Industria farine, diete come gluten free danneggiano settore

grano chicchiL’industria molitoria italiana stabile, ha conosciuto un 2015 particolarmente complicato, risentendo soprattutto del proseguire della flessione dei consumi di pane e pasta. “Mode passeggere di diete, come il gluten-free ed informazioni superficiali stanno cambiando le abitudini alimentari degli italiani e danneggiando dall’interno uno dei settori più rappresentativi dell’agroalimentare nazionale” – afferma Ivano Vacondio, presidente Italmopa- l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia, aderente a Confindustria e Federalimentare in occasione della tavola rotonda “Prospettive di valorizzazione delle filiere nazionali frumento. Strategie e strumenti”, organizzata a margine dell’assemblea generale annuale dell’Associazione. Attorno al tavolo Paolo Abballe (Coldiretti), Luigi Consiglio (Presidente e Amministratore Delegato della Gea), Paolo de Castro (Membro del Parlamento europeo), Luigi Ganazzoli (Direttore acquisti Barilla in rappresentanza di Aidepi), Massimiliano Giansanti (vice presidente Confagricoltura) e Luca Bianchi capo dipartimento Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. “Nel 2015, l’Industria molitoria italiana ha registrato un leggero andamento negativo, con una riduzione dei volumi produttivi di circa il 2% rispetto al 2014 – osserva Vacondio – una percentuale comunque significativa per un comparto tradizionalmente caratterizzato da una ridotta elasticità della domanda. La flessione, verificatasi anche negli anni precedenti, dei consumi interni di pane, da un lato, e di pasta, dall’altro lato, risulta ormai allarmante. Essa, purtroppo, è anche riconducibile alla riduzione dei consumi di carboidrati o di alcune tipologie di sfarinati dovuta a un’informazione non sempre corretta e certamente non supportata da evidenze scientifiche”. Per quanto riguarda l’utilizzazione e l’esportazione di sfarinati di frumento tenero c’è stato nel 2015 un leggero decremento dell0 0,2% (-8.000 t circa). Questa riduzione ha riguardato essenzialmente il prodotto “pane” il cui consumo – in riduzione dell’1,8% nel 2015 – appare anche riconducibile alle reali esigenze domestiche quotidiane ovvero alla tendenza, favorita anche dalla crisi, a contenere gli sprechi. Italmopa sottolinea tuttavia che risultano sempre più apprezzate le varianti ritenute più salutistiche dai consumatori. Una curiosità sulle farine destinate alla produzione di pizza? Nel 2015 il suo incremento ha riguardato essenzialmente la pizza artigianale (pizzerie e soprattutto take away) che ha fatto registrare una crescita del 3% circa, mentre il consumo di pizza surgelata, pizzette e snack salati (retail e catering), che rappresentano il 20% circa del consumo nazionale, è risultato in riduzione del 2,5%. In costante crescita, inoltre, le esportazioni di farine per pizza per via dell’indiscussa qualità delle farine nazionali e sull’onda del possibile riconoscimento della pizza napoletana come patrimonio Unesco. Il livello di utilizzazione degli sfarinati di frumento duro ha fatto registrare, nel 2015 e rispetto all’anno precedente, una riduzione, valutabile in 3,7 punti percentuali tenuto conto in particolare dell’ulteriore frenata dei consumi di pasta sul mercato interno, ma anche di una riduzione delle esportazioni che mette fine a un lungo trend positivo. Il volume complessivo dei prodotti dell’industria molitoria italiana si può valutare, nel 2015, in circa 10.955.000 tonnellate. Sulla base degli indicatori relativi alla produzione e ai prezzi delle diverse tipologie di sfarinati e dei sottoprodotti della macinazione, il fatturato dei prodotti dell’industria molitoria è stimato, nel 2015, in 3,760 miliardi di euro, di cui 1,963 miliardi di euro nel comparto della trasformazione del frumento duro e 1,797 miliardi nel comparto della trasformazione del frumento tenero. “Dobbiamo riuscire a valorizzare il più possibile una filiera importante come quella del grano – ha dichiarato Luca Bianchi, capo dipartimento Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, intervenuto alla tavola rotonda – ecco perché il Ministro Martina e l’ex Ministro Guidi hanno voluto fortemente una cabina di regia sulla pasta, che sta già lavorando alacremente. Trovo che sia anacronistico parlare di una contrapposizione fra il mondo industriale e quello rurale. Bisogna prendere atto che alcuni fattori esterni hanno modificato il mercato alimentare italiano e continuare a investire su un prodotto come il grano. Esistono senza dubbio problemi di competitività, ma bisogna superarli dall’interno con il contributo di tutti gli attori coinvolti, con un’attenzione particolare all’adeguamento delle strutture di stoccaggio, punto di partenza per la valorizzazione della materia prima” (ANSA)

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