La cooperazione agroalimentare a Expo

convegnocooperazioneIl modello cooperativo come strumento per un’economia più equa, sostenibile  e democratica, ma capace anche di innovarsi e di competere su scala globale. Parte dall’Emilia-Romagna, terra per eccellenza di cooperazione, la riflessione sul ruolo del sistema cooperativo oggi, in un contesto globale certamente molto diverso da quello che vide la nascita delle prime associazioni mutualiste  tra Ottocento e Novecento: da un  lato l’acuirsi della sperequazione tra Nord e Sud del  mondo e le non più rinviabili emergenze ambientali, dall’altro le grandi multinazionali e la crescente finanziarizzazione dell’economia.
L’occasione è venuta dal convegno “La cooperazione agroalimentare in Emilia-Romagna – Le radici dell’innovazione” oggi a  Expo per iniziativa della Regione, cui ha partecipato la presidente dell’Alleanza internazionale delle cooperative Pauline Green. “L’Emilia-Romagna è la regione che offre a tutto il mondo le migliori pratiche in campo cooperativo ed è per questo che oggi sono qui – ha detto Green – . In campo agricolo la cooperazione ha contribuito a far uscire i cittadini di questa regione dalla povertà, ma anche in  campo sociale e in altri settori, la cooperazione ha svolto un ruolo molto importante”. 
Per l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli “la ricetta è sempre nell’aggregazione di piccoli produttori che insieme possono fare quello che da soli non potrebbero fare. Oggi si tratta di fare un salto di qualità investendo in ricerca e innovazione, ma anche ragionando come il modello cooperativo possa evolversi  per contrapporre all’agricoltura delle commodities  un’agricoltura che mette al centro le persone e che può garantire uno sviluppo pienamente sostenibile”.
Al convegno ha portato il suo saluto anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. “Piccolo è bello ancora oggi, ma solo se ci si mette insieme – ha detto Bonaccini – . Oggi la competizione si gioca su scala globale e abbiamo bisogno di incrociare un mondo che cambia continuamente. L’agroalimentare può dare un contributo fondamentale anche dal punto di vista occupazionale”.
Tra le testimonianze portate al convegno, quelle di Nelson Godfried Agyemang (segretario generale per l’Africa dell’Aic) e Leonardo Boesche (organizzazione delle cooperative del Paranà), Christian Pees (presidente del Cogeca, la sigla che riunisce le cooperative agroalimentari europee), Eugenia Serova, direttrice  infrastrutture rurali e  agroindustria della Fao. Il punto di vista italiano è stato illustrato da Maurizio Gardini, copresidente dell’Alleanza delle cooperative italiane, e Giovanni Luppi, copresidente di Aci agroalimentare.

Oltre il 30% della produzione alimentare mondiale  è di origine cooperativa
Secondo i dati forniti dalla Alleanza internazionale delle cooperative internazionale (Ica), l’organismo che rappresenta 284 organizzazioni  cooperative  in  95 paesi del mondo per 1 miliardo di soci, il fatturato  delle maggiori 300 cooperative  mondiali nei tre anni  della crisi globale è cresciuto dell’11,6% raggiungendo i 2.200 miliardi di dollari (dati Monitor  Ica) nel 2012. E il movimento cooperativo è in crescita specialmente nei Paesi emergenti come Brasile, Cina, India.
Nel mondo le persone che lavorano in cooperative oggi sono 250 milioni. L’impatto della cooperazione su scala globale aumenta ulteriormente se si guarda al settore agricolo: oltre un terzo della produzione alimentare mondiale (agricoltura e allevamento) è infatti di origine cooperativa.  Dunque le cooperative nel mondo svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare, aiutando i piccoli produttori agricoli, fornendo loro servizi, conoscenza, aiutandoli ad innovarsi e a stare sul mercato.

La cooperazione agroalimentare in Emilia-Romagna: qui oltre il 30% del fatturato nazionale. Reggio Emilia sul podio per numero di imprese, Forlì-Cesena per fatturato
Oggi l’Emilia-Romagna è la regione che detiene il record italiano per quanto riguarda il fatturato della cooperazione agroalimentare: 13,143  miliardi di euro, oltre il 30% del totale nazionale pari a 36,147 miliardi (dati 2013). E’ di origine cooperativa il 18% di tutto l’export agroalimentare regionale, mentre il 23% della produzione cooperativa esportata a livello nazionale viene da aziende cooperative dell’Emilia-Romagna.
In regione operano 701 imprese cooperative agroalimentari, su un totale nazionale di 5.024 (il 14%). Quelle con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro sono 51, il 7% del totale; 101 (il 14%) hanno un fatturato compreso tra i 7 e i 40 milioni, mentre 200 (il 29%)  si collocano tra i 2 e i 7 milioni. Le restanti 349 cooperative agroalimentari hanno un fatturato  inferiore ai 2 milioni di euro. I settori su cui le grandi cooperative agroalimentari regionali sono più presenti sono quello della carne, dell’ortofrutta, del vitivinicolo. Guardando alla distribuzione sul territorio, il  primato in termini di fatturato derivante dalla cooperazione agroalimentare spetta alla provincia di Forlì-Cesena con 3,598 miliardi, seguita da quella di Bologna con 3,279 miliardi e da Modena con 1,613. Se si guarda invece al numero di cooperative agroalimentari presenti sul territorio sul podio ci sono Reggio Emilia, Parma e Modena, rispettivamente  con 135, 121, 118 imprese. I dati sono riportati nel volume “La cooperazione  agroalimentare in Emilia-Romagna, una storia di successo, un futuro di sfide” della storica Giuliana Bertagnoni. Promosso dalla Regione con l’Alleanza delle cooperative dell’Emilia-Romagna, il volume, presentato al convegno, ripercorre la storia della cooperazione agricola emiliano-romagnola, dalle prime associazioni bracciantili  dell’800 fino ai  grandi gruppi di rilevanza internazionale di oggi.

Africa Milk Project: l’alleanza Cefa-Granarolo per aiutare le piccole cooperative locali a crescere
Durante il convegno è stato presentato  come esempio di  collaborazione in campo cooperativo “Africa Milk project”, frutto della collaborazione tra l’ong Cefa di Bologna e Granarolo. Il progetto è stato illustrato da Patrizia Farolini del Cefa e da Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, che ha fornito supporto tecnico ed economico e ha permesso di realizzare in Tanzaniauna latteria sociale che oggi può contare su un migliaio di soci che conferiscono il latte delle loro mucche e che garantisce latte fresco di qualità  a circa 25 mila bambini.  
 

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