Forse in 100.000 senz’acqua potabile per il troppo arsenico

Potrebbero essere ”in 100.000 gli abitanti a cui sarà precluso l’uso dell’acqua potabile”, mentre per altre 900.000 persone ”si potrebbe chiedere la deroga”. E’ la stima del ministro della Salute Ferruccio Fazio, fatta al Question Time alla Camera, in relazione ai ‘rubinetti’ da chiudere in Italia per sforamento della concentrazione di arsenico sulla base dei limiti imposti dalla direttiva Ue sulle acque destinate al consumo umano. In seguito all’abolizione della deroga (dopo il diniego Ue alla terza proroga), in cui il ministero estendeva a 50 microgrammi per litro il valore soglia per alcuni Comuni, sarebbero ”100.000 gli abitanti” coinvolti dalla chiusura dell’acqua potabile per lo sforamento dei 20 microgrammi per litro di arsenico (il limite massimo consentito dall’Ue per le deroghe). E così, ha poi aggiunto il ministro, in base alle ”comunicazioni pervenute dalle Regioni” la deroga la si potrebbe chiedere per ”circa 900.000 abitanti”. A ridimensionare il ”rischio” per la popolazione ci pensa Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, secondo cui ”la politica dei rinvii non porta da nessuna parte”, anche perché ”le deroghe dovevano servire a risolvere definitivamente il problema” invece di diventare ”l’ennesima toppa per tirare a campare”. Per Legambiente si tratta del ”solito pasticcio all’italiana”, anche se non servono gli ”allarmismi”. Adesso, l’associazione chiede ai comuni di ”informare la popolazione e mettere a norma gli acquedotti”. Sempre Legambiente ricorda che sono 128 i comuni (su 157) che avevano fatto richiesta di deroga senza ottenerla, e che a febbraio 2010 la richiesta di rinnovo inviata dall’Italia ha riguardato 6 Regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria) mentre nel 2003 erano 10. Nel frattempo Fazio ha annunciato che, ”di concerto con il ministero dell’Ambiente”, si sta ”per emanare il decreto di recepimento della decisione europea”. Inoltre, sia il ministero che il governo sono ”disponibili a parlare con le Regioni” per trovare una soluzione al problema, che – conclude – ”non è solo dell’Italia ma anche di altri Paesi”. (ANSA).

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