Il Lunario della Befana

foglie ulivo gelo.jogPer il Lunario della vigilia dell’Epifania, il proverbio, che esiste in tutti i dialetti. La versione piemontese è una delle più simpatiche: L’Epifania tuti i festi la porta via, l’indoman a l’è carvè, tuti i festi ‘l torna a mënè. Significa che l’Epifania tutte le feste porta via (cioè finiscono le festività natalizie), ma con l’arrivo del Carnevale, le feste poi ritornano.
In realtà, nella tradizione, la festa dell’Epifania non veniva chiamata così, ma ai più era conosciuta come “Pasquetta”. Lo ricorda un proverbio romagnolo, che introduce la più famosa tradizione di questa magica notte: La nota dla Pasqueta e’ scor e’ ciù e la zveta. La notte della Pasquetta parla l’assiolo e la civetta.In passato si credeva infatti che in questa notte gli animali potessero parlare.Per questo motivo non si facevano lavorare e si trattavano con grandi cautele, affinché non sparlassero dei loro padroni.
Un’altra tradizione della Pasquetta è quelle di indovinare il futuro amore per le ragazze da marito. Tantissimi i modi per scoprire il destino amoroso. I due più famosi erano il getto della pantofola e il bruciamento delle foglie d’ulivo. La pantofola doveva essere buttata giù per le scale o in direzione della porta d’ingresso. Se questa cadeva con la punta rivolta verso la porta di casa, il matrimonio era vicino, se cadeva con la punta verso l’interno, era segno che bisognava aspettare ancora e se infine cadeva rovesciata, dispiaceri in arrivo. Con le foglie di ulivo si faceva invece in questo modo: si mettevano due foglie olivo bagnate di saliva disposte a croce sulla cenere del focolare: se queste bruciavano, era di cattivo augurio, se si muovevano lentamente, amore tiepido; se invece saltavano scoppiettando, amore forte e voluttuoso. Una precisazione: L’Epifania, o Pasquetta, è la ricorrenza nella quale si celebra la prima manifestazione pubblica di Cristo (ai re Magi), avvenuta dodici giorni dopo il Natale. Spiegato perciò anche il nome Pasquetta: se la Pasqua è la manifestazione di Cristo risorto, la Pasquetta è la sua manifestazione dopo la nascita.
Il santo di questo periodo che vogliamo ricordare e’ san Simeone Stilita il Vecchio, che si festeggia proprio il 5 gennaio.
Vissuto tra il VI e il V secolo in Siria, è celebre per esser stato il primo asceta stilita della storia. Stilita (da stilo, colonna) perché visse per 37 anni in cima a una colonna alta 15 metri e larga 4. Vi salì quando aveva 35 anni e non vi scese più, conducendo una vita di privazioni e di preghiera, esposto al caldo e al freddo del deserto siriano, per tenersi lontano dalle tentazioni del demonio.
In realtà, già a 16 anni ci provò con le privazioni, digiunando completamente durante la Quaresima, vivendo prima in una capanna, poi in un pozzo asciutto e ancora incatenato sul cucuzzolo di una montagna. Questo santo un po’ strambo, che oggi verrebbe preso per pazzo, ispirò altri asceti, tra i quali san Simeone Stilita il Giovane, che su una colonna visse ben sessantotto anni.
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