Kiwi: Polesine ancora immune dal batterio, ma serve vigilanza

Il Polesine e’ ancora sano, ma la virulenza della malattia del kiwi richiede la massima allerta da parte dei produttori e di chiunque possiede anche poche piante nell’orto o nel giardino. E’ il messaggio di Coldiretti Rovigo in riferimento al diffondersi del batterio Pseudomonas syringae pv. Actinidiae (Psa) sulle piante di kiwi (actinidia).
La batteriosi sta mettendo in crisi le principali aree italiane di produzione, a partire dal 2008, nella provincia di Latina, dove sono stati estirpati centinaia di ettari di piantagioni.
Dall’inizio del 2011 sono gia’ state segnalate decine di casi in provincia di Verona, soprattutto su impianti giovani, di 1 – 3 anni. La Psa e’ arrivata in Veneto nel 2010, nel trevigiano. Coldiretti ed i Servizi fitosanitari della Regione Veneto invitano i coltivatori che sospettano la presenza del batterio sulle proprie piante di kiwi a segnalarlo all’Unita’ periferica degli stessi Servizi fitosanitari di Rovigo (tel. 0425-397307) o di Verona (tel. 045-8676910 oppure 8676919).
“In provincia di Rovigo la superficie coltivata a kiwi e’ di circa 180 ettari, principalmente nella varieta’ Hayward, a polpa verde, che si raccoglie a fine ottobre”, spiega Gabriele Zecchin dei Servizi fitosanitari della Regione Veneto. “Il batterio penetra nella pianta attraverso qualsiasi apertura, sia naturale, come stomi e lenticelle – chiarisce ancora Zecchin -, sia attraverso ferite da grandine, lesioni da gelo, da vento, tagli di potatura, raccolta dei frutti, caduta delle foglie. Si insedia nel sistema linfatico e si diffonde all’interno della corteccia, fuoriuscendo poi sotto forma di essudato, ossia di gocce di colore bianco “mieloso”, che successivamente diventano rossastre, e possono colare lungo i cordoni e il tronco. Questi sintomi sono molto evidenti gia’ in pieno inverno, fino a meta’ primavera, anche su piante apparentemente sane l’anno prima”.
“La batteriosi e’ virulenta e di difficile controllo – continua Zecchin – per questo l’obiettivo principale e’ di evitarne la diffusione nel territorio, che e’ avvenuta prevalentemente attraverso la messa a dimora di materiale vivaistico infetto. Consigliamo di fare un attento controllo visivo delle piante di actinidia per verificare la presenza di sintomi della malattia, sia nei frutteti che negli orti famigliari”.
Il problema riguarda i produttori in quanto le piante infettate non possono essere curate e devono essere estirpate.
Invece per i consumatori non c’e’ alcun pericolo per la salute.
Anzi, il kiwi e’ tra i frutti piu’ naturali che esistano. “Il frutto del kiwi non ha residui chimici – rassicura Gabriele Zecchin – La pianta di actinidia non viene trattata con fitofarmaci poiche’ non subisce attacchi di malattie particolari. Questa batteriosi e’ la prima che si registra”.(AGI)

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