L’UE sull’ortofrutta non sente ragioni

Nel comitato di gestione di ieri la Commissione Europea non ha voluto sentire ragioni, nonostante tutti gli elementi economici forniti, per adeguare il Reg. CE1580 del 2007 relativamente alla prevenzione e gestione delle crisi e al calcolo del valore della produzione commercializzata. La scarsa sensibilità dimostrata , anche in invarianza di bilancio, rende oggi la situazione molto critica per il sistema produttivo ortofrutticolo di molti paesi d’Europa. Adeguare i prezzi dei prodotti previsti significava rendere i ritiri un vero strumento di regolazione del mercato, nel caso di produzioni anche leggermente superiori alla media, in una Europa sempre più interessata ad importare prodotti ortofrutticoli da paesi terzi, piuttosto che difendere i propri produttori. Oggi infatti l’Unione Europea si trova con una bilancia commerciale in passivo per quanto riguarda l’ortofrutta. Mentre nei primi anni ’70 il valore dell’import di frutta e verdura eguagliava quello dell’export, oggi le importazioni della UE a 27 , con circa 85 miliardi di dollari, superano le esportazioni di oltre 15 miliardi di dollari (Fonte CSO -).
Ma l’Unione Europea, pur prendendo atto degli sforzi fatti dai governi dei paesi produttori, in particolare d’Italia, di Francia e di Spagna per difendere il sistema, non ha sentito ragioni nonostante le buone intenzioni che la Commissione si era proposta, nel promuovere una OCM nuova, che vedeva la compartecipazione finanziaria dei produttori nella realizzazione dei programmi operativi. Dunque nessun adeguamento dei prezzi legati ai ritiri, nessun riconoscimento per il valore della produzione commercializzata , unico risultato ottenuto è una maggiore flessibilità per i ritiri dal mercato che possono passare dal 5 al 10 %.
Le organizzazioni dei produttori aderenti al CSO pongono all’attenzione della pubblica opinione, come tale situazione rischi di diventare molto pesante con gravi ripercussioni sul sistema produttivo e su quello dei consumatori.
Il presidente del CSO e del COGECA Paolo Bruni pone in evidenza come restino senza soluzione tutte le istanze presentate a livello europeo e sostenute da istituzioni transnazionali come COPA COGECA, AREFELH, ed altre, per garantire un futuro ai produttori organizzati , nonché garantire i consumatori della sicurezza delle produzioni e del rischio di trovare sempre meno frutta e verdura nazionale sulle loro tavole.

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