Inflazione: Confagri, il conto lo pagano le imprese agricole


“La battuta d’arresto dell’inflazione a luglio (3% su base annua, contro il 3,3% di giugno) è un fatto certamente positivo, ma non si può dimenticare come il tasso di crescita dei prezzi al consumo in Italia sia comunque superiore di oltre mezzo punto percentuale a quello medio dell’Eurozona (2,4% a luglio su base annua). Se poi si aggiunge che la frenata dei prezzi è causata, almeno in parte, dal rallentamento dei consumi alimentari e che il prezzo della frutta fresca è sceso addirittura dell’8,8% a luglio, il già critico panorama delle aziende agricole non può che diventare ancor più preoccupante”. Così Confagricoltura commenta i dati Istat dell’inflazione diffusi oggi. “Il divario di prezzo tra le quotazioni dei prodotti in campo e quelle sugli scaffali della distribuzione resta forte – osserva Confagricoltura -. Nei passaggi dal produttore al consumatore il prezzo di un chilo di frutta fresca aumenta di quattro-cinque volte – osserva Confagricoltura -. In base alle rilevazioni di ‘SMS Consumatori’ (servizio di monitoraggio promosso dal ministero per le Politiche agricole) un chilo di pesche noci viene venduto dal produttore mediamente a 0,47 centesimi, all’ingrosso a 0,77 centesimi. Sui banchi dei rivenditori e della Gdo il 27 luglio il prezzo variava da 1,65 euro (al Sud) a 2,05 (Centro), a 2,30 (Nord)”. Una situazione che, nonostante la frenata dell’inflazione a luglio, non fa bene né al produttore agricolo, né al consumatore e, sottolinea Confagricoltura: “urgono misure per ridistribuire il valore lungo la filiera e dar modo alle aziende del settore primario con maggiore vocazione all’export ed al mercato di sviluppare tutta la loro potenzialità competitiva”. (ANSA).

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