Il turismo enogastronomico chiede attenzione

“Il turismo enogastronomico in Italia non gode della giusta attenzione da parte del Governo, che con la spending review pensa addirittura di eliminare il Ministero del Turismo, già accorpato con gli Affari Regionali e lo Sport in un dipartimento senza portafoglio, in un momento in cui serve più che mai una regia nazionale che promuova il sistema turistico Italia come brand”: così il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli, dalla presentazione dell’“Osservatorio sul Turismo del Vino in Italia n. 10” Città del Vino-Censis, oggi all’Upi-Unione Province d’Italia a Roma. “Accanto all’agroalimentare – dice Pioli – che vale il 15% del Pil e può aiutare il Paese ad uscire dalla crisi, c’è un altro settore che merita più attenzione: il turismo, destinato nel 2012 a diventare motore dell’economia mondiale per l’Osservatorio sul turismo della Ue, e che in Italia (n. 27 dell’indice mondiale della competitività) rappresenta il 12% del Pil, conta più dell’automobile, con i flussi turistici dall’estero che valgono 30 miliardi di euro (ma 43 in Francia e 38 in Spagna, nostri principali concorrenti) e le spese degli stranieri a +6,3% nel 2011, e, all’interno del quale il turismo enogastronomico ha un giro d’affari che va dai 3 ai 5 miliardi di euro e muove dai 4 ai 6 milioni di turisti”.
Generando nuova economia, sottolineano le Città del Vino, associazione che riunisce i Comuni a più alta vocazione vitinicola d’Italia, il turismo enogastronomico contribuisce a valorizzare l’agroalimentare italiano, un patrimonio che muove ogni anno 245 miliardi di euro tra consumi, export e indotto (dati Cia-Confederazione italiana agricoltori) ed è l’unica voce a crescere nel 2012 nel Prodotto interno lordo italiano (a -1,3% nel primo trimestre 2012 sullo stesso periodo 2011 secondo l’Istat). “Nonostante questo – aggiunge Pioli – il Governo pensa di eliminare il Ministero del Turismo, mentre l’Italia, da sempre tra le mete preferite, resta debolissima sul piano della capacità concorrenziale. Perché manchiamo di un’organizzazione, infrastrutture, servizi e promozione nuovi ed unitari, come nel caso del turismo enogastronomico, valorizzato più autonomamente per iniziativa privata che attraverso una comunicazione istituzionale nazionale, con leggi ferme al palo come quella, da rifinanziare, che riguarda le Strade del Vino, e le amministrazioni locali che faticano a sostenere iniziative a causa dei continui tagli alle loro risorse, a partire dagli investimenti per diffondere la cultura del cibo, vero valore aggiunto in termini di competitività”.
Città del Vino-Censis: ecco il “borsino” dell’Italia enogastronomica di qualità
Il Piemonte è la regione italiana che arriva sul mercato con il più alto numero di produttori di vino di qualità (20%), ma la Toscana “risponde” con la più alta percentuale di produttori top (21,8%). Il Veneto è, invece, la regione leader per il numero di bottiglie di qualità presenti sul mercato, con una quota pari al 16,9%. La regione più competitiva per gli indirizzi del mangiar bene di qualità? E’ la Lombardia, con una quota di mercato pari al 13,5% sul totale nazionale. Ecco il “borsino” dell’Italia enogastronomica di qualità secondo il Rapporto Annuale n. 10 “Osservatorio sul Turismo del Vino in Italia” promosso dalle Città del Vino e realizzato dal Censis Servizi, presentato oggi all’Upi-Unione Province d’Italia a Roma (scaricabile su: www.terredelvino.net). E se il territorio a più alta vocazione enogastronomica d’Italia è la provincia di Cuneo in Piemonte, dove produzione di vini di qualità e alta ristorazione vanno a braccetto in un connubio perfetto, a seguire, secondo l’“Osservatorio”, sul podio dei territori al top, salgono Siena e Verona. Cuneo è leader anche per la presenza di produttori top, mentre Trento vanta il più alto numero di ettari vitati vocati alla produzione di vini di qualità, e Roma guida infine la classifica dei territori che offrono la migliore ristorazione.
“Con l’“Osservatorio n. 10” – spiega Fabio Taiti, curatore del Rapporto – si è voluto “ridare” la parola ai territori dell’enogastronomia italiana. Dopo gli ultimi Rapporti orientati a ridefinire profili di consumo, volumi e articolazione della spesa, abbiamo ritenuto utile rimappare l’Italia da Nord a Sud per capire quanti e quali giacimenti di base esistano nel nostro territorio”. Il risultato, sottolinea il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli, è “un’Italia ricca di una rete estesa, capillare e diversificata di giacimenti enogastronomici, con prodotti dalla forte identità territoriale, raggiunta nel rispetto della tradizione ma con un occhio all’innovazione, se si pensa per esempio alla creatività della ristorazione, ma anche a percorsi alla scoperta di vini e prelibatezze del tutto originali. Un’Italia del wine & food a cui, però, manca ancora un’immagine unitaria, con un forte gap tra le destinazioni più famose e quelle minori, dove si rischia un’omologazione dell’offerta verso il basso”.

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