Il Salento e l’eolico in mare: lettera aperta

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta con osservazioni , incentrata sulle disparità di trattamento che il Salento rischia di subire, rispetto al nord della Puglia, ai danni del suo mare, del suo paesaggio, della sua economia più florida, quella turistica, e sulle criticità ambientali gravissime dell’ impianto eolico off-shore progettato al largo di Tricase a sfregio del Canale d’Otranto e della sua costa firmato da Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto) Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi Save Salento – Associazione Salviamo il Salento.
La Regione Puglia ha fermato, come giusto, lo scempio eolico del mare del nord della Puglia, faccia lo stesso per il Canale d’Otranto a identico grave rischio eolico! La Regione Puglia fermi il mega impianto eolico off-shore previsto al largo di Trifase Non possono e non si devono applicare due pesi e due misure differenti tra il Nord ed il Sud della Puglia! Fermati virtuosamente dalla Regione Puglia gli impianti eolici off-shore devastanti nei mari del Nord della Puglia, ora lo stesso il medesimo Ente deve fare, alla luce delle medesime, se non maggiori, problematiche di impatto ambientale, per i progetti eolici previsti follemente nei mari del Salento (Sud della Puglia), a partire da quello al largo nel Canale d’Otranto, Tricase, dalle ben più catastrofiche conseguenze internazionali, nella malaugurata ipotesi di una sua realizzazione, per la tutela degli uccelli, e sul turismo; le stesse istanze di tutela e criticità che hanno portato nei giorni scorsi saggiamente al blocco dei medesimi impianti progettati al largo di Manfredonia (Nord della Puglia)!
Idem impegno, si coglie l’ occasione, si rivolge, oltre che alla Regione Puglia:
-) al Ministero dell’Ambiente, (come anche al Ministero dei Beni Culturali e Soprintendenza al Paesaggio per la Puglia), cui si chiede di esprimere il diniego definitivo tombale nei confronti di quest’imponente sproporzionata opera industriale privata che comprometterebbe l’integrità del mare del sud Italia, il Canale d’Otranto, e degli habitat delle sue specie, Cetacei, Foca monaca, Tartarughe marine, ecc., e che comporterebbe inoltre l’uccisione di innumerevoli esemplari di volatili anche di avifauna iper-protetta da trattati internazionali, uccelli di tre continenti, come si potrà approfondire più in dettaglio nel seguito del qui presente testo; non solo, un progetto che danneggerebbe profondamente il paesaggio goduto dal Parco costiero Otranto Santa Maria di Leuca, da Otranto borgo UNESCO, e dei coni visuali protetti di Torre Sant’ Emiliano e del Santuario di Santa Maria di Leuca come nel testo meglio dettagliato; criticità e richieste di diniego alle autorizzazioni presenti anche in un interrogazione parlamentare presentata i Ministri dall’ Ononorevole Elisabetta Zamparutti deputata della Commissione Ambiente della Camera, già in data 11 maggio 2010, e sottoscritta da altri cinque parlamentari sempre del PD – gruppo dei Radicali Italiani
(testo dell’ Interrog. Parlam.: http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/44218 )
-) al Commissario Prefettizio di Tricase, cui si chiede di adottare ogni provvedimento atto a scongiurare ed impedire l’autorizzazione e la realizzazione di questo impianto dal pesantissimo impatto su tutta la comunità, sul suo pluridecennale futuro e sulla sua più florida economia, quella turistica, oggi messi, così tanto, in forse da forze politico-imprenditoriali non ben definite, ma pronte a cavalcare maree di falsità pur di portare in porto, questi progetti a vantaggio di pochi, pochissimi, e a danno invece di tutti;
-) al neo-istituito Ente del Parco naturale costiero Otranto Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, parco naturale costiero prospiciente questo impianto, si chiede di adottare ogni provvedimento atto a scongiurare ed impedire l’autorizzazione e la realizzazione di queste torri off-shore che per i loro molteplici impatti in loco e a distanza comprometterebbero irreparabilmente l’immagine e la stessa ragion d’essere del Parco, come di seguito meglio dettagliato; ed impedire qualsiasi suo attraversamento a terra da parte di opere di infrastrutturazione, quali cavidotti e cabine di trasformazione, connesse a questo impianto;
-) lo stesso appello alla Capitaneria di Porto , cui si chiede di opporsi con forza ed in ogni sede alla realizzazione di questo impianto per le ragioni sotto menzionate, inerenti la sicurezza della navigazione tra Adriatico e Ionio. A rischio è la sicurezza della navigazione a causa del mega eolico off-shore progettato nel trafficato Canale d’Otranto! Era l’inizio del 2009 e si sfiorò già un disastro navale nel Canale d’Otranto! Lo comunicò la stessa Capitaneria di Porto di Otranto; le correnti strapparono una pala eolica sperimentale per gli studi ufficiali preliminari per il là progettato, al largo, impianto eolico off-shore, e il suo immenso zatterone d’acciaio se ne andò incontrollato alla deriva senza che nessuno ne sapesse nulla, un immenso iceberg, ma non di ghiaccio, bensì d’acciaio!!! Una nave di passaggio lo avvistò e ne diede comunicazione, quindi fu necessario l’ausilio di un aereo per individuarlo e l’intervento dei rimorchiatori e dela capitaneria per scongiurare la catastrofe!
-) stesso medesimo appello alla Provincia di Lecce per tutte le ragioni esposte.
-) stesso medesimo appello ad ARPA Puglia – Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’ Ambiente per tutte le ragioni esposte.
Esprimiamo pieno ringraziamento per il corretto operato dell’Ente Regione Puglia e dei suoi assessorati coinvolti espressisi, in conferenza dei servizi a Bari nei giorni scorsi, a fermo diniego delle autorizzazioni per un mega progetto di pale eoliche off-shore, in mare, al largo della Capitanata nello skyline antistante Manfredonia (Foggia), per il «forte impatto paesaggistico oltre che sulle ripercussioni ambientali, in merito alle rotte prioritarie degli uccelli migratori in zona di Capitanata. La condivisione, in sede di conferenza dei servizi, di questi elementi ha determinato il parere negativo in ragione dell’eccessivo stress ambientale procurato dalla realizzazione del progetto e dalle ripercussioni in termini di attività di pesca e di navigazione con grave pregiudizio economico per il territorio, non compensato dalle ricadute previste dall’impianto.» Queste le parole dell’Ente Regione Puglia e del suo Assessore all’ Ambiente Lorenzo Nicastro il 27 ottobre 2011, dopo l’importante conferenza dei servizi, per l’affermazione di una politica veramente ecologista da parte della Regione rispettosa dell’ambiente e del paesaggio di Puglia che questi impianti industriali falso-ecologisti alterano gravissimamente.
Proprio alla luce di questa condotta virtuosa assunta, chiediamo che lo stesso l’Ente Regione Puglia agisca ora coerentemente allo stesso modo per fermare il mega impianto eolico off-shore in progetto al largo del Canale d’Otranto, a stupro dell’orizzonte marino che oggi si gode suggestivamente dalla costa di Otranto (città riconosciuta Patrimonio UNESCO dell’Umanità dall’estate 2010), da Castro, da Santa Cesarea, dalla costa di Andrano, da Tricase, dalla costa di Corsano e da Leuca! Un impianto di decine di mastodontiche torri, (24 nel progetto iniziale, poi eventualmente anche incrementabili nel tempo), alte ben oltre cento metri dal livello del mare, che sarebbero ben visibili di giorno, nonostante la distanza, costituendo da progetto una interminabile fila di luccicanti spine rotanti sotto i bagliori del sole. Ma non solo, anche di notte grave ed intollerabile sarebbe l’inquinamento luminoso che apporterebbero per le loro luci hi-tech di segnalazione anti-incidenti aerei e navali! Visibili di giorno come una lunghissima corona di spine rotanti all’orizzonte, e di notte come una sequela di fari a luce rossa, aliena, che si accendono e spengono eternamente cancellando nottetempo, con il loro apportato inquinamento luminoso, lo stesso godimento del cielo stellato!
Si consideri che crescente è la domanda di azzeramento dell’ inquinamento luminoso verso il cielo, che degrada il godimento e la percezione-visione del cielo stellato, che l’UNESCO sta per dichiarare patrimonio mondiale dell’ umanità! E proprio lungo la costa del Parco Otranto-Santa Maria di Leuca, gli asfrofili salentini hanno individuato uno dei luoghi dove migliore è la contemplazione del cielo notturno, del firmamento, nel basso Salento, grazie all’assente urbanizzazione ed infrastrutturazione, tanto che per questo parco si vuole richiedere e perseguire anche la qualifica meritata di “parco delle stelle” prevista dalla Comunità Europea! Luoghi dove minimo sia l’inquinamento luminoso, e massima la godibilità del cielo ad occhio nudo e/o con l’uso dei telescopi più o meno professionali.
Ora per comprendere e toccare con la mano dell’immaginazione l’impatto di questo impianto di iniziali progettate 24 torri ben più alte ciascuna di 100 m sul livello del mare, ed illuminate in testa a mo’ di fari hi-tech, si consideri che il faro storico sul promontorio di Leuca ha la lanterna in sommità a 102m sul livello del mare! La bella struttura ottocentesca del faro del 1886, che si eleva su un paesaggio mozzafiato è però alta solo 48 m da terra, e raggiunge tale altezza dela lanterna (102 m s.l.m.) sul livello medio del mare, solo grazie al fatto che si eleva su un altissimo promontorio!!! Ciascuna torre eolica dal mare è più alta dell’intero faro più l’altezza dell’ intero promontorio di Leuca, il suggestivo Capo Japigio chiamato!
Inoltre si consideri che la luce e dunque il faro stesso di Leuca, anche a seguito della curvatura terrestre, è visibile fino a 34 miglia, mentre tutte le torri eoliche dell’ impianto in progetto distano dalla costa un numero di miglia decisamente inferiore, e la costa salentina del Canale d’Otranto è una costa alta e rocciosa, e città come Castro sorgono su promontori costieri, aspetti che ne aggravano ancora di più la visione delle torri e dunque il loro impatto; un impatto grave che tentano gravemente di sottostimare coloro che a vario livello sono interessati alla perpetrazione di tale impianto!
Il paesaggio che si gode poi dal Capo Japigio, dal faro di Leuca dove sorge il Santuario di Santa Maria di Finibus Terrae è mozzafiato, stupendo! Metà turistica di primaria importanza! Lì si incontra la terraferma, il cielo e le distese di acqua immense del Golfo di Taranto, del Mare Ionio, e del Canale d’Otranto dove lo Ionio si mesce al Mare Adriatico; lì all’orizzonte si vedono talvolta, quando il cielo è più terso, anche i Monti dell’ Epiro, l’ Isola di Saseno in Albania, l’ Isola greca di Corfù e le altre più vicine isole greche, i monti calabresi della Sila e le vette del massiccio del Pollino!
Quel paesaggio è stato tutela dall’ offesa eolica. La Regione Puglia ha protetto, infatti, il cono visuale, che si gode dal Promontorio di Leuca a 360°, tra i coni visuali più caratteristici e preziosi di Puglia, anche per il suo alto valore, non solo ambientale e paesaggistico, ma anche storico-archeologico, sacrale e devozionale, legato alla presenza già di un tempio pagano ed oggi di uno dei più importanti santuari mariani della cristianità meta di pellegrinaggio da ogni dove e da svariati secoli!
Per questo la Regione Puglia stessa vi ha vietato l’ubicazione nel suo raggio visuale delle mega torri eoliche, attraverso il regolamento delle Linee Guida in tema di impianti di produzione d’energia da fonte rinnovabile, Regolamento Regionale n.24 del 30 dicembre 2010 entrato in vigore il 1 gennaio del 2011. Anche solo alla luce della ribadita importanza di tale cono visuale sino all’orizzonte, in tale suo provvedimento già entrato in vigore e dunque valido e da applicare nell’ istruzione di ogni iter autorizzativo, la Regione Puglia dovrebbe impedire coscienziosamente che sia compiuto questo sfregio in progetto del mega eolico off-shore nel Canale d’Otranto il cui iter autorizzativo non si è ancora chiuso, dato che comunque queste torri sarebbero anche ben visibili da quel promontorio, come da tutta la costa del Parco naturale costiero Otranto Santa Maria di Leuca; e pertanto anche in un altro importantissimo cono visuale lungo la costa, protetto sempre nel R.R. n. 24/2010, quello che si gode dall’ antica Torre di avvistamento di Sant’Emiliano a Sud di Otranto, che si eleva su un promontorio a circa 50 m s.l.m. dominando un paesaggio di coste e pascoli rocciosi spettacolare incontaminato in ogni direzione e dalle suggestioni ancestrali assolutamente preistoriche, una vallata carsica all’interno della quale si apre il santuario neolitico della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, a pareti dipinte, la “Cappella Sistina” del neolitico che si appresta a ricevere il riconoscimento di Patrimonio UNESCO dell’ Umanità! Una delle più importanti icone-cartolina del Salento e dell’ intera Puglia! Veramente un accanimento irrazionale e a dir poco “barbaro”contro i simboli più belli del Salento!
E’ un impianto inoltre quello in oggetto che danneggia e rende pericolosa la navigazione in un tratto tra i più trafficati del Mediterraneo, per cui si sollecita l’espressione di responsabili e preventivi dinieghi alle autorizzazioni e alla sua realizzazione da parte della Capitaneria di Porto.
Un impianto dal grave stress ambientale intrinseco, anche con i suoi cavidotti sommersi, sulle protette praterie subacquee di Posidonia oceanica, una pianta marina, lì diffusamente presenti sul fondale;
come anche sui cetacei (Balenottere comuni Balaenoptera physalus – , Capodogli, Delfini, in particolare il Tursiope – Tursiops truncatus, e la Stenella striata – Stenella coeruleoalba, ma non soltanto, ecc.) per l’ inquinamento acustico introdotto e deleterio per la vita di questi mammiferi marini che usano sistemi biologici di eco-localizzazione con sonar per la navigazione e l’alimentazione. Uno stress i cui effetti potrebbero anche ostacolare gli spostamenti delle iper-protette e rarissime ormai Foche monache mediterranee (Monachus monachus) nei loro attraversamenti del mare aperto verso il Salento dalla Penisola Balcanica, dove sopravvivono ancora maggiori nuclei; spostamenti naturali volti all’atteso e auspicato da tutti ripopolamento e ridiffusione naturale lungo le coste del Salento, ed in particolare proprio del neo-protetto e neo-istituito finalmente Parco Otranto-Leuca, dove le coste sono ideali alla loro presenza poiché ricche di calette e grotte marine-costiere; coste che fino a non molti anni e decenni or sono ospitavano nuclei riproduttivi proprio di Foca monaca!
Un impatto gravissimo sul settore del turismo lungo quelle aree costiere. E già tante denunce sono giunte dagli operatori turistici a mezzo della stampa che hanno lamentato la fuga degli acquirenti stranieri, anche con perdita delle caparre alla notizia di questo progetto eolico. Esattamente come il mare di Manfredonia e del Gargano tutto è fulcro per il turismo nel Nord della Puglia, così lo è questa costa ed il suo mare, il Canale d’Otranto, per il Sud Puglia, con fatturati e presenze complessivamente ben maggiori, essendo anche il Salento notoria locomotiva per il turismo di tutta la regione!
Un forte impatto ambientale sul Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, e sul feudo di Tricase per il cavidotto che lo attraverserebbe portando nel territorio tricasino l’ubicazione delle mega cabine di trasformazione della corrente, con consumo di nuovo suolo agricolo, danno paesaggistico e pericoloso inquinamento elettromagnetico per la salubrità dei luoghi e la salute delle persone che vi abitano regolarmente e ancor più nei mesi estivi;
Ed inoltre il fortissimo impatto sull’avifauna migratoria e marina; un impatto quest’ultimo di gran lunga superiore, a quello connesso all’impianto eolico offshore fermato, giustissimamente, nella Capitanata, nel nord della Puglia anche proprio per il danno che comporterebbe, come si legge nelle dichiarazioni dell’Ente Regione e del suo Assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro, sulle “rotte prioritarie degli uccelli migratori in zona di Capitanata” ! L’azione di falcidiazione notevole dei volatili, da parte delle mega torri eoliche del tipo in discussione, è ormai tristemente nota, e riempie la letteratura tecnico-scientifica in materia di cotante quotidiane note macabre, documentate da foto e video giornalieri, anche reperibili in rete, che riteniamo non sia più neppure il caso di doverla rimarcare oltre, tanto essa è ormai ben nota!
Il Canale d’Otranto, stretto dove le acque del Mare Adriatico incontrano quelle dello Ionio, rappresenta una delle rotte migratorie internazionali più importanti del Mediterraneo per la vicinanza massima che in esso si registra tra la Penisola Italiana e quella Balcanica, come documentato del resto, se ve ne fosse bisogno, in decine di studi scientifici ornitologici, alcuni commissionati dalla stessa Provincia di Lecce e dal ministero dell’ Ambiente.
Ci limitiamo a citare in merito dalla letteratura scientifica, come note bibliografiche, le seguenti:
-) il più corposo e recente compendio di numerosi studi e rilevazioni in materia commissionato dalla Provincia di Lecce, “Provincia di Lecce, Assessorato alle Risorse Ambientali – Osservatorio Faunistico Provinciale – Qualità Ambientale e Vocazione Faunistica del Territorio della Provincia di Lecce” – coordinamento tecnico Dott. Giuseppe La Gioia, Responsabile Settore Ricerche – Osservatorio Faunistico Provinciale, Edizioni Publigrafic Trepuzzi –LECCE anno 2009 ; dei vari volumi del corposo compendio vedi in particolare questi: “La Migrazione Primaverile dei Rapaci Diurni a Capo d’Otranto” di La Gioia, “Censimento e Mappatura degli Uccelli Acquatici” di Luigi Prato, “Atlante delle Migrazioni in Puglia” di La Gioia e Sergio Scebba, “Atlante degli Uccelli Nidificanti nella Provincia di Lecce 2000-2007” di La Gioia. Già solo i titoli evidenziano la notevole criticità ed importanza del Canale d’Otranto nelle migrazioni dell’avifauna del Mediterraneo e d’Europa;
-) lo studio scientifico della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), “Dalla terra al mare. Studio preliminare per l’individuazione delle IBA (Important Bird Areas) in ambiente marino. LIPU-BirdLife Italia, Parma”;
-) lo studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Spina F. & Volponi S., 2008 “Atlante della Migrazione degli Uccelli in Italia. 1. non-Passeriformi. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Tipografia CSR-Roma. 800 pp”;
-) “Osservazioni sulle Modalità della migrazione primaverile dei rapaci a Capo d’Otranto” di Guido Premuda, Ugo Mellone e Leonardo Cocchi, in Avocetta N° 28 (1): 33-26 (2004) – resoconto di alcune giornate di osservazione del passo migratorio di rapaci sul Canale d’Otranto che ne evidenzia la notevole importanza per la rotta migratoria tra Penisola Balcanica ed Italia, di numerose specie di rapaci alcune estremamente protette; (articolo scientifico inoltrato in allegato);
-) “La Migrazione dei Rapaci in Italia” di Guido Premuda, un articolo scientifico che mette in evidenza l’importanza del Canale d’Otranto tra le più importanti e sensibili rotte migratorie per i rapaci in Italia e nel Mediterraneo centrale; (articolo scientifico inoltrato in allegato).
Un’ importanza tale, per miriadi di specie migratorie, dai rapaci, ai passeriformi, ai gruiformi, ai cicogniformi, ai caradriformi, ai fenicotteriformi, ai pellicaniformi, agli anatidi, ecc. ecc., per i volatili di tre continenti dunque, sancita a livello internazionale nella Conferenza internazionale di Ramsar tenutasi in Iran, nel 1971, ratificata dall’ Italia, e che aveva come tema la protezione delle zone umide in correlazione anche all’avifauna, e all’avifauna migratoria; anche al fine di garantire per gli uccelli lungo le loro rotte migratorie internazionali, stazioni protette di sosta e rifocillamento. Così per la traversata dello stretto di mare del Canale d’Otranto, si individuò la zona umida e pinetata delle Cesine, sulla costa adriatica salentina a nord di Otranto, come luogo di importanza prioritaria da proteggere. Lì vi è oggi una Riserva naturale dello Stato, in parte gestita anche dal WWF (World Wildlife Fund) nota come l’ Oasi delle Cesine. Ma non solo, la stessa istituzione del Parco naturale regionale Otranto-Santa Maria di Leuca, va nella direzione di proteggere le aree costiere, vietandone la caccia, in cui giungono gli uccelli dopo la traversata e vi cercano riposo e rifocillamento! Non a caso quelle coste rocciose sono, soprattutto in primavera e autunno, un paradiso per gli ornitologi! Vi si osservano nei passi migratori, infatti, densità di Albanelle minore e pallida, di Falchi pecchiaioli, Falchi Grillai, Poiane codabianca (specie queste avifaunistiche di rilevante valore conservazioni stico rare e vulnerabili), ma anche Falco di Palude, Pellegrino, Grillaio, Falco pescatore, Lodolaio Gheppio, Nibbio bruno, Poiana delle steppe, Sparviere, Aquila minore, Falco cuculo, ecc. ecc., con densità senza uguali in altre realtà territoriali pugliesi, dell’ ordine anche di alcune decine di passaggi tra terra e mare di esemplari in traversata per ora fissato un buon punto di osservazione nei passi migratori primaverili ed autunnali
Il Canale d’Otranto è anche, come attestato da importanti studi scientifici ornitologici, un’area di notevole importanza per l’alimentazione in alto mare degli uccelli delle tempeste, le Berte, uccelli marini, della colonia che ha sede nelle Isole Tremiti; una delle colonie di Berte maggiori (Calonectris diomedea) e minori più importante antica e numerosa del Mediterraneo, tanto che se ne fa menzione in miti protostorici antichissimi, raccontati da autori classici Greci e Latini, secondo cui sarebbero questi uccelli, chiamati Diomedee, (uccelli dal verso lamentoso e che nidificano sulle coste, nei loro anfratti, e nelle grotte marine delle Isole Tremiti antistanti il Gargano), i compagni dell’ eroe greco della Guerra di Troia, Diomede, morto nel nord della Puglia e sepolto alle Tremiti, dove ancora i suoi compagni di spedizione in Italia, mutati in uccelli dagli dei, piangono la morte del loro valoroso signore e caro amico! Oltre quella delle Tremiti, le altre grandi colonie nel Mediterraneo per le berte sono quella dell’Isola di Malta, quella dell’Isola di Linosa e quella dell’ Isola di Zembra in Tunisia, motivo per cui il Canale d’Otranto fare da cerniera geografica tra la colonia delle Tremiti e le altre colonie di berte del Mediterraneo, dato che le berte si spostano solitamente sorvolando il mare aperto! Ma oggi quegli uccelli tanto mitologici son messi a rischio di sterminio e cancellazione da questi progetti eolici in alto mare, progettati senza alcuna vera considerazione degli impatti ambientali! E con essi i gabbiani, alcuni anche di specie rarissime molto protette, come il Gabbiano corso. Tutte specie tutelate dalla Direttiva Europea Uccelli 79/409/CEE.
Il Canale d’Otranto è un vero e proprio santuario per i cetacei, numerosissime le specie di cetacei che in esso vivono o comunque vi si incontrano, ed in particolare per i Capodogli (Physeter macrocephalus) come confermato recentemente soprattutto dagli approfonditi studi dei biologi greci, ma non solo, anche di altri scienziati italiani e non, che hanno stabilito essere una delle zone del Mediterraneo tra le più ricche e frequentate da questi enormi animali marini, probabilmente un’ area importante per l’attività di caccia ed alimentazione dei capodogli. Una presenza ed importanza testimoniata anche dal misterioso spiaggiamento di 9 capodogli nel dicembre 2009 sugli arenili delle coste del Gargano (in zona Varano), 7 ne trovarono la morte, a seguito molto probabilmente, a parere di alcuni studiosi, dell’impatto di attività umane in mare ad alto inquinamento acustico; questi capodogli vivevano stabilmente tra il Canale d’Otranto e le isole greche dello Ionio come hanno informato e stabilito i biologi greci. Un precedente che rivela la notevole delicatezza dell’ ecosistema marino del Canale d’Otranto!
A rischio anche un ecosistema marino che vede la presenza delle tre tartarughe marine, la Caretta caretta, la Tartaruga verde (Chelonia mydas), e l’enorme Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)! Un impatto quello del mega eolico industriale che potrebbe stordire e ostacolare il ritorno sugli arenili salentini delle Tartarughe carette che da alcuni anni sono tornate a nidificare finalmente e piacevolmente tanto sugli arenili che si affacciano sul Mare Ionio, tanto su quelli che sono bagnati dal Mare Adriatico nel Salento!
Dei rischiosi impatti di questo progetto sulle berte, sui gabbiani, sulle testuggini marine e sui cetacei, per cui si è richiesta la necessaria cautela, si è soffermato anche lo stesso Ente Regione nelle determine
(Link dal BURP Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 2/12/2010: http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=32.htm&anno=xli&num=180)
emesse successivamente a correzione e integrazione dei primi pronunciamenti sull’impatto ambientale di questo impianto che ne avevano gravemente sottostimato, per non dire ignorato del tutto, questi dannosi effetti, che però i cittadini, il mondo scientifico, e quello ambientalista italiano hanno subito rimarcato con forza, e così ha fatto anche la migliore stampa nazionale, ed il “Corriere della Sera”, il 5 settembre 2010, con un dettagliato articolo di denuncia di tali mancanze e del grave sottaciuto impatto dell’ impianto, che ha occupante l’intera pagina della cultura del più noto quotidiano nazionale, a firma del giornalista d’inchiesta Carlo Vulpio!
(Link dell’articolo del “Corriere della Sera” citato: http://carlovulpio.files.wordpress.com/2010/09/sulle-rotte-dei-grifoni-minacciati-dal-parco-eolico.pdf – inviato anche in allegato)
Un approfondimento degli impatti di questi impianti che ha certamente contribuito anche al pronunciamento negativo per l’eolico off-shore di Manfredonia, ma che ora deve portare come giusto che sia, pena un’incomprensibile ed ingiustificabile disparità di trattamento, al medesimo provvedimento di diniego al progetto di stupro eolico del Canale d’Otranto, e dunque di tutto il Salento.
La Regione deve fermare l’impianto eolico off-shore in progetto nel Canale d’Otranto, a largo di Tricase (Lecce), e tutti gli eventuali altri progetti per mega torri off-shore falcidia paesaggio e uccelli nei mari del Salento (Province di Lecce, Brindisi e Taranto), come fatto virtuosamente oggi con dignità e senso delle istituzioni e del valore dell’ambiente e della necessità di tutelarlo, per i mari del nord della Puglia, delle provincia di Foggia, di Andria-Trani-Barletta, e di Bari!
In caso contrario, una tale disparità di trattamento, per altro dannosissima per l’economia turistica del Salento, che ha proprio nelle coste del Canale d’Otranto il suo principale vitale fulcro-cartolina di esistenza, attrazione, e potenzialità di ulteriore crescita, risulterebbe per ogni salentino totalmente inaccettabile, e ferirebbe oltre che questa terra, anche profondamente il senso di appartenenza a questa comune istituzione regionale, per i cittadini del sud della Puglia, i Salentini, che si scoprirebbero trattati come pugliesi di serie B da parte dell’Ente Regione, cittadini i cui diritti, e quelli del loro territorio, possono essere calpestati impunemente per interessi economico-speculativi assolutamente terzi, extra-territoriali .
Palesemente false le ricadute occupazionali promesse, si tratta infatti di impianti altamente automatizzati che una volta realizzati richiedono fisiologicamente bassissima manodopera! E c’è stato chi ha parlato anche di un reinserimento degli operai del manifatturiero del sud Salento in crisi nella gestione di questo impianto!
Impianti vantaggiosi per i loro costruttori .
Così si cercava politicamente di associare all’ off-shore nel Canale d’Otranto altre trovate maschera per rendere appetibile agli occhi dei più distratti un progetto dal gravissimo impatto! E si è giunti persino a parlare dell’ allevamento del Tonno rosso sotto le pale eoliche in alto mare!!! Trovate quasi fiabesche e altamente mistificatorie per cercare di presentare come ecocompatibile ed economicamente vantaggioso per il territorio un impianto altamente eco-incompatibile ed economicamente disastroso!
I comuni pugliesi devono tirarsi fuori dall’ubriacatura speculativa delle energie rinnovabili industriali di eolico, falcidia-uccelli e stupra paesaggi, pace e salubrità dei luoghi nel raggio di chilometri e chilometri, un crimine contro l’ambiente e l’umanità ormai ampiamente smascherato ad ogni livello, politico, sociale, economico-finanziario e giudiziario! Impianti quelli eolici industriali intollerabili ed inconciliabili col Salento, che vorrebbero massacrare il Salento stesso nelle sue aree naturali e rurali, distruggendo il nostro paesaggio quotidiano, libro aperto al cielo della nostra memoria e fonte di benessere psico-fisico.
Al Commissario Prefettizio di Tricase si chiede di adottare ogni provvedimento atto a scongiurare ed impedire l’autorizzazione e la realizzazione di questo impianto dal pesantissimo impatto su tutta la comunità e sul suo pluridecennale futuro, che rischia di compromettere una avviata e crescente attività turistica in seno al neo-istituito Parco Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, volano dello sviluppo veramente ecologico e sano del territorio, gestito dai cittadini stessi come protagonisti (e non servi colonizzati come avverrebbe col giogo delle energie rinnovabili industriali)! Un progetto che rischia anche di compromettere la stessa costa e le sue attività portuali legate anche, a Tricase Porto, alla marineria storica con i bellissimi cacchi in legno e vela latina, che impreziosiscono il suo incantevole porticciolo, per tutte le lunghissime fasi atte alla costruzione dell’impianto, che prevedrebbero la costa di Tricase Porto come base logistica-cantiere industriale, per l’assemblaggio ed il trasporto poi in mare dei bestioni mega eolici, loro zatteroni, plinti di ancoraggi, ecc.! Bestioni industriali hi-tech altamente inquinanti che è incerto sapere se mai faranno ritorno sulla terraferma per essere correttamente smaltiti, o se non sarà poi più “economicamente conveniente” affondarli a fine vita, (se prima non saranno il mare, gli elementi e l’incuria del tempo ad affondarli!), con altre scusanti pseudo-ecologiste, come ad esempio la possibilità di fornire punti di ancoraggio sommersi per coralli ed altri organismi bentonici!!!
Lo stesso appello si rivolge al neo istituito Ente Parco naturale Otranto-Santa Maria di Leuca-Bosco di Tricase, la cui immagine verrebbe compromessa irreparabilmente da questo impianto; sebbene un impianto ricadente in mare fuori della sua giurisdizione, la stessa essenza protezionistica di paesaggio e avifauna del Parco naturale costiero ne verrebbe lesa mettendone in forse la sua stessa ragione di continuare ad essere! Lo invitiamo perciò a fare sentire la sua voce nei confronti del Ministero dell’Ambiente e della Regione Puglia per fermare questo progetto di impianto eolico off-shore a largo di Tricase, di 24 complessive mega torri rotanti, alte oltre 100 metri ciascuna.
E al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si ribadisce la richiesta del medesimo impegno volto a porre la parola fine su questo impianto eolico off-shore dall’assurda ubicazione in pieno Canale d’Otranto, davanti alle coste del Salento

3 Commenti in “Il Salento e l’eolico in mare: lettera aperta”

  • j scritto il 10 novembre 2011 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 15:02

    Ma non rompete,
    quello è un parco eolico innovativo, basato sulla tecnologia delle piattaforme petrolifere, sarà lontano dalla costa, non si vedrà nemmeno, non si sentirà, fornirà un sacco di energia pulita ad alta efficienza (in mare il vento c’è sempre!). Inoltre i promotori vogliono sviluppare un sistema di produzione di idrogeno usando l’energia eolica, per avere poi energia pulita anche “trasportabile”. E’ una grande opportunità per la Puglia, la regione rinnovabile per eccellenza.

  • daniela 66 scritto il 10 novembre 2011 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 18:09

    posso capire tutto del commento precedente ( e nn avendo informazioni precise al riguardo attendo di documentarmi, perchè non sono a priori contraria a tutto) ma non una cosa: COME si farà a non vedere  quelle altissime torri eoliche dalla costa considerato che il canale d’ Otranto è largo appena 60 km? citi la tecnologia delle piattaforme petrolifere, il problema è – dal punto di vista visivo –  esattamente lo stesso ( e quello lo conosco perchè sai bene che la General Petroleum ha chiesto di avviare ispezioni petrolifere nel basso Adriatico…una cosa totalmente folle)
    Perciò: va bene energie rinnovabili, ma giocarci il paesaggio in uno dei posti più belli  ( e turisticamente più importanti)  della Puglia conviene davvero? Almeno valutiamolo.
    dal punto di vista paesaggistico avrebbe un impatto notevolissimo ….

  • Sonia scritto il 10 novembre 2011 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 20:17

    Ma non rompere tu che non ti rendi conto di quanto impattano questi impianti. “Una grande opportunità per la Puglia”? La Puglia fornisce già l’80% in più di energia rispetto al suo fabbisogno: sai cosa significa questo? Che siamo una colonia energetica! E il grosso dei guadagni va agli industriali che stanno massacrando il territorio con questi mostri. Se questa fregatura per te è “un’opportunità” ?! il Nord della Puglia ha rifiutato questo scempio. E i Salentini? Sono forse figli di un dio minore perchè debbano accettarlo. Se tu gongoli tanto perchè la Puglia è la “regione rinnovabile per eccellenza” al prezzo della devastazione del paesaggio, della natura, dell’agricoltura, della pesca, del turismo, dell’economia e quindi della vita delle persone, beh! io non gongolo affatto, perchè sono consapevole degli enormi danni che le rinnovabili provocano quando sono ubicate nel posto sbagliato, perchè, di fondamentale importanza, è il “dove” esse vengono piazzate.

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