L.comunitaria: per aranciate minimo 20g arancia ogni 100 cc

bibiteLe bibite a base d’arancia vendute in Italia dovranno contenere una quantità minima di succo d’arancia pari a 20 grammi per ogni 100 centimetri cubi di prodotto. Lo prevede l’articolo 17 della legge comunitaria approvato dalla Camera. Finora la normativa italiana prevedeva per i succhi la presenza del 20 per cento di succo d’arancia.

“La scelta di discriminare e penalizzare la produzione made in Italy, e non anche i prodotti importati, rimane incomprensibile per tutte le aziende che producono, investono e creano occupazione in Italia. Un caso di autolesionismo anziché di tutela delle industrie nazionali e dei loro lavoratori”. Lo afferma Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, commentando l’approvazione alla Camera della legge Comunitaria che alza il contenuto minimo di succo di frutta nelle bibite gassate dal 12 al 20 per cento. “C’è da riflettere – aggiunge Ceresoli – su uno Stato che impone una ricetta in maniera arbitraria e vieta la produzione in Italia di aranciate apprezzate da decenni, senza alcuna evidenza scientifica o motivi di tutela della salute. Si rischia così di vanificare investimenti significativi realizzati in Italia nel corso degli ultimi decenni e condizionare anche quelli futuri”. “Le imprese devono garantire prodotti sicuri; lo Stato deve garantire la libertà di competere – prosegue Ceresoli -, anche nella ricerca delle soluzioni più apprezzate dal consumatore che, ricordo, trova già in etichetta tutte le informazioni utili per fare scelte consapevoli”. “Non è inoltre vero, né dimostrabile – conclude Ceresoli – che l’aumento al 20% si tradurrà automaticamente in un maggior impiego di forniture di succo solo italiano. Infatti più si indebolisce la quota di mercato di bibite made in Italy a favore di quelle prodotte all’estero, minori saranno le forniture di succo italiano”.

“I vincoli a chi produce ed investe in Italia approvati in via definitiva in Parlamento dimostrano ispirazioni velleitarie e insensibilità del legislatore per le esigenze dell’industria. Il rischio è ora quello di allontanare gli investitori e ridurre i posti di lavoro in un momento estremamente difficile per il Paese”. Lo afferma il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua, commentando il sì della Camera alla legge Comunitaria che alza il contenuto minimo di succo di frutta nelle bibite gassate dal 12 al 20 per cento “E’ dannoso – aggiunge Ferrua – introdurre vincoli e divieti circoscritti solo a chi produce in Italia. Così si favoriscono gli stranieri, si penalizza la competitività italiana, si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro fra diretti e indotto”. “La norma approvata – dice ancora Ferrua – dimostra la miopia di un legislatore che, in nome di principi astratti e discutibili, disattende il dovere prioritario di guardare in modo pragmatico alla vita delle aziende. Ne esce così un freno immotivato alla libera iniziativa economica, in completa assenza di ragioni di tutela della salute o sicurezza alimentare”. Secondo Ferrua, “La norma, in sostanza, rischia di far sparire linee di produzione e di intaccare i livelli occupazionali. Il fatto, in un momento come questo è davvero assurdo e in qualche modo perverso”. (ANSA).

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