Il giglio, il Santo e il numero 13

Agri 970_20130608_Tranche-1Il santo di oggi è talmente famoso che i fedeli lo chiamano semplicemente “Il Santo”. Il nome di battesimo è Fernando di Buglione, nobile portoghese nato a Lisbona nel 1195, ma tutti lo conoscono con il nome di sant’Antonio di Padova.
Ordinato sacerdote a Coimbra, Antonio fu prima agostiniano e poi, affascinato dallo spirito missionario dei francescani, entrò nell’ordine dei Frati Minori, viaggiando soprattutto in Africa, in Francia e in Italia. Teologo, acerrimo nemico degli eretici catari, entrò presto nella leggenda per le sue prediche e i suoi poteri taumaturgici. Era conosciuto come il Santo che sapeva ascoltare.
A soli 32 anni divenne di fatto il vice di san Francesco, cioè ministro provinciale dell’Italia settentrionale, incarico che lo portò a visitare un territorio vastissimo, che comprendeva Istria, Dalmazia, Friuli, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Come sede scelse Padova, città a lui cara, dove a soli 36 anni morì a seguito di una malattia contratta in Africa.
Antonio è sempre raffigurato con il giglio (la purezza e la trasparenza di vita), il Gesù Bambino (segno di un amore tenero e disponibile) e a volte il libro (la Parola di Dio).
Il Santo è il primatista mondiale di miracoli: si dice infatti che sia in grado di fare 13 miracoli al giorno (le cosiddette 13 grazie).
Antonio è patrono di Padova, del Veneto e del Portogallo, ma anche di un lunghissimo elenco di professioni ed è invocato nelle occasioni più disparate: dagli affamati ai naufraghi, dai prigionieri alle ragazze da marito, anche se si ricorre più spesso al Santo per il ritrovamento delle cose perdute e per gli oggetti smarriti in genere. Tantissimi anche i proverbi, ne ricordo solo uno, romagnolo: Sânt’Antoni di zei treds grezi da dispensê l’ha bièt chi che in pet u i ciaparà (Sant’Antonio dei gigli ha tredici grazie da dispensare, beato chi ne prenderà). Proverbio chiaramente riferito alle tredici grazie.

Il numero 13 è strettamente collegato al Santo, probabilmente perché morì venerdì 13 giugno 1231, fatto questo che mi dà l’occasione per raccontarvi l’origine della presunta sfortuna del numero tredici. Diverse le ipotesi: la più antica narra che nell’antico Egitto una scala con tredici gradini portasse l’aldilà. In Italia, invece, paese di tradizione cattolica, la teoria più accreditata sembra essere quella collegata all’Ultima Cena di Cristo coi dodici Apostoli. Così sarebbe spiegata anche la più comune superstizione legata al numero, ovvero che se a tavola si siedono tredici persone, l’ultima, o la più giovane, è condannata a morire entro l’anno. Generalmente il tredici è da evitare, ed è infausto, quando entra in un computo: i commensali di un banchetto, un costo, i giorni, ecc. Portare come amuleto un piccolo 13 di metallo appeso al collo o al polso porta invece fortuna, e neutralizza i poteri malefici del numero.
Sul venerdì 13, c’è poco da dire… a sant’Antonio portò decisamente sfortuna.

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