Kiwi: il batterio resiste alle cure ma non vive fuori dalla pianta


E’ un forte “competitore ambientale”, resiste bene agli antibiotici e al rame, ma ha una debolezza: la sua “vita” al di fuori della pianta non è molto lunga. E’ il batterio del kiwi, secondo uno studio tutto italiano del Cra (Centro di Ricerca per la frutticoltura di Roma e centro di unità di ricerca per la frutticoltura di Caserta) e del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali di Udine, pubblicato sulla rivista internazionale Plos One e presentato oggi durante un convegno a Caserta. I risultati a cui sono giunti gli scienziati porteranno in futuro allo sviluppo di nuovi agrofarmaci, di migliori tecniche di irrigazione localizzate e di forme di allevamento diverse da quelle compatte, che favoriscano maggiormente la circolazione dell’aria “infastidendo” un batterio che invece ama l’umido. “Dopo un anno di studi, peraltro a basso costo, nei quali sono state impegnate cinque persone siamo in grado di delineare nuove strategie per prevenire e controllare il problema del batterio del kiwi- afferma il direttore del C.R.A Marco Scortichini- e anche di individuare con precisione le zone di vocazione per la produzione di kiwi verdi e gialli”. “Per quanto riguarda in particolare la produzione del kiwi giallo tipico dell’area di Latina, che veniva prodotto in 800 ettari ora ridotti a 50-60 – spiega ancora Scortichini – una particolare indicazione che proviene dallo studio è la necessità di individuare aree con assenze di gelate”.

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