La crisi aiuta l’illegalità: cresce il caporalato al Nord


Un esercito di 400 mila invisibili, un quarto dei quali costretti a vivere in condizioni di sfruttamento e semi-schiavitù, per un danno all’erario non inferiore ai 420 milioni di euro l’anno: sono i numeri dell’illegalità lavorativa in agricoltura (43% lavoratori dipendenti), un fenomeno in preoccupante crescita in tutta Italia, anche a causa della crisi. Lo rivela il primo rapporto ‘Agromafie e Caporalato’ realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto su 14 regioni e 65 province e presentato oggi a Roma dalla Flai Cgil. Il caporalato, spiega lo studio, non è prerogativa del Sud Italia: negli ultimi anni si registra un’esplosione del fenomeno in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio. E pari passo, insieme allo sfruttamento del lavoro, si affiancano altri reati, spesso di stampo mafioso, come estorsioni, usura, furti, sofisticazioni alimentari, infiltrazione nella gestione dei consorzi per condizionare il mercato e falsare la concorrenza. Il tutto per un giro d’affari che si aggira tra i 12 e i 17 miliardi di euro l’anno, circa il 10% dei guadagni della criminalità mafiosa. In crescita esponenziale anche le confische: dall’inizio del 2008 ad oggi il numero dei beni aziendali confiscati alla criminalità è cresciuto del 65%, anche se solo il 4% delle imprese riesce poi a riemergere dall’illegalità. (ANSA).

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