Inflazione: una famiglia su tre taglia i consumi a tavola

Per effetto dell’aumento da record dei prezzi, la spesa per trasporti, combustibili ed energia elettrica delle famiglie italiane ha sorpassato nel 2011 quella per gli alimentari (19,1% contro 19%). Lo evidenzia la Coldiretti, sulla base dei dati Istat. A fronte dell’aumento record dei prezzi di trasporti, combustibili ed energia, l’innalzamento del prezzo degli alimentari si sarebbe attestato ad un valore inferiore all’inflazione (2,4%). Solo a dicembre 2011 (rispetto al mese precedente) la benzina avrebbe subito un aumento del 15,8%, il gasolio da autotrasporto del 24,3%, quello da riscaldamento del 16,8%, i trasporti aerei passeggeri del 18,3%, i marittimi e ferroviari del 9,8%. A causa di questi rincari il costo per trasporti, combustibili ed energia elettrica è stimato complessivamente al 19,1% della spesa totale familiare, contro il 19% di quella per cibo e bevande. Un sorpasso che, per Coldiretti, potrebbe creare il rischio di un diffuso aumento di consumi di cibo a basso prezzo, cui può corrispondere anche bassa qualità e rischi per la salute.
E la Cia (Confederazione italiana agricoltori ) aggiunge: “Il caro carburanti si riflette sui prezzi dei prodotti alimentari (+2,9% a dicembre su base annua) e costringe una famiglia su tre a tagliare i propri consumi a tavola, già penalizzati dal perdurare della crisi economica (-0,5-1,5% vendite agroalimentari nello scorso anno). Nonostante la lieve frenata dei listini agroalimentari rispetto a novembre scorso (l’aumento tendenziale era di 3,1%), grazie soprattutto alla diminuzione dei prodotti non lavorati, in particolare la frutta fresca (-2,4% in termini congiunturali, -0,3% in termini tendenziali), i prezzi sugli scaffali, avverte la Cia, hanno subito gli effetti deleteri dall’impennata dei carburanti, anche perché oltre l’80% dei prodotti agricoli viaggia da campo alla tavola con l’autotrasporto su gomma. A pagare di più l’aumento sono stati i consumi domestici di pane, pasta, carni bovine, prodotti ittici, frutta e vini. E così lo scorso anno, sostiene la Cia, una famiglia su tre ha tagliato la propria spesa, tre su cinque ha modificato il proprio menù quotidiano e oltre il 30% è stato obbligato a comprare prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai esclusivamente alle “promozioni” commerciali, mentre parallelamente sono cresciuti gli acquisti presso gli hard-discount. E l’agricoltura è costretta a pagare due volte: a ottobre, prosegue la Cia, si sarebbe registrato un aumento del 7,6% del costo dei carburanti, mentre, secondo le prime stime, la ‘bolletta petrolifera’ 2011 per il settore agricolo dovrebbe lievitare di più del 35% rispetto all’anno precedente. Da qui la rinnovata richiesta al Governo di un bonus per il gasolio agricolo.
E questa l’opinione di Confagricoltura: “A dicembre, nonostante le feste natalizie, i prezzi al consumo dei prodotti alimentari si sono fermati, ed in particolare quelli degli alimentari freschi, come l’ortofrutta e le carni, sono calati dello 0,2% rispetto al mese precedente”. E’ un dato importante – prosegue Confagricoltura – che conferma il contributo anti-inflattivo del settore che ha registrato a dicembre cali importanti per i prezzi della frutta fresca (-2,4%). “Non dimentichiamo – osserva Confagricoltura – che gli agricoltori sono anche consumatori e subiscono i contraccolpi degli aumenti dei mezzi di produzione, come i prodotti energetici che registrano un forte incremento tendenziale (+11,3% nel 2011 rispetto al 2010; i prodotti alimentari sono aumentati nello stesso periodo solo del 2,4%)”. Per le imprese agricole – ricorda Confagricoltura – solo a partire da ottobre c’è stato un parziale recupero di redditività, dopo un lungo periodo di riduzioni generalizzate dei prezzi all’origine di frutta e verdura. Resta la forbice tra prezzi all’origine e prezzi finali. “Ad aggravare la situazione degli agricoltori già di per sé difficile – conclude Confagricoltura – c’è l’imposizione fiscale sui fabbricati rurali, il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni, che in pratica diventa una duplicazione d’imposta”.

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