Il progetto di zonazione nel riminese

Il convegno “Terre e vini dei Colli di Rimini”, ha presentato i risultati del progetto di “Zonazione viticola della collina riminese”, avviato nel 2007 nell’ambito di uno studio più articolato sulla collina romagnola, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.28/98 e dagli Enti Locali interessati, nel caso specifico la Provincia di Rimini, rappresentata all’incontro dall’Assessore all’Agricoltura e Attività Produttive Jamil Sadegholvaad.
Obiettivo del lavoro, coordinato da CRPV – Centro Ricerche Produzioni Vegetali e realizzato con il supporto scientifico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, di Arpa Emilia Romagna, di I-TER e Astra Innovazione e Sviluppo, è stato la definizione dei terreni più adatti alla coltura della vite, cercando di ottimizzare i rapporti tra ambiente e vitigno per favorire la migliore espressione delle potenzialità della vite in termini produttivi e, soprattutto, qualitativi.Ogni territorio esprime infatti una specifica “vocazionalità”, un’attitudine alla produzione di vini che, per quanto appartenenti allo stesso vitigno, cambiano nelle proprietà e negli aromi a seconda del terreno su cui vengono coltivati.
Questo è in stretta relazione con le caratteristiche climatiche, pedologiche e topografiche di ogni area e contesto.
La metodologia seguita
Nel riminese l’indagine si è concentrata sui vitigni di Sangiovese e Cabernet Sauvignon, arrivando alla stesura di una “Carta dei suoli”, ovvero all’individuazione di aree a maggiore vocazionalità per le due colture.Per il Sangiovese sono state individuate 2 tipologie di “Terre” (termine utilizzato nell’accezione del francese “terroir”): le “Terre calcaree del basso Appennino riminese” – all’interno delle quali sono stati “mappati” suoli con comportamenti fenologici, vegetativi, produttivi e qualitativi distinguibili – e le “Terre dei Gessi del basso Appennino riminese”: la prima ad “elevata vocazionalità”, caratterizzata da suoli più profondi che possono dare un ottima resa al vitigno; la seconda a “moderata vocazionalità”, per lo squilibrio dovuto all’acidità sostenuta.Per il Cabernet Sauvignon sono stati individuati due vigneti studio – a San Paolo e a Passano – indagandone le prestazioni vegeto-produttive e qualitative legate a siti pedo-climatici diversi sempre nel triennio 2007-2009. Il risultato ha espresso una buona adattabilità ad entrambe le aree del territorio.
Conclusioni
In sintesi, lo studio pluriennale che ha condotto all’individuazione delle “Terre dei Colli di Rimini” consente, ora, di:
– conoscere i caratteri dei suoli che maggiormente influenzano lo sviluppo vegetativo e la produttività del Sangiovese e la produzione di un vino di qualità (es. capacità di immagazzinare riserve d’acqua, capacità di drenaggio, profondità utile alle radici);
– realizzare nuovi impianti in condizioni pedologiche e quindi edafiche ottimali e adottare le opportune tecniche di gestione del suolo;
– individuare aree preferenziali per la coltivazione della vite e contribuire così alla valorizzazione del territorio d’origine.
– Il progetto costituisce quindi non un punto d’arrivo, come spesso viene considerata la zonazione, ma un importante punto di partenza: uno strumento di lavoro utile per attivare nuovi progetti e nuove iniziative finalizzate a migliorare l’impostazione della viti-vinicoltura locale per poi promuoverla anche a livello commerciale.

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