedute, si è giunti al 1983 quando, tramite una generosa donazione, la torre ed il parco circostante sono diventati proprietà del comune di Faenza, che ha provveduto al necessario restauro.
La foglia è medio-grande con pagina superiore verde scuro e mediamente bollosa, mentre l’inferiore è quasi glabra e più chiara. Il grappolo, superiormente tendente ad una leggera alatura, dalla media dimensione di 230-250 gr., la cui buccia è molle e non eccessivamente colorata anche se tendente al violetto-bluastro; la polpa è senza particolari sapori, mentre la produzione è alquanto contenuta a causa della minore fertilità delle gemme basali. Il germogliamento è, normalmente, posticipato, consentendo così di sfuggire più facilmente ad eventuali tardive gelate primaverili, mentre evidenzia una certa sensibilità alla peronospora; la maturazione avviene tra la fine di settembre ed i primi di ottobre.
La prima ed ufficiale produzione è avvenuta nel 1996 ed attualmente un totale di circa 30.000 bottiglie. Una caratteristica del “centesimino” è l’ottima tolleranza all’appassimento sulla pianta, permettendo così l’interessante produzione di vini passiti, inoltre, il vino rosso ottenuto con la tradizionale vinificazione, è in grado di sostenere un notevole e prolungato affinamento in bottiglia.
Il vino è rosso rubino cupo, intenso, con riflessi porpora se giovane, mentre presenta brillanti sfumature granate se evoluto di 6-8 anni; accattivanti sentori floreali quali, fiori di arancio, rosa appassita e viola, sottili note speziate di liquirizia ed anice, frutta di bosco, lungo finale tendente al caramellato e delicatamente vanigliato dovuto ad un ottimo passaggio in legno. Al palato è secco, sottile freschezza dalla giusta tannicità, netta ed evidente ma mai aggressiva, di corpo e pieno del piacevole equilibrio ed armonicità, mentre la morbidezza è ottimale se maturo, note complesse ed evolute di confettura di frutti di bosco e prugna cotta, sottilmente speziato e delicato retrogusto amarognolo da rendere il palato pulito.
Da giovane è perfetto con antipasti all’italiana cioè salumi grassi e saporiti, primi piatti con intingoli di carni, seconde portate decise di carni al forno e grigliate, mentre se longevo, è unico con grandi arrosti, cacciagione e per finire…formaggi a pasta dura e molto stagionati, ricchi di gustosità.Stappare almeno un’ora prima e servire in ampi calici a 16-18°C.

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