Il vino muove business, recupera territorio, ma occorre recuperare i consumi interni

Per la prima volta nella storia, le esportazioni di vino Made in Italy in valore nel 2010 hanno sorpassato i consumi nazionali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del Vinitaly dove e’ stata presentata la prima mostra dell”’altra vitivinicoltura solidale”, con i risultati del buon lavoro in vigna e in cantina di diversamente abili, detenuti ed ex tossicodipendenti. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – dell’effetto congiunto dell’aumento del valore delle esportazioni che con una crescita del 12 per cento hanno raggiunto la cifra record di 3,93 miliardi di euro e del calo del 4,8 per cento negli acquisti familiari degli italiani che ha portato il valore delle vendite a livello nazionale a 3,89 miliardi di euro. Il risultato e’ stato comunque – precisa la Coldiretti – un aumento del fatturato complessivo che e’ passato da 7,6 a 7,82 miliardi di euro del 2010, con un aumento del 3 per cento. Non e’ un caso – aggiunge Coldiretti – che lo storico sorpasso delle esportazioni sui consumi interni avviene proprio nell’anno in cui gli Stati Uniti sono diventati per la prima volta il Paese dove si consuma complessivamente la maggior quantita’ di vino al mondo davanti, rispettivamente, a Francia ed Italia. Nel 2010 e’ cresciuto l’export del vino Made in Italy che ha conquistato il primato tra i vini stranieri. Non mancano pero’ risultati sorprendenti sui nuovi mercati come la Cina dove e’ addirittura raddoppiato nel 2010 il valore del vino Made in Italy esportato, con un aumento del 108 per cento o in India con un +65 per cento, mentre la Russia – precisa Coldiretti – con un aumento del 58 per cento e un valore delle esportazioni nel 2010 di 104 milioni di euro e’ divenuto uno dei principali partner commerciali.
”Quello dell’enologia e’ un settore che sta dando concreti risultati non solo dal punto di vista del business generale, ma anche in termini di valorizzazione dei territori agricoli, di recupero e tutela dei centri che ruotano intorno ad aziende grandi e piccole”. Lo dice il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo all’ inaugurazione del Vinitaly. ”E’ un dato di fatto – prosegue il presidente di Confagricoltura – che molti territori a vocazione enologica del nostro Paese sono caratterizzati da un indotto di servizi, turismo e occupazione che genera un funzionale ‘sistema-vino’ che, oltre a creare immagine e ricchezza, e’ il veicolo principe dell’esportazione del modello made in Italy in tutto il mondo”.
Per il vino tricolore il 2010 e’ l’anno del massimo storico dell’export ma la vera partita il vino italiano deve giocarla in casa propria, dove i consumi diminuiscono con ritmo lento ma costante. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Vinitaly di Verona. Solo nel 2010 – aggiunge la Cia – le vendite sono scese complessivamente dell’1,3 per cento, ma la responsabilita’ e’ tutta dei vini sfusi, gli unici a perdere realmente terreno, facendo registrare una diminuzione di 2,1 punti percentuale. Le bottiglie di qualita’ a denominazione, controbilanciano infatti la caduta del vino ”da tavola”, dimostrando di non accusare la diminuzione complessiva del consumo pro-capite, sceso da 55 a 43 litri in meno di 15 anni (dal 1995 al 2009). Buona parte della responsabilita’ di questi risultati in ribasso – osserva la Cia – sta nella facile ‘criminalizzazione’ del prodotto, che ha portato a confondere il consumo di vino con l’abuso di alcol. Solo il 48 per cento delle famiglie italiane – emerge da un’indagine della Cia – beve vino a pasto, mentre sono sette su dieci gli italiani che scelgono le etichette a denominazione. L’attenzione alla qualita’ e’, pero’, molto spesso accompagnata da quella per il prezzo: il 70 per cento degli intervistati, infatti, dichiara di scegliere il prodotto in base al rapporto qualita’-prezzo. Il 15 per cento sceglie le etichette che superano gli 8 euro, il 25 per cento preferisce quelle che oscillano tra i 4 e i 6 euro, mentre le bottiglie piu’ vendute sono quelle che oscillano tra i 6 e gli 8 euro (60 per cento).

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