Il microbiota delle piante e il futuro dell’agricoltura: start-up sperimentano migliaia di nuovi ceppi microbici

A Firenze una giornata di studio promossa dal Comitato Consultivo di Biologia Agraria dei Georgofili, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze. Il Presidente Giampiero Maracchi ha salutato i numerosissimi partecipanti, molti dei quali studenti e ricercatori, ricordando che “l’innovazione è la
scommessa del futuro” e quindi la ricerca scientifica deve sempre trovare applicazioni pratiche per migliorare la qualità della vita dell’uomo. L’Accademia dei Georgofili, ha detto Maracchi, si è sempre impegnata in questo senso, fin dalla sua nascita.
Marco Bindi, Prorettore alla ricerca dell’Ateneo fiorentino e accademico dei Georgofili, ha sottolineato la necessità che l’innovazione vada di pari passo con la sostenibilità economica, produttiva e ambientale.
Antonio Michele Stanca, Presidente dell’UNASA (Unione Nazionale delle Accademie italiane per le scienze applicate allo sviluppo dell’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla tutela ambientale) e Vicepresidente dei Georgofili, ha ribadito come sia recente l’interesse agronomico nei confronti dei microrganismi e come l’Accademia dei Georgofili abbia avuto un ruolo determinante nel portare l’attenzione degli studiosi verso la disciplina del metagenoma per l’ “Intensificazione sostenibile” della produzione agricola.
I microbi, tristemente famosi come agenti di svariate malattie per l’uomo e
per le piante, sono anche capaci di svolgere un ruolo benefico in tutti gli
esseri viventi; i microrganismi che vivono in simbiosi o in stretta
associazione con le piante ne costituiscono il “microbiota”.
L’obiettivo di questa giornata di studio, è stato quello di esaminare le
conoscenze sul microbiota delle piante e le prospettive del suo possibile
ruolo in agricoltura.
Il concetto di olobionte, per indicare l’organismo ospite e i suoi
microrganismi simbionti (il suo microbiota), introdotto da Margulis nel
1991, ha assunto oggi un significato generale con il riconoscimento della
universale presenza di microrganismi variamente associati ad organismi
eucarioti pluricellulari, che ha portato ad indicare nell’olobionte e nel
suo ologenoma uno dei livelli fondamentali della selezione evolutiva.
Oltre ad essere stato un promotore dell’evoluzione delle piante terrestri
700 milioni di anni fa (insieme ai funghi micorrizici), il microbiota
rappresenta un elemento costitutivo e determina salute e produttività delle
piante. Tutti i tessuti delle piante ospitano comunità microbiche
endofitiche che ne influenzano il funzionamento. Grazie ai progressi della
genomica e della metagenomica siamo adesso in grado di decifrare in grande
dettaglio i componenti delle comunità microbiche endofitiche e iniziare a
comprenderne il ruolo e le interazioni tra loro e con la pianta ospite. C’è
ancora molto da conoscere in questo campo, ma già adesso si apre la
straordinaria prospettiva di valorizzare il microbioma delle piante in
agricoltura.
Comprendere e sfruttare i microrganismi per la coltivazione delle piante è
una parte rilevante dei rapidi sviluppi delle biotecnologie agrarie. I
benefici potenzialmente apportati dai microrganismi del microbiota vanno
dalla difesa dai patogeni e dagli stress abiotici all’apporto di elementi
nutritivi, al contributo al metabolismo e alla crescita, alla produzione di
molecole di interesse biotecnologico. Già da qualche tempo l’industria
agraria ha messo in commercio dozzine di prodotti a base di microrganismi
con funzione fungicida, insetticida, fertilizzante. Diverse start-up, stanno
sperimentando migliaia di nuovi ceppi microbici alla ricerca di specie
capaci di aumentare la resa di mais, soia, frumento.

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