Italia agricola : finale col botto

Martina4“Il 2015 e’ stato un anno record, toccheremo 36 miliardi di euro di export di agroalimentare, il record assoluto”. E’ positivo il bilancio del settore agroalimentare italiano, che traccia il ministro Maurizio Martina , anticipando che il modello italiano 2016 puntera’ su green e Made in Italy. Obiettivo al 2020 raggiungere i 50 miliardi di export agroalimentare, perseguendo sempre nuovi mercati, in stretta collaborazione con il viceministro Calenda e con Ice. “un lavoro unitario dell’Agricoltura e del Mise che da anni non si vedeva – prosegue Martina nelle sue dichiarazioni all’AGI- Noi abbiamo messo in quel piano 30 milioni di euro, cosa mai accaduta, sul piano straordinario Made in. Mai il ministero aveva investito sulla promozione dell’internazionalizzazione del sistema, e le imprese italiane stanno interpretando al meglio questo cambio di passo” Ribadito anche il ruolo di Expo, come “acceleratore formidabile ” .
Altro dato confermato dai fatti, il posizionamento dell’agricoltura italiana come la più ‘green’ d’Europa, attenta all’impatto ambientale, alle filiere di trasformazione, alle indicazioni geografiche tipiche, con il piu’ basso tasso di emissioni per prodotto, e la piu’ biologica d’Europa con 50.000 imprese bio e un ettaro su dieci coltivato a biologico.
Poi c’e’ il modello delle indicazioni geografiche, che pero’ non ha status legale in tutto il mondo. “E’ un modello che piace, ma la prima vera questione e’ la corretta informazione. Non dobbiamo dar per scontato che un consumatore oltreoceano, in Usa o in Cina, sappia che quando diciamo indicazione geografica parliamo di una filiera precisa, con sistemi di qualita’ e disciplinari di produzioni definiti. Diamo per scontato che un consumatore cerchi il cibo italiano rispetto al ‘falso cibo italiano'”. E la prima vera partita fuori dal contesto europeo e’, ha sottolineato, “informare correttamente sulla qualita’ agroalimentari italiane”. “La seconda partita ancor piu’ delicata – ha spiegato il ministro – e’ guadagnare terreno nelle partnership commerciali con questi mercati provando a consolidare anche sul piano del diritto commerciale e delle norme giuridiche elementi che consolidino queste specificita’. Qui la partita si gioca in maniera molto piu’ delicata su alcuni nodi come il riconoscimento delle indicazioni geografiche dove non sono riconosciute, il divieto di evocazioni di nomi o colori riconducibili a modelli produttivi particolari. La frontiera su questo e’ difficile, una battaglia legale difficile che pero’ si deve fare e noi ci stiamo armando per farla”.
(fonte AGI)

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