L’ “arte” del norcino Renzini sposa l’arte di Burri

L’Umbria del “bello” unita all’Umbria del “buono”: il mix si realizza grazie al cavalier Dante Renzini che ha voluto sponsorizzare, con il famoso marchio della sua azienda salumiera, la trasferta a Londra di 50 opere del celebre artista umbro Alberto Burri. Mastro Dante ha espresso la sua adesione al progetto, curato da Massimo Duranti, durante la presentazione della mostra “Form an matter”, avvenuta nei giorni scorsi a Palazzo Donini a Perugia, al cospetto delle autorità regionali. Così l’estemporanea di capolavori di Burri, che sarà ospitata dall’Estorick Collection of Modern Italian Art per tre mesi, dal 13 gennaio p.v., simbolicamente porterà in sé il sentimento artistico di Renzini che non si sottrae mai e fa la sua parte quando si tratta di promuovere all’estero qualunque eccellenza del made in Italy. Nella villa georgiana, in Canonbury square, anche per merito del “mecenate” di Montecastelli, verrà perciò colmata una lacuna e sarà finalmente esposta la produzione del periodo dal 1950 al 1980, ovvero dai primi figurativi al cellotex, del medico-artista di Città di Castello, di cui è prevista un’altra mostra tra due anni, al Guggenheim di New York, in attesa di quella del 2015 nella località tifernate, per il centenario della sua nascita. Con ogni probabilità Renzini non vorrà mancare agli altri due appuntamenti del suo conterraneo. Intanto il norcino doc non offre il suo sostegno ad altre iniziative. L’ultima sua partecipazione, in ordine di tempo, è stata quella radiofonica, alla trasmissione “Decanter” di Rai Radio 2, condotta da Fede e Tinto, in cui Mastro Dante, accompagnato dal fido collaboratore Benito, ha presentato i suoi prodotti che ha poi offerto in beneficienza alla Comunità di Sant’Egidio. «Tra i tanti salumi dell’Azienda, hanno riscosso molto interesse quelli di selvaggina», racconta Renzini, «Innanzitutto le specialità di cinghiale, presente nel nostro territorio, che abbiamo trattato per primi in Italia e la cui carne è particolarmente adatta alla lavorazione e alla stagionatura, e poi cervo e capriolo, tutti animali allevati allo stato brado nelle migliori riserve dei Parchi Nazionali. Questi salumi straordinari, magri e saporiti, meritano di essere abbinati a un vino altrettanto raffinato, come quello appena creato nella mia Cantina Albea di Alberobello, a base di Verdeca, definito “Riservato” in quanto destinato esclusivamente agli intenditori».
A proposito del nuovo nato dalle sue vigne della Valle d’Itria, Renzini lancia un appello: dal momento che questo “nettare di Bacco” non ha ancora un nome, tutti sono invitati a trovarne uno appropriato! «In via provvisoria, l’abbiamo chiamato “Albea”, ma gli occorre un nome più significativo», spiega il patron, «Il vino di Verdeca rispecchia il vitigno d’origine, che, di buona vigoria e a grappoli grandi, predilige terreni profondi, ricchi di scheletro e minerali, ed è la base delle Doc Locorotondo e Martina. Il risultato nel bicchiere è elegante e piacevole, ha profumo gradevole e delicato e mostra buona sapidità e acidità, unite a freschezza, con note vegetali». La caccia al nome per il vino di Albea è aperta! Vinca il migliore…

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