In aumento il costo dei cereali

I prezzi di grano e cereali continuano a crescere, e si avvicinano pericolosamente al picco toccato nel giugno del 2008, nel mezzo della crisi. Lo dice l’ultimo rapporto della Fao su ‘Prospettive per i raccolti e situazione alimentare’, presentato a Roma in occasione di un incontro intergovernativo straordinario sul tema. L’impennata più rilevante riguarda i prezzi del grano, spinti verso l’alto dallo stop alle esportazioni imposto dalla Russia dopo i violenti incendi che quest’estate hanno causato gravi danni alle coltivazioni. Una tonnellata di grano proveniente dagli Usa, calcola la Fao, costa oggi 309 dollari, il 55% in più rispetto alla media dello stesso periodo, mentre il cereale di produzione europea registra aumenti ancora più consistenti, con picchi dell’80% per alcuni Paesi. Un trend che, prevedono gli esperti dell’agenzia Onu, dovrebbe proseguire, dopo che il 2 settembre scorso la Russia ha annunciato che lo stop alle esportazioni di grano proseguirà probabilmente fino alla prossima mietitura, nel 2011. Prezzi in crescita anche per gli altri cereali grezzi ad uso alimentare. L’orzo, in particolare, ha raggiunto e superato quota 250 dollari a tonnellata, quasi il doppio rispetto a un anno fa. Vicino alle vette toccate a giugno 2008 anche il prezzo del mais, che nelle prime tre settimane di settembre e’ salito fino a 204 dollari, il massimo da settembre di due anni fa. Più moderata, invece, la crescita del prezzo del riso, che dopo alcuni mesi di stabilità ha ripreso a salire durante l’estate, del 7% circa, accelerando la sua corsa a settembre dopo la disastrosa alluvione che ha colpito il Pakistan, terzo produttore mondiale. Rincari che peseranno sulle tavole di tutto il mondo, ma soprattutto, sottolinea la Fao, sui Paesi in via di sviluppo che importano cereali alimentari. Il loro ‘conto dell’import’ per il 2010, stimano gli esperti, per la stagione 2010/11 salirà dell’8% rispetto ai dodici mesi precedenti, a 27,8 miliardi di dollari, nonostante le importazioni siano inferiori a quelle degli anni scorsi. Le ricadute più forti saranno sul Marocco, che a causa di una forte siccità che ha ridotto di un terzo la produzione di grano, sarà costretto ad aumentare le proprie importazioni dalle 3,7 tonnellate dell’anno scorso a 5,8. In alcuni Paesi asiatici ‘in difficoltà di approvvigionamento alimentare’, segnala inoltre la Fao, l’aumento dei prezzi all’ingrosso sull’importazione di cereali si e’ già tradotta in incrementi dei prezzi al dettaglio di semi e farina di grano. E’ il caso, per esempio, delle due repubbliche dell’Asia centrale Kirghizistan e Tagikistan (+19% e +22% rispettivamente) e della Mongolia (+23%), ma anche del Bangladesh (+21%), tradizionalmente vessato da problemi di fame. Impatto più limitato, invece, sui Paesi dell’Africa centrale e occidentale, dove le abbondanti piogge hanno garantito un buon raccolto.

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