Istat, 67,1% delle aziende agricole sotto i 10.000 euro

Aziende Agricole 1L’agricoltura italiana è per lo più di piccole dimensioni: il 67,1% delle aziende non raggiunge i 10 mila euro di dimensione economica. Dal lato opposto le imprese vere e proprie – il 21,9% del totale – ossia quelle strutture oltre i 20 mila euro, rappresentano l’82,8% della dimensione economica complessiva del settore. Il dato si evince dal documento ‘Imprese e non imprese nell’agricoltura italianà, presentato oggi nell’ambito del convegno ‘L’agricoltura che cambia. Una lettura dei dati del Censimentò, organizzato dalll’Istat in collaborazione con Agriregionieuropa, l’Associazione Alessandro Bartola e Spera. Il documento suddivide gli operatori in quattro macro categorie: aziende non imprese (sotto 10 mila euro), aziende intermedie non imprese (tra 10 e 20 mila euro, ma prevalente autoconsumo), imprese disattivate, imprese (piccole, sopra 20 mila euro, grandi, sopra 100 mila euro). Su 1.620 mila aziende, solo 310 possono considerarsi propriamente imprese. Delle restanti, ben 590 mila sono di esclusivo o prevalente autoconsumo. L’imprenditorialità, nei campi, rappresenta dunque una nicchia. Una nicchia però capace di trascinare il settore con alti livelli occupazionali e produttivi, uso diffuso di tecnologia e maggior ricorso alla multifunzionalità (16,7% contro da da 1 a 8% per le non imprese). Il tasso di istruzione del proprietario è inoltre generalmente più elevato (37,8% contro 22% istruzione superiore) e l’età media più bassa (50 anni contro gli over 60). La dimensione media di una impresa grande è di 55,3 ettari contro i 15,6 di una piccola e i 2 della non impresa. A livello territoriale, la Penisola si presenta spaccata in due: il 60% delle aziende censite è concentrato nel Sud e nelle Isole, ma oltre la metà del valore della produzione viene realizzato al Nord, dove si trovano appena un quarto delle strutture. (ANSA).
La prevalenza di aziende-non imprese, avverte lo studio, è una peculiarità dell’agricoltura italiana che va attentamente considerata, soprattutto in ottica di riforma della Pac. Attualmente i pagamenti diretti della politica europea incidono fino al 40% del reddito per le aziende ad autoconsumo prevalente, contro il 12,7% delle imprese grandi e il 15% delle imprese piccole. Il documento suggerisce di rimodulare la spesa valutando i reali bisogni dei diversi target: per le aziende non imprese, ad alto valore paesaggistico e ambientale, occorrerebbero maggiori servizi; per le aziende intermedie si dovrebbero promuovere strategie di aggregazione; per le imprese disattivate servirebbero strategie a lungo termine; per le imprese vere e proprie, infine, sarebbero indispensabili strumenti a sostegno della competitività e dell’innovazione. (ANSA).

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