In 30 anni uccelli dimezzati, Lipu “riforma Pac ora”

Dimezzati negli ultimi 30 anni. E’ il dato preoccupante denunciato dalla LIPU-BirdLife Italia per le specie di uccelli che frequentano gli ambienti agricoli, come l’allodola, il fanello e lo strillozzo. Secondo i dati europei del programma europeo di monitoraggio sulle specie diffuse di uccelli (Pan-European Common Bird Monitoring Scheme), che ha preso in esame 145 specie diffuse (ossia quelle che non sono concentrate su territori delimitati ma sparse sul territorio) in 25 Paesi europei, il gruppo di specie ‘agricole’ costituisce il gruppo piu’ minacciato tra quelli presi in esame, con 20 specie su 36 totali che risultano in declino e una percentuale di riduzione in media del 48 per cento, un livello tra i piu’ bassi mai registrati. Tra il 1908 e il 2009, in Europa l’allodola e’ calata del 46%, il fanello del 62% e lo strillozzo del 66 per cento. Biodiversita’ che perdiamo a causa di politiche europee sbagliate, con decenni di agricoltura intensiva e l’uso di prodotti chimici. “E’ sempre piu’ evidente la necessita’ di una riforma “verde” della Politica Agricola Comune – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU BirdLife Italia – ma riteniamo che le proposte avanzate in vista della riforma di ottobre 2011 non sostengano abbastanza gli schemi agro-ambientali, che aiutano gli agricoltori a innovare gli investimenti e diversificare le entrate tutelando nel contempo la biodiversita’”. “Fino a tempi recenti – spiega Trees Robijins, responsabile Politiche Agricole Ue e bioenergie di BirdLife International – la PAC ha aiutato gli agricoltori ad aumentare la produzione, ma come risultato l’ambiente e la biodiversita’ ne hanno sofferto”. Recenti dichiarazioni a livello europeo – sostiene la LIPU – hanno annunciato l’intenzione della Commissione europea di allocare meno fondi al Pilastro 2 della PAC (Politica agricola comune), quello che contiene le misure di sviluppo rurale, e inoltre documenti relativi alla PAC hanno rivelato che si vorrebbe concedere agli Stati membri la possibilita’ di spostare fondi dai piani di sviluppo rurale ad altre aree. “Questi tagli ai fondi del secondo Pilastro – conclude Mamone Capria – condurrebbero l’Unione europea, in mancanza di azioni urgenti, a fallire anche i target per la conservazione della fissati per il 2020, dopo aver mancato quelli del 2010”. (AGI)

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