Il meltin pot della ristorazione: aumentano i locali gestiti da stranieri. Ma la Fipe avverte “rischiamo di perdere la biodiversità del gusto”

cesena sapori strada 4
Non solo kebab o cibi etnici. Cresce il numero di stranieri che decidono di avviare o gestire trattorie, bar o pizzerie, proponendo i piatti più rinomati della cucina italiana. Un dato positivo, soprattutto in tempi in cui la crisi economica sta facendo chiudere la serranda a tante attività commerciali. Eppure dietro questo exploit può nascondersi un rischio: la perdita di tradizioni consolidate nella storia e di ricette tramandate di generazione in generazione nei locali a conduzione familiare. A dirlo è il direttore della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Edi Sommariva, che intervenendo alla presentazione della fiera di settore Host ha illustrato l’andamento del comparto.
In Italia nel 2008 le nuove attività nel campo della ristorazione hanno superato quelle cessate di circa 14 mila unità per i bar e di circa 13 mila per i ristoranti. Il 10,5% dei ristoranti ha il titolare straniero, numero che sale al 20% in Lombardia fino ai dati record di Milano dove quasi un esercizio su due è festito da personale non italiano.
Secondo Sommariva però il rischio è che anche in Italia si arrivi a una situazione ”come a Londra, con pochissimi ristoranti gestiti da chef di grido e una miriade di low cost tutti uguali. La sconfitta della biodiversità del gusto”. Precisa di non condividere leggi anti-kebab e iniziative analoghe, ma spiega ”servono criteri selettivi piu’ severi per l’ingresso al mercato, per tutti e uguali per tutti”.

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