Interprofessione, strada obbligata per “governare” il mercato della patata italiana

È l’interprofessione la strada obbligata per “governare” il comparto delle patate, facendo dialogare produzione, industria e distribuzione. Solo così si può far fronte ai problemi che penalizzano il settore quali il calo dei consumi, la crescente concorrenza estera, sia sui costi che sulla qualità, e la conseguente esigenza di aumentare la distintività delle patate italiane, migliorando ulteriormente l’organizzazione della produzione e dell’offerta.
Lo ha dichiarato l’Assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna Tiberio Rabboni intervenendo alla tavola rotonda sulla competitività svoltasi nell’ambito del XVI Incontro Nazionale sulla Patata organizzato a Bologna dal Ce.Pa.
Una proposta che ha trovato il pieno consenso degli altri attori della filiera presenti sul palco, a cominciare da Maurizio Gardini, presidente nazionale di Fedagri/Confcooperative, e Sante Cervellati, presidente Unapa (Unione Nazionale Produttori Patate). Sottolineando che l’agroalimentare rappresenta uno dei più importanti settori italiani per quota di esportazione, Gardini ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di migliorare ulteriormente l’organizzazione dell’offerta per poter gestire con efficacia il mercato operando parallelamente per accrescere la distintività del prodotto italiano di qualità in ogni canale distributivo. Qualità che secondo Cervellati costituisce l’elemento caratterizzante delle patate nostrane estremamente apprezzate dal consumatore italiano come dimostra il fatto che il 30% della produzione viene commercializzata nel comprensorio di origine.
Ma per mantenere e migliorare ulteriormente questo elevato livello qualitativo delle patate italiane sono necessari adeguati investimenti: una risposta in questa direzione può arrivare dal Piano Nazionale per la Pataticoltura italiana che, come ricordato da Alfredo Battistini del Ministero delle Politiche Agricole, dovrebbe vedere la luce entro la fine di novembre definendo linee guida per quanto riguarda fondi, incentivi, ricerca e promozione a favore del settore.
Dalla situazione italiana l’analisi si è spostata allo scenario europeo con l’intervento di Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, che ha ricordato come il settore stia vivendo la cessazione del regime degli aiuti nazionali e l’inserimento nella futura PAC 2014-2020.
De Castro ha poi sottolineato come oggi sia necessario riadeguare le politiche ai nuovi equilibri legati alla scarsa disponibilità di aree coltivabili e quindi dell’insufficiente offerta di prodotti alimentari. Tutto ciò coniugando la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica ed evitando gli sprechi anche perché la proposta della nuova PAC potrebbe prevedere un taglio di quasi 9 miliardi di euro per il settore agricolo. Un’eventualità inaccettabile secondo il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti che ha voluto ribadire la necessità che l’Europa ponga prioritariamente l’agricoltura al centro del proprio futuro. A questo proposito Vincenzo Tassinari, presidente Coop Italia, ha evidenziato gli errori della politica economia europea che finora non ha saputo rilanciare l’economia reale, le produzioni, il lavoro e gli investimenti.

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