L’Istituto di Genetica Vegetale di Bari festeggia 40 anni

”Tutte queste risorse genetiche vegetali, tutta questa agrobiodiversita’, sono il nostro passato che ci permette di costruire il nostro futuro”. Cosi’ il direttore dell’istituto di Genetica vegetale del Cnr di Bari, Domenico Pignone, ha sintetizzato all’ANSA l’importanza della banca di semi vegetali che oggi festeggia i suoi primi 40 anni di attivita’ nel corso dei quali ha raccolto, in Italia e nei Paesi del Mediterraneo, piu’ di 80mila campioni di semi. ”La nostra banca di germoplasma – spiega Pignone – e’ la quarta al mondo, in ordine cronologico, ad essere stata costruita. La prima fu costruita in Russia dallo scienziato che ha inventato questa tematica; poi fu la volta di Germania, Usa e Italia”. ”La nostra – ricorda – e’ nata negli anni ’70 ed e’ stata pensata come riferimento per l’intero Mediterraneo”.
Tra le scoperte dello staff di studiosi che lavora per la banca, il direttore ricorda ”quando, negli anni 90 in Albania, per conto della Fao abbiamo raccolto il germoplasma albanese a rischio di estinzione a causa dell’invasione di pratiche agricole occidentali”. ”Questo istituto – sottolinea il direttore – ha portato in Italia la cultura delle risorse geentiche, della biodiversita’. Noi siamo quelli che hanno riscoperto il farro in Appennino. I primi che si sono occupati di rucola selvatica. Abbiamo scoperto la melanzana rossa che poi e’ diventata un Igt, e abbiamo scoperto i mugnoli del Salento”. Per Pignone, ”l’agricoltura moderna e’ basata sulla uniformita’: la necessita’ di avere prodotti uniformi in tutte le zone del Paese – spiega – mette a rischio la biodiversita’ che invece e’ essenziale sia per l’identita’ culturale del terrirorio ma anche per la nostra dieta. Un elemento – aggiunge – riguarda il fatto che queste collezioni di germoplasma e’ come se fossero una grande apparecchiatura, un ‘sincrotone’, che ci permettono di studiare i processi fisiologici delle piante, come vengono prodotte le sostanze utili all’uomo; e poi sono un serbatoio di geni unico per costruire le piante del domani”. ”Per esempio – dice – per realizzare piante resistenti ai cambiamenti climatici, o se i gusti dei consumatori cambiano e vogliono il grano rosso, noi tra questi geni troviamo la possibilita’ di rispondere a entrambe le esigenze”.
”Per capire l’importanza di questa banca – sottolinea Pignone – basti pensare che negli anni Venti una malattia distrusse i raccolti di mais degli Usa. E da una sola varieta’ di germoplasma che aveva un particolare citoplasma resistente a questa malattia, il citoplasma T, sono state sviluppate tutte le varieta’ moderne di mais che ora si trovano non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo”. ”Noi – ha continuato – siamo stati i primi al mondo a utilizzare la tecnologia del grande freddo”; infatti ”per la loro conservazione, i semi vengono disidratati e conservati a zero gradi per la attivita’ ordinaria come la rigenerazione e gli studi di ogni tipo; mentre a meno venti gradi si trovano i semi conservati a lungo termine”. Per quanto si possono conservare? ”A lume di naso – conclude – ogni dieci gradi di temperatura in meno e ogni grado di umidita’ in meno, raddoppiano la vita del seme: in linea teorica li possiamo conservare per centinaia di anni”. (ANSA).

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