Il gene dell’accoglienza

In testa alle preferenze del turismo estivo, ma in testa anche per le nuove frontiere di enoturismo, itinerari gastronomici, ospitalita’ rurale, il salento pare che a questo punto debba la sua accoglienza non soltanto a fattori ambientali e logistico, ma addirittura storico-scientifici! E’ di ieri infatti la notizia pubblicata sulla rivista “RS – Research&Science”, relativa alla scoperta da parte di alcuni genetisti dell’Università di
Dorckenstein di un nuovo gene dna.gifnella catena cromosomica dei discendenti dei Messapi e residenti sulla penisola salentina a sud della Puglia. Si tratta del gene battezzato col nome scientifico di “affabilium”, volgarmente denominato dai ricercatori “gene dell’ospitalità”, il quale rappresenterebbe la causa primaria dello sviluppo della spiccata tendenza all’accoglienza e all’ospitalità del popolo salentino.
Gli scienziati teulandesi hanno condotto uno studio che è durato 18 mesi e che ha visto coinvolto due distinti campioni di volontari, uomini e donne di età compresa tra i 18 ed i 50 anni. Il primo campione era composto da 4.500 persone che avessero almeno uno dei genitori di discendenza salentina, mentre il secondo campione comprendeva 3.200 persone con origini totalmente diverse, anche non italiane. Il risultato è stato inequivocabile: l’89% del campione di “salentini” ha dimostrato l’esistenza nel proprio DNA di questo nuovo gene, mentre nel 93% del campione di “non salentini” il gene dell’ospitalità è risultato totalmente assente. Si tratta quindi di una importante scoperta che pone le basi per ulteriori sviluppi ed approfondimenti, soprattutto per comprendere se questa peculiare caratteristica possa essere trasmissibile, in modo da estenderne gli effetti a tutto il popolo italiano.
Per quanto concerne le motivazioni o la giustificazione per cui si sia verificata questa anomala trasformazione evoluzionista, gli studiosi hanno azzardato una prima ipotesi secondo cui lo sviluppo del gene “in più” sarebbe dovuto alle caratteristiche storiche e sociali che hanno caratterizzato il territorio in questione e, principalmente, le genti che lo
hanno abitato. Trattandosi di una terra di confine, a partire dall’XI secolo a.C., il Salento ha infatti visto avvicendarsi nei secoli la presenza di svariati popoli, anche molto diversi tra loro (messapi, goti, bizantini, longobardi, saraceni, etc.) che hanno lasciato tracce del loro passaggio non solo nelle edificazioni, nei costumi e nelle arti ma anche, evidentemente, a livello ambientale e “genetico”, tali da rendere il popolo residente
particolarmente predisposto all’accoglienza dell’ospite. «L’idea della ricerca è partita da una ben precisa percezione e siamo felicissimi di poter oggi dimostrare di aver avuto ragione.», dichiara il prof. Bherckstein a capo dell’equipe di studiosi, «Siamo partiti dalla
constatazione empirica di una particolare caratteristica comportamentale e sociale riscontrata nel popolo salentino e, attraverso lo studio appena pubblicato, siamo riusciti a dimostrare scientificamente che esiste una reale motivazione genetica che giustifica tale comportamento. Anche qui le teorie evoluzioniste di Darwin hanno trovato riscontro. Dovendo avere a che fare con continui arrivi di popoli e costumi diversi, i residenti hanno
sviluppato nel corso dei secoli questo particolare gene che li rende unici.»
Dopo la notizia giunta l’anno scorso sugli effetti benefici creati dall’aria, dalla luce e dai profumi di questo estremo lembo di terra (caratteristiche per cui è nata la “salentoterapia”), ecco quindi che finalmente trova un fondamento scientifico anche la nota e acclamata ospitalità che ogni visitatore percepisce una volta giunto in terra
salentina.
http://www.repubblicasalentina.it

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