La «galastella» tra marmotte e orsi sul monte Baldo

Ricompare sul il «Giardino d’Europa» la Pernice bianca, in dialetto «galastrella». La reintroduzione sperimentale tentata da Veneto Agricoltura agli inizi degli anni 2000 non andò a buon fine, ma il Baldo pare però attrarre questo ed altri animali, come marmotta e camoscio . Secondo i dati dei cacciatori i camosci sarebbero oltre 850 e molte di piu’ le marmotte. C’e’ chi chiede una gestione più controllata, e Ivano Confortini, responsabile del Servizio caccia pesca della Provincia ricorda come la popolazione di camoscio sia già oggetto di gestione venatoria con caccia di selezione dal 2001.«Ogni anno la Provincia, in base ai censimenti del luglio precedente, approva un piano di abbattimento, al di fuori dell’oasi (da Naole a Cima Telegrafo), che è ora di circa 40 esemplari. Per eventuali problemi sanitari si può intervenire extra-piano con un prelievo mirato di esemplari malati, previo parere veterinario».
Quanto agli avvistamenti di pernice bianca interviene Michele Bottazzo, forestale tecnico faunista della Azienda Veneto Agricoltura che sul Baldo gestisce le riserve naturali integrali (Lastoni-Selva Pezzi e Gardesana Orientale a Malcesine) e le Foreste demaniali regionali. «L’ultimo circa sei mesi fa sul Monte Altissimo, dove sono stati notati a piu’ riprese sei esemplari , mentre uni era gia’ stato trovato morto nel marzo scorso a Prà Alpesina, probabilmente ferito da una fune.
La Pernice bianca è una specie preziosa e delicata che vive solo in ambienti alpini d’alta quota, come i circhi glaciali del Baldo, gli unici a sud delle Alpi».
A propiziare l’arrivo e la sosta di questo volatile, che ha due piumaggi completi, quello estivo grigio-bruno e la livrea invernale bianca, è proprio la presenza di un ambiente che si è cercato di tutelare anche per aiutare la fauna. «Era presente e nidificante sul Baldo fino al 1973 e il volerla salvaguardare motivò l’istituzione dell’oasi di protezione», dice l’agronomo Ugo d’Accordi, dal 1970 al 1989 dirigente del Settore agricoltura caccia e pesca della Provincia, ricordandone l’istituzione in quell’anno, citando a tratti un suo estratto da «Atti e memorie della Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona» (1989-90).«Partì allora il progetto di tutela della fauna, purtroppo tardi per la pernice bianca, ma che permise di conservare altre specie, come Gallo forcello, Gallo cedrone e Francolino di monte, rari ormai, e Coturnice.

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