La birra italiana conquista i pub inglesi

Nei pub inglesi si beve sempre più birra italiana, con un export in costante crescita per un mercato sempre più assetato del buon bere tricolore tanto da rappresentare, assieme agli Usa, i 3/4 dello sbocco delle esportazioni nazionali. Nel primo trimestre i dati Istat elaborati da Coldiretti già segnano un boom dell’export dei marchi italiani del 37% verso la Gran Bretagna e del 39% verso gli Stati Uniti. Resiste la Germania dove il boccale è tenacemente autoctono ma, più che una difesa dell’identità – spiega Assobirra -, è la conseguenza di una sovrapproduzione locale per cui i produttori vendono a prezzi stracciati e il mercato, visti gli scarsi margini, non risulta attraente per l’export. A fare la parte del leone nei mercati esteri, mentre quello italiano è in stallo, sono soprattutto i marchi che hanno grandi reti di distribuzione alle spalle, ad esempio Peroni Nastro Azzurro che è all’interno della holding multinazionale Saab Miller e Moretti che fa parte del colosso Heineken. C’e poi la nicchia dei microbirrifici che ha i suoi intenditori me che su un totale di 190 milioni di litri esportati nel 2010, ne vale due.
E se, secondo una ricerca dell’Ispo-Assobirra in Italia beve birra più o meno saltuariamente il 72 per cento dei consumatori, soprattutto giovani e donne, con un allargamento della base dei consumatori e una media ei consumi pro capite attorno ai 28,5 litri all’anno, Coldiretti segnala come le produzioni artigianal, apprezzate soprattutto dai giovani, stiano crescendo grazie a un recente decreto ministeriale che permette alle aziende produttrici di orzo di creare una malteria o un birrificio aziendale e di considerare la produzione di birra come attività agricola connessa.

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