La bufala della legge europea che tutela l’olio extra vergine

“Stop all’olio extra vergine taroccato”, così hanno titolato i giornali per commentare la legge europea che dal 1 aprile 2011 dovrebbe salvaguardare la genuinità del tipico condimento mediterraneo.Purtroppo non è così, e siamo di fronte all’ennesima bufala mediatica che anche questa volta non ha risparmiato autorevoli testate, scrive Roberto La Pira su www.ilfattoalimentare.it, spiegando che per capire cosa è successo bisogna però partire dai prezzi delle bottiglie esposte sugli scaffali dei supermercati, che oscillano da 2,5 a 8-9 €/l e più, creando molta confusione tra i consumatori che non sanno più cosa scegliere. L’oscillazione è dovuta alla presenza di bottiglie contenente olio extra vergine rigenerato in modo fraudolento per eliminare i cattivi odori chiamato dagli addeti ai lavori deodorato. L’altro elemento su cui riflettere è la sparizione dell’olio vergine. L’ipotesi più accreditata è che questa categoria viene promossa in modo fraudolento nella classe superiore di extra-vergine e venduto come tale. La frode va avanti da diversi anni, perché le quantità di olio dall’odore cattivo prodotto in Spagna e in misura minore in Italia sono elevatissime, e i vantaggi economici dovuti alla riqualificazione del prodotto sono evidenti sia per chi produce sia per le aziende che comprano in Spagna e vendono in Italia . Le partite di olio difettoso che una volta venivano vendute come olio vergine, oppure venivano rettificate e commercializzate come olio di oliva, valgono il 30-40% in meno e i produttori hanno tutto l’interesse a riqualificarlo.
Questa frode commerciale ha sconvolto i prezzi delle bottiglie esposte sullo scaffale del supermercato creando una disparità iincredibile. Per regolamentare il settore, il 1 aprile entrerà in vigore un nuovo regolamento europeo che praticamente legalizza la presenza l’olio deodorato. La norma non si esprime in questo modo, ma fornisce un lasciapassare autorizzando la vendita di extra vergine con un quantitativo massimo di alchil esteri pari a 150 mg/kg. Per capire cosa succedera dal 1 aprile senza addentrarsi in discorsi tecnici, basta dire che un olio di qualità ottenuto da olive sane spremute subito dopo la raccolta, contiene al massimo 10 -15 mg/kg di alchil esteri, che possono arrivare in via eccezionale a 30.
Se il valore aumenta di 5 volte vuol dire come dice la norma approvata dall’UE vuol dire che le olive prima della spremitura hanno subito “maltrattamenti” (schiacciature, ammaccature oppure sono rimaste molto tempo nei piazzali sotto il sole in attesa della spremitura) e l’olio ha un odore cattivo e risulta difettoso. Per aggirare l’ostacolo i produttori lo deodorano e lo vendono come extra vergine”
“I dati analitici ottenuti in tre anni di indagini – precisa Ernesto Corradetti dell’Arpa di ascoli Piceno che ha analizzato di recente 63 campioni di olio – hanno evidenziato che gli oli extra vergini di oliva ottenuti da olive sicuramente conservate bene, non sono riscontrabili quantità significative di alchil esteri. In qualche caso i livelli arrivano a 1-2 mg/kg, nel 20% dei campioni provenienti dai frantoi marchigiani si arriva a 8 mg/kg, mentre nel 70% delle bottiglie comprate al supermercato si riscontra un valore medio di 130 mg/kg. Si può quindi ragionevolmente dire che il limite di 150 mg/kg fissato dal regolamento europeo, non è rappresentativo di un olio extra vergine ottenuto da olive sane e non scoraggia i produttori dal miscelare olio extra vergine con olio di qualità inferiore come il deodorato con elevati valori di alchil esteri”
Dello stesso avviso è Carlo Mariani della Stazione oli e grassi di Milano considerato uno dei più attenti studiosi della materia. “In sede di dibattimento presso il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) a Madrid per mettere a punto la norma – precisa Mariani – l’Italia era contraria ai nuovi limiti per gli alchil esteri perché un buon olio al massimo ne contiene da 10 a 30 mg/kg, tuttavia a Bruxelles sono state ratificate le decisioni di Madrid. Quando i valori sono superiori è del tutto lecito ipotizzare l’impiego di materia prima non di buona qualità. E’ quini lecita l’ipotesi della presenza di olio difettoso che viene deodorato per correggere il sapore cattivo e poi esportato in altri paesi come l’Italia per diventare extra vergine. Tuttavia l’adozione di cosi alti alti valori di alchil esteri è un compromesso accettato con la prospettiva di ridurre il livello massimo nei prossimi anni” .
La norma europea penalizza i produttori onesti perché l’olio ottenuto da olive sane e mature con un tenore di alchil esteri ridottissimo, viene etichettato come quello eodorato che dopo qualche mese si ossida e perde sapore. Il regolamento di Bruxelles non bonifica quindi il mercato, se non in misura modesta, ma legalizza la presenza di olio difettoso promuovendolo sul campo. Non siamo di fronte ad una legge che permette di bloccare e di escludere dal mercato l’olio taroccato come hanno scritto molti giornali ma all’esatto contrario.
Sino ad ora la presenza di olio deodorato è stata tollerata dalle autorità perchè mancavano metodi ufficiali per individuare la frode. Dal 1 aprile il metodo di analisi esiste, ma il limite è talmente ampio da permettere la commercializzazione di olio con un po’ di difetti adeguatamente trattato.
«Ormai la legge c’è e si può solo sperare di migliorarla in futuro – precisa Giovanni Lercker del Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna considerato uno migliori esperti italiani . Adesso sugli scaffali si trovano due tipi di olio che hanno lo stesso nome, quello deodorato e quello di genuino di qualità. Per evidenziare le differenze qualitative si dovrebbe introdurre una nuova categoria, quella dell’olio extravergine di oliva di alta qualità, con un valore di alchil esteri inferiore a 30. Mentre quello ricavato da partite difettose, pur restando un buon prodotto potrebbe mantenere la denominazione attuale».
In questa situazione il consumatore cosa può fare? L’unica possibilità è imparare a distinguere l’olio extra vergine di oliva di qualità che ha un odore, un sapore e un elevato contenuto di antiossidanti dal deodorato, che ha un sapore un po’ asettico, contiene pochi antiossidanti e assomiglia agli oli di oliva di una volta. L’ ultimo consiglio è di imparare ad assaggiare l’olio come si fa con il vino, per apprezzare il sapore e le sfumature di aroma. Basta provare a condire la stessa insalata con un extra vergine da 2,5-2,7 euro al litro e con un olio di qualità a bassa acidità magari fruttato che costa più del doppio per capire subito la differenza.

di Roberto La Pira tratto da www.ilfattoalimentare.it

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