Il Nero d’Avola e i suoi fratelli

L’approfondimento sulla maturazione e la conservazione dei vini rossi, i primi risultati del progetto di valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani, l’identikit della filiera vitivinicola, sono stati gli argomenti principali trattati nella seconda ed ultima giornata di lavori del 16/simo Enosimposio che si e’ svolto nella sala congressi dell’Atahotels di Giardini Naxos. Vito Falco, dirigente dell’unita’ operativa di Marsala dell’assessorato regionale all’Agricoltura, ha presentato i primi risultati del progetto di ”Valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani” per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ampelografico siciliano e al miglioramento genetico. La prima fase del progetto, dal 2003 al 2005, ha visto la creazione di un campo sperimentale, con l’avvio di osservazioni per la caratterizzazione di 32 presunti cloni, relativi a 13 delle principali varieta’ siciliane. Dal 2008 e’ stata avviata la seconda fase di caratterizzazione dei biotipi, ancora in corso di svolgimento. I dati raccolti hanno permesso di verificare la presenza di omonimie e sinonimie all’interno del materiale selezionato ed una approfondita analisi genetica della piattaforma ampelografica. Da questi primi risultati si ipotizza uno stretto legame genetico tra i vitigni Grecanico, Inzolia, Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Grillo e Catarratto. (ANSA).

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