La Cia dell’Emilia Romagna a congesso

25mila imprese associate, oltre 60mila addetti e una Plv complessiva di oltre 833 milioni di euro: sono i numeri della Cia dell’Emilia Romagna che, dopo oltre un centinaio di assemblee svolte su tutto il territorio, ha tenuto questa mattina il quinto Congresso regionale. Presente all’assemblea anche il presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani che ha posto l’accento sulla urgenza di riorganizzare la filiera agricola “a partire dai progetti industriali con l’obiettivo di assicurare redditività alle imprese”, mentre nell’intervento conclusivo il presidente Politi ha rimarcato la necessità di un nuovo progetto di sviluppo per l’agricoltura italiana, e riguardo la Pac, ha lamentato il mancato coinvolgimento del mondo agricolo, da parte del ministro Zaia, nell’individuare le progettualità per il ‘dopo 2013’, programmazione che altre nazioni come la Francia hanno concertato con le rappresentanze di settore.
L’analisi della situazione regionale, caratterizzata da caduta dei prezzi all’origine del 12-13% con settori particolarmente colpiti: -22% per frutta e verdura (ma per pesche e nettarine parliamo del 50%); –20% per i cereali; -15% nel vino, è invece stata fatta dal presidente della Cia Emilia Romagna, Nazario Battelli che nel suo intervento ha, tra l’altro, sottolineato che “non è più rinviabile la messa in campo di regole commerciali che controbilancino lo strapotere della moderna distribuzione”. L’obiettivo da perseguire per la Cia è quindi la definizione di un codice di condotta che individui i comportamenti contrattuali negativi da eliminare, regolando i rapporti tra Gdo e fornitori, in uno spirito di responsabilità sociale.
Battelli ha poi criticato il ministro del Dicastero agricolo Luca Zaia che – ha detto “ha adottato la mera cultura della comunicazione e del presenzialismo allontanando però sempre più l’attenzione dai temi veri e strutturali del nostro settore”. Sulla Politica agricola comunitaria la Cia ha ribadito che debbono essere sostenuti gli imprenditori agricoli, non i percettori di rendita fondiaria, mentre il rilancio di un progetto economico per il sistema agroalimentare regionale – ha detto – deve passare anche attraverso la tutela dei marchi.

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