Il crollo dei prezzi taglia le semine

L’instabilita’ dei mercati e la conseguente diminuzione dei prezzi di vendita dei principali prodotti agricoli frena la spinta agli investimenti nel settore primario. E nelle intenzioni di semina dichiarate dagli agricoltori emerge una complessiva diminuzione delle superfici investite a pomodoro (-13,9 per cento) e a legumi freschi (-10,4 per cento), a fronte di un aumento di quelle destinate alle altre ortive (+18,5 per cento). A fotografare le intenzioni di semina delle principali colture erbacee nell’annata agraria 2009-2010 e’ una rilevazione campionaria dell’Istat su un campione di circa 8 mila aziende. La programmazione delle semine, osserva l’istituto di statistica, risente di alcuni fattori che hanno in parte caratterizzato la passata campagna agraria: il consolidarsi della nuova Politica Agricola Comunitaria (Pac), in primis il calo dei prezzi di vendita dei principali prodotti agricoli. Quest’ultimo aspetto, in particolare, ha reso piu’ difficile per gli agricoltori, l’organizzazione delle semine della campagna agraria corrente, come e’ dimostrato anche dall’aumento dei terreni dichiarati a riposo e di quelli sui quali viene effettuata una manutenzione minima, in attesa di valutare se procedere alla semina e su quali coltivazioni puntare. Tuttavia il grano e il riso tornano a crescere. In particolare, nell’annata agraria 2009-2010 si rileva rispetto alla precedente, un aumento delle superfici destinate alla coltivazione di frumento duro (+4,1 per cento) e tenero (+1,1 per cento) e di riso (+2,1 per cento). In diminuzione le superfici di mais da granella (4,4 per cento) e cereali minori, quali sorgo (-33,2 per cento), orzo (-14,0 per cento), avena (-6,2 per cento). In calo risultano anche le superfici destinate alla coltivazione dei semi oleosi, in particolare del girasole (-15,1 per cento) e della colza (-3,8 per cento); al contrario, la soia registra un aumento del 2,4 per cento, che riesce solo in parte a bilanciare la diminuzione degli altri prodotti del comparto. Dal punto di vista territoriale, nella rilevazione campionaria dell’Istat sulle intenzioni di semina in 8mila aziende agricole, emerge che le superfici a frumento tenero hanno un andamento divergente tra le regioni settentrionali, con un calo piu’ marcato a Nord-Est che a Nord-Ovest, e quelle centrali (+23,1 per cento), mentre per quelle a frumento duro si prevede un aumento, in prevalenza al Centro (+9,9 per cento). Secondo l’Istituto di statistica, l’attesa diminuzione, a livello nazionale, delle superfici destinate a mais da granella e’ da ricondurre, in primo luogo, ad un consistente disinvestimento nelle regioni del Nord-Est (-8,3 per cento), mentre per la coltivazione di girasole il calo dovrebbe interessare quasi interamente le regioni del Centro (-16,7 per cento) e del Sud e Isole (-17,7 per cento). Comparando infine le superfici investite tra le annate agrarie 2008-2009 e 2009-2010 risulta che nei settori del riso e delle foraggere prevalgono le aziende che hanno mantenuto invariata la superficie destinata a queste colture. Si osserva una minore sostituzione anche per le superfici investite a ortive e a patate (per queste colture circa il 70 per cento delle aziende non prevede di variare gli investimenti). Per la quasi totalita’ delle altre colture considerate si registra, invece, un forte dinamismo nella variazione delle superfici investite o disinvestite da parte delle aziende. ”Questo fenomeno – conclude l’Istat – e’ sintomo della maggiore attenzione dei conduttori di aziende agricole all’andamento dei mercati e alle conseguenti oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli”. (ANSA).

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