La Befana , madre natura e i frutti della terra

befana calzeLa dodicesima notte dopo il Natale era ritenuta una notte speciale dedicata alla luna, di qui il termine “epifania”, “manifestazione” della luce lunare.
A differenza del Natale che era una festa solare, l’Epifania si viene a connotare come una festa della luna. Un astro, questo, intimamente connesso a Madre Natura ed al suo ciclo di rinnovamento.
La Befana (nome derivato dal greco “epi-fanea”) che appare in cielo la “dodicesima” notte sarebbe, quindi, una delle trasfigurazioni della natura morente. Di qui, il suo aspetto di vecchia rinsecchita
C’e’ la befana dei bambini, c’e’ la befana della calza, ma c’e’ anche la befana del mito : figura archetipica , fata benevola, generosa dispensatrice di frutti della terra. I suoi doni alimentari quali frutta secca, mele, arance, vanno letti come offerte primiziali, che, richiamando i semi della terra, vengono ad esercitare una funzione propiziatoria. Mentre, cenere e carbone, sono elementi primordiali, con la funzione di talismani. Rituali anche i fuochi che ardono nelle campagne la sera dell’Epifania, la cui cenere viene sparsa sui campi, per favorire un buon raccolto. Anche i cortei mascherati, le cosiddette Befanate, che vanno in scena la sera del 6 gennaio, al ritmo di musica e canti, hanno una funzione propiziatoria. Il lungo periodo delle feste, dedicate anticamente al solstizio d’inverno, è chiuso infatti dall’Epifania, che come vuole il detto popolare “tutte le feste le porta via”.
Il mondo Cristiano ricorda l’incontro dei Re Magi con Gesù bambino e la loro conversione alla nuova dottrina. La festa si celebrava a Roma già fin dal II sec. e la parola epifania, che in greco significa “visibile”, secondo la lettura volgare si è via via trasformata in “Pifania, Befania” e finalmente Befana. Nella ricorrenza sopravvive il carattere lunare delle antiche feste del solstizio. Esempio ne erano i riti propiziatori delle “befanate”.
Uno di questi consisteva nel bruciare un pezzo di legno, rappresentante la “vecchia” (simbolo di Madre Natura), che giunta alla fine dell’anno era una comare secca da segare e bruciare. Quel bruciare, altro non era che un esorcismo contro le privazioni passate. Un’altra befanata consisteva nella questua alimentare fatta di casa in casa dai giovanotti della comunità, per scacciare cantando e recitando le manifestazioni terribili della natura.
Era invece ripreso dai saturnali latini della notte di festa, un rito dove gli animali domestici venivano portati alla mensa degli uomini, e serviti dai rispettivi padroni, per impedire loro di acquistare il dono della parola.
Di probabili origini pagane, il personaggio della Befana era una strega benevola che abitava sui monti in mezzo al bosco, vicino alle carbonaie. Detta anche la moglie dell’orco portava in una calza ai bambini cattivi carbone o legno, e a quelli buoni doni alimentari quali agrumi, frutta secca o biscottini di panpepato (funzione propiziatoria).
L’antica ritualità della celebrazione dell’Epifania, sul piano alimentare e gastronomico deriva dai culti agrari, con pietanze a base di legumi e maiale. E’ ancora seguita in alcune zone d’Italia e in molti paese europei, la tradizione della torta dei Magi, una focaccia o una torta, contenente monete, fave secche, o altri piccoli pegni. I commensali che trovavano il contrassegno nella propria fetta, divenivano i re della festa, incarnando il re dei saturnali Romani, i re Magi della tradizione Cristiana, o il buffonesco Re della Fava delle confraternite goliardiche medioevali.
Passata la notte, tutti festeggiavano con i Befanini, rustici dolcetti raffiguranti animaletti o fiori. Il “roscòn de reyes magos” (“ciambella dei Re Magi”) è l’equivalente spagnolo della “Gallette des Rois” francese. Un dolce tipico dell’Epifania, nel cui impasto è nascosta una fava. Colui che la troverà sarà fortunato per tutto l’anno. ( vedi la nostra sezione “ricette “)

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