Il maso chiuso garantisce la sopravvivenza dei contadini

San Felice e Tret, due paesini della alta val di Non, sono noti in ambito accademico per uno studio antropologico condotto negli anni ’60 da due studiosi americani, Eric R. Wolf e John W. Cole, che analizzarono sorprendenti differenze tra i due paesi che distano neanche due chilometri l’uno dall’altro. 40 anni dopo il sistema del maso chiuso, applicato in Alto Adige, ha accentuato queste differenze, cosi’ una nuova ricerca dell’universita’ di Vienna.
A San Felice (Alto Adige) e a Tret (Trentino) si osservano non solo due lingue, ma due mondi diversi, con cultura, tradizioni e sistemi economici autonomi. Un esempio significativo e’ il maso chiuso: a San Felice si applica infatti questo sistema germanico dell’indivisibilita’ della terra, ovvero il primogenito eredita tutto. A Tret si applica invece quello latino. In questo caso l’eredita’ viene suddivisa in parti uguali fra tutti i figli.
Mentre oggi a Tret gran parte degli agricoltori hanno abbandonato le loro terre e sono andati a lavorare a Trento, la presenza del maso chiuso – cosi’ i ricercatori dell’universita’ di Vienna – ha garantito ai contadini di San Felice un redito e la loro permanenza in valle. Lo studio di Margareth Lanzinger ed Edith Saurer, pubblicato in tedesco dalla casa editrice Raetia di Bolzano con il titolo ”Ungleichheit an der Grenze”, sara’ presentato sabato prossimo, alle ore 18, al museo degli usi e costumi di San Michele all’Adige in presenza di John W. Cole.
(ANSA).

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