Gli italiani a tavola. Leggeri a cena, goderecci al ristorante

Il “pranzo” continua ad essere per gli italiani il pasto principale della giornata, in particolare per le donne e gli ultr 55enni. A confermarlo tre quarti del campione intervistato nell’ambito della ricerca condotta dal centro studi Fipe, la federazione che rappresenta gli esercizi pubblici, che ha fotografato gli italiani e le loro scelte alimentari sia all’interno delle mura domestiche, sia fuori casa. Una percentuale marcatamente sopra la media per la “cena” è stata invece registrata tra i 25-34enni (41% contro il 26,5% medio) e tra i residenti al Centro Italia (30,5%).
Più di otto italiani su dieci “variano le proprie scelte alimentari” in funzione del pranzo o della cena e, approfondendo le differenze, si vede che si tratta prevalentemente di aspetti legati alla quantità di cibo più che alla varietà: il “primo piatto” viene consumato decisamente più a pranzo (70%) che non a cena (30%). Al secondo posto, con una marcata differenza tra pranzo e cena in favore di quest’ultima, è il “tenersi leggero”. Al terzo la consumazione di un “pasto completo”, preferito a pranzo piuttosto che a cena.
Gli italiani, dunque, sembrerebbero mettere in pratica i consigli dei nutrizionisti che invitano a consumare carboidrati (primo piatto) a pranzo e a tenersi più leggeri a cena. Al di là di chi fa scelte diverse tra pranzo e cena, vediamo che anche a livello generale vengono confermate delle differenze tra i due pasti principali: per il pranzo a casa si predilige “una” o “due” portate, che generalmente sono “primo” o “piatto unico” e “primo e secondo”, mentre a cena domina “una sola portata”, che di solito è un “secondo” o un “piatto unico”. Chi sceglie il pasto completo di almeno tre portate a pranzo, vicino a primo piatto e secondo piatto, inserisce l’antipasto, a cena il dessert. Ma quali sono gli alimenti maggiormente consumati a casa propria? I “primi piatti”, la “frutta” e la “verdura/insalata”, consumati “tutti i giorni o quasi” da circa i due terzi degli intervistati. I “formaggi”, come prodotto di pronto consumo, hanno un buon gradimento, mentre il “pesce” è consumato “tutti i giorni o quasi” da un numero modesto di intervistati (13,5%).
La cucina casalinga si conferma, dunque, per essere piuttosto sbrigativa e in ogni caso i consumi cambiano a seconda adell’età e del sesso.
I giovanissimi tendono a consumare preferibilmente i primi e scarseggiano a frutta; le donne hanno un consumo limitato di salumi e vino; antipasti e dessert sono fortemente controllati tra gli over 55 anni, mentre la categoria dei 45-54enni risulta essere quella più “godereccia”, con consumi superiori alla media anche tra i prodotti e alimenti generalmente “no”.
Per quanto riguarda il ristorante, inteso nel senso stretto del termine e quindi escludendo pizzerie e fast food, gli italiani vanno per “festeggiare ricorrenze particolari” (44%) o per “stare in mezzo alla gente” (38,5%), ma per le donne è anche l’occasione “per non dover cucinare” e comunque il 71% degli intervistati “cerca piatti che a casa non trova o non prepara”. Cresce al ristorante anche la tendenza a consumare un pasto completo di almeno di tre portate, non si rinuncia all’antipasto e si impennanoi consumi di desser, seppure con qualche differenza tra pranzi, più abbondanti, e cene.
Tra consumo domestico ed extra-domestico la differenza insomma la fanno “futta”, poco richiesta al ristorante, “antipasti”, “salumi”, “dessert” e perfino “vino”, ma le differenze maggiori riguardano il “pesce” particolarmente apprezzato dagli appartenenti alle fasce centrali di età e dagli intervistati del Centro e Sud Italia e meno dai giovani. In definitiva se la casa è sinonimo di “semplicità”, “pasto veloce” e “piatto unico” il ristorante è, soprattutto peri meno giovani, “innovazione/scoperta” , “abbondanza” e “convivialità”.
Gli italiani, però, pur tra forti cambiamenti, si confermano gourmet. Restano attenti alla “ricerca di ingredienti di qualità” (91,5%), ritengono il cibo un “piacere” (91%) e utile ad una buona salute (87,5%) anche se per un intervistato su due il cibo è soltanto un “dovere di sopravvivenza”.
E la crisi? Dall’indagine non sembra pesare più di tanto. Nove intervistati su dieci hanno dichiarato di essere “più attenti all’ambiente e alla cura del servizio” e otto su dieci guardano alla “qualità piuttosto che al prezzo” anche se magari compensano ordinando meno piatti.

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