Majella, Pollino e Campigna tutelano il lupo appenninico

È stato presentato al Parco Nazionale della Majella il progetto Life Wolfnet, progetto finanziato dall’Unione Europea, per la tutela del lupo appenninico. Partner del progetto sono il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il Parco Nazionale (coordinatore) della Majella, il Parco Nazionale del Pollino, la Provincia dell’Aquila, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Legambiente e altri 8 enti pubblici, tra riserve naturali, parchi nazionali e regionali e province appenniniche.”Dal punto di vista della popolazione la situazione è molto migliorata: siamo passati dai 70 – 80 esemplari degli anni ’70 al migliaio di lupi appenninici dei giorni nostri – ha detto Giorgio Boscagli, direttore del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna – e se prima l’approccio era pionieristico ora le modalità di gestione di questa fauna selvatica devono e possono essere di sistema. Life Wolfnet è un percorso di rete per evitare speculazioni e differenziazione nelle pratiche di monitoraggio e tutela del lupo appenninico”. Nell’immaginario e nelle favole dei bambini il lupo è cattivo per antonomasia, assomma tutti i peggiori difetti umani. L’immagine negativa, per l’uomo e per il suo bestiame, è una costante che attraversa i secoli. L’infinita storia della sua persecuzione si perde nella notte dei tempi. In realtà, aldilà della superstizione, il lupo ha una funzione essenziale per gli equilibri della catena alimentare nella foresta. Possiamo senz’altro dire che per la sicurezza dell’uomo il lupo non rappresenta assolutamente un problema. Cerca anzi di mantenersi il più lontano possibile da quest’ultimo e dagli odori e dai rumori derivanti dall’attività umana. La straordinaria capacità dei suoi sensi gli permette di essere particolarmente efficace a questo fine. Per ciò che riguarda la pastorizia è quanto mai necessario mettere in campo strategie che tengano anche in considerazione il recupero di forme di guardiania ormai perdute. Il cane da pastore – sistema di tutela spesso in disuso – è un utilissimo deterrente per i danni da questo animale.”I danni causati al bestiame domestico sono uno dei motivi principali per i quali i grandi carnivori, orsi e lupi in particolare, sono stati perseguitati per secoli. L’approvazione del Progetto Life Wolfnet – spiega Nicola Cimini, direttore del Parco Nazionale della Majella – ci aiuterà a uniformare i sistemi di monitoraggio e gestione della specie e a combattere la persecuzione illegale della specie”.
Il 2010, è stato dedicato dall’Onu alla difesa della biodiversità. Il lupo ne rappresenta uno dei più nobili rappresentanti. Caratteristiche salienti sono la monogamia, la correttezza nello scontro, la strategia di caccia e i sensi affinatissimi.Il progetto, che ha un costo complessivo di un milione e 600 mila euro, mira a ridurre il conflitto con le attività zootecniche, contrastare il fenomeno delle mortalità illegali, ridurre i rischi sanitari, minimizzare l’impatto delle attività antropiche sul ciclo biologico della specie e – in particolar modo – ad elaborare un modello gestionale, sostenibile sul lungo termine e rimodulato sulle caratteristiche territoriali, all’interno di altre aree della rete appenninica
Le principali azioni di progetto si muovono nella direzione della creazione di una rete per l’unificazione delle procedure decisionali relative alla gestione del lupo e per la sua conservazione nello spazio appenninico e della definizione di criteri efficaci e universali per procedure di accertamento dei danni causati alla zootecnia.
Per questo verranno sperimentate strategie mirate di prevenzione del fenomeno delle predazioni da lupo sul bestiame. Si farà inoltre ricorso ad attività diagnostiche, specialistiche medico-legali ed investigative di contrasto alla persecuzione illegale. Ad affiancare l’ attività dei medici veterinari verranno istituiti i “gruppi operativi specialistici” che garantiranno la tutela dei nuclei riproduttivi di lupo e il rilevamento precoce delle situazioni di rischio tramite l’uso della telemetria satellitare (radiocollari).
foto (P.Antonucci)

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