In Toscana la nuova frontiera del vino sono gli autoctoni

morellino2 Hanno rischiato l’estinzione e oggi rappresentano la nuova frontiera del vino toscano. Si chiamano pugnitello e abrusco, foglia tonda e barsaglina i vitigni autoctoni grazie ai quali la viticoltura toscana puo’ trovare nuove originali potenzialita’ da inserire in un mercato che richiede sempre di piu’ prodotti in sintonia con il territorio di origine. Proprio i fratelli minori del Sangiovese sono stati protagonisti di un convegno inserito nell’ambito della manifestazione ‘Vignaioli & Vignerons’ in cui sono stati illustrati i risultati di un progetto curato dall’Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in campo agricolo) che li ha studiati e che, per almeno nove di questi ha formulato indicazioni tecniche e tecniche colturali con le quali potranno trovare spazio nelle produzioni e, si spera, nel mercato. Ognuno dei nove vitigni è radicato in una partciolare area della regione: cosi’ il pugnitello, il mazzese e il ciliegiolo fanno riferimento all’area grossetana, il foglia tonda a quella senese, il barsaglina, il pollera e il fermentino nero all’area di Massa e Carrara, l’abrusco e l’abrostine a quella fiorentina, e tutti hanno offerto spunti di grande interesse. In particolare si sono confermate le potenzialita’ del foglia tonda per la produzione di vini a medio invecchiamento e quelle del mazzese per la produzione di vini giovani di largo consumo. E prospettive stimolanti in termini di qualita’ hanno offerto anche il pugnitello e l’abrusco: entrambi, stanno confermando in sede di applicazione tutte le positive valutazioni scaturite dalle indagini sperimentali.
Complessivamente la Toscana vanta un patrimonio di 127 vitigni iscritti al repertorio regionale (360 sono quelli censiti a livello nazionale) e 118 di questi sono a rischio estinzione. L’azione della Regione volta per la tutela delle risorse genetiche autoctone sta permettendo di salvare e di rilanciare questo patrimonio e l’Arsia ha già pubblicato un libro che raccoglie i 53 vitigni autoctoni a uva nera, e un analogo libro con 40 tipologie di vitigni bianchi. Ma all’attivita’ di monitoraggio e di conservazione ora sta seguendo quella di riproduzione dei vitigni, e di valorizzazione di quelle varieta’ dimenticate e che invece possono dare nuova linfa alla viticoltura toscana. Un fatto questo che ha avuto un immediato riscontro al termine del convegno di Siena, che si e’ concluso con la degustazione dei primi vini prodotti con i vitigni autoctoni. Si tratta di produzioni per ora esplorative, di nicchia, ma con notevoli prospettive di crescita.

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