L’allarme dei birrai: con l’aumento delle accise occupazione a rischio

Un incremento delle accise sulla birra pende, come una spada di Damocle, sui produttori europei che da Bruxelles hanno lanciato l’allarme sul rischio di perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Cipro, infatti, ha appena deciso un aumento del 20% delle accise sulla birra e incrementi potrebbero essere decisi nel Regno Unito e in Spagna. A Bruxelles erano circa 400 i partecipanti al confronto – tra operatori del settore, rappresentanti delle istituzioni e dei singoli governi – i cui lavori sono stati aperti dal presidente permanente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy. Tra le sfide che deve affrontare l’industria della birra, due appaiono particolarmente sensibili: ossia, la costituzione di partenariati per affrontare il problema del consumo responsabile di alcool e l’impostazione di politiche economiche sostenibili. Ma e’ soprattutto il timore di un aumento delle accise che preoccupa i produttori soprattutto in un periodo in cui i consumi segnano una battuta d’arresto. Andrea Bagnolini di Assobirra tiene a sottolineare: ”In Italia e’ sempre elevato il rischio che venga proposto un aumento delle accise sugli alcolici in generale e sulla birra in particolare”. Sempre secondo Assobirra, ”in Italia, l’accisa sulla birra pesa fino al 30% sul prezzo di vendita finale: il triplo rispetto a Spagna e Germania e piu’ del doppio rispetto alla Francia. Eventuali inasprimenti – aggiungono – rischierebbero di provocare delocalizzazioni di attivita’ produttive”. Tra gli obiettivi della riunione di Bruxelles, anche quello di far capire l’apporto e il peso economico del settore birraio in Europea. In effetti, sono legati direttamente o indirettamente circa 2,5 mln di posti di lavoro, di cui 144.000 in Italia, dove operano circa 300 industrie storiche e piccoli aziende artigianali. (ANSA).

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