L’autogoal della tagliatella “bolognaise”

pasta 1 Il vero ragù bolognese non si fa più neanche a bologna, perché nascondiamo queste verità? chi ormai va più in macelleria a chiedere la “cartella di vitellone di razza romagnola”? chi “la pancetta stesa di gran suino padano dop” ?. A chiederselo è Gianluigi Veronesi, direttore della rivista Degusta, sottolineando che nella città dove la ristorazione sembra essere la migliore del mondo si fa finta di non sapere che il vero ragù tradizionale di Bologna dà origine a piatti ipercalorici che devono essere mangiati con parsimonia. Nè i ristoranti, tantomeno le casalinghe, rispettano la vera ricetta e usano il vero ingrediente secondo i crismi… esattamente – scrive Veronesi – come avverrà in tutto il Mondo il 17 gennaio, dove con un tentativo commercial/circense di questi giorni si cercherà di raccontare, coinvolgendo nella maxi bufala anche ignari ristoratori sparpagliati ovunque, una favola meravigliosa legata alla tagliatella al vero ragù di Bologna. A convincere gran parte delle istituzioni bolognesi e a mettere a segno il colpaccio folgorante é stata un’agenzia pubblicitaria Australiana che di storia delle tagliatelle e ragù vero di bologna probabilmente sa ben poco e soprattutto molto poco ha compreso dei rischi connessi alla spregiudicata iniziatva ordita insieme ad un pugno di chef stranieri, tutti impegnati a catalizzare contributi e fondi pubblici del Mipaf e di tante altre aziende ed istituzioni al fine di realizzare iniziative per la promozione dei prodotti italiani e del buon mangiare italiano all’estero. Lo avranno anche fatto forse con l’edizione dedicata al “risotto allo zafferano” o con quella enfatizzante gli “spaghetti alla carbonara”, ma la tagliatella con vero ragù bolognese è un altra faccenda! E’ il solito copione conseguente all’incalzare dell’enogastro…mania dove l’unica cosa che conta é lo show. Nessun imprenditore bolognese però ha dato il proprio supporto e sostegno a questa iniziativa: la lungimiranza dei bravi imprenditori e artigiani emiliano – romagnoli rimane quindi un baluardo di fronte a queste iniziative che nulla di buono porteranno alla città petroniana se non gettare benzina sul fuoco delel confusioni e dei fraintendimenti che avvalorano taroccature ovunque. Questa iniziativa – prosegue Veronesi – porterà ad un oggettivo riscontro: chiunque leggendo la ricetta autentica del ragù di Bologna si sentirà autorizzato ad utilizzare la carne bovina o suina che più gli aggrada. Quindi in tanti ristoranti si proporrà il ragù fatto con bovino Wagyu Giapponese o Yak tibetano e pancetta stesa di suino nero cinese! e, se va bene, pezzi di lardello suino di maialino vietnamita o suino mangalitza rumeno? Come saranno le tagliatelle gustate con un ragù dove al gran suino padano sostituiranno il “verro Nathusius turco” e al vitellone romagnolo una delle tante razze zebuine come ad esempio l’ Azawark africana o lo Zebù Tuli che quando le mastichi sembrano ricordare un intreccio di fili spinati? lasciamo al lettore la meditazione e mentre i nostri mercati sono invasi dal formaggio “Gran Moravia” , imitazione perfetta del Parmigiano e del Grana Padano che costa la metà, noi facciamo i tele collegamenti per spingere il mondo a taroccare sempre di più le nostre tagliatelle creando eventi privi di fondamento. A Bologna l’Università vanta un medievalista di notevole spessore, il prof. Montanari, ma anche storici della gastronomia e nutrizionisti appassionati e disponibili: nessuno li ha nemmeno interpellati con una telefonata,concludeil direttore di Degust, lo scempio ormai é in scena, lo scandalo di pornografia enogastronomica non può fermarsi. L’importante è che “the show must go on” !! e la città non sa ne difendersi ne promuoversi.

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