La Dieta Mediterranea è patrimonio dell’Umanità

La Dieta Mediterranea è entrata nel patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e “al momento della proclamazione – ha detto Pier Luigi Petrillo, responsabile della delegazione del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali – c’e’ stata un’ovazione tra i delegati di tutti i 166 Stati presenti”. Il riconoscimento ha sottolineato Petrillo è stato dedicato al sindaco Angelo Vassallo ucciso in un agguato lo scorso 5 settembre a Pollica in Campania per scelta unanime dei quattro paesi che hanno sostenuto la candidatura per la Dieta Mediterranea (Italia, Spagna, Grecia e Marocco). ”Noi tutti ricordiamo Pollica come una comunita’ emblematica – ha precisato Petrillo – Ci tenevamo molto, perche’ il sindaco Vassallo aveva lavorato con il nostro ministero su questa candidatura”. Soddisfatto il ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan che ha dato l’annuncio del tragurado raggiunto a Nairobi “Dopo giorni di trattative, il risultato sperato è arrivato. Questo prestigioso successo mi riempie d’orgoglio e di soddisfazione e rappresenta un traguardo storico per la nostra tradizione alimentare e per la cultura dell’intero Paese”. “La proclamazione della Dieta Mediterranea, quale stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari, rappresenta una svolta epocale nel processo di valorizzazione di usi e costumi legati alle diete alimentari dei vari popoli” – sottolinea il Ministro.
“A livello internazionale, grazie alla proclamazione della Dieta Mediterranea, è stato certificato una volta per tutte lo stretto legame tra la cultura e le pratiche alimentari tradizionali di un popolo ed è stata consacrata la loro inscindibilità” – prosegue il Ministro.
“La Dieta Mediterranea, in quanto insieme unico al mondo di pratiche alimentari, sociali e culturali ha pienamente meritato il riconoscimento convinto dell’UNESCO, giunto con un sostegno unanime. Per l’Italia si tratta solo del primo, importantissimo passo di una lunga serie di successi sul cammino della valorizzazione delle pratiche agroalimentari tradizionali italiane riconosciute da tutto il mondo quali esempi di eccellenza”.
“Vorrei ringraziare – aggiunge il Ministro – quanti nel Ministero hanno offerto la propria competenza e dedizione, impegnandosi in prima persona per il raggiungimento di un risultato così prestigioso per l’Italia. Un grazie di cuore anche alla comunità del Cilento, patria della Dieta Mediterranea, il cui sostegno convinto nel corso della candidatura è stato indispensabile per il buon esito finale, ed in particolare il Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Amilcare Troiano.
So che a Nairobi – conclude il Ministro – la delegazione del Ministero ha dedicato il prestigioso riconoscimento dell’UNESCO proprio ad un uomo simbolo del Cilento, il sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Mi associo a loro, non senza commozione, per ricordare colui che con tanta passione aveva sostenuto con convinzione e passione fin dall’inizio questo progetto: sono certo che il risultato raggiunto oggi lo avrebbe reso orgoglioso”.
La candidatura della Dieta Mediterranea, già presentata 4 anni fa dall’Italia, dalla Spagna, dalla Grecia e dal Marocco, era stata inizialmente bocciata in quanto per l’UNESCO non erano soddisfatti i requisiti previsti dalla Convenzione del 2003 sul Patrimonio Immateriale dell’Umanità, per cui i 4 paesi decisero di ritirarla.
Nel maggio 2009, la candidatura è stata ripresentata, insieme a Spagna, Grecia e Marocco, dall’Italia che ha assunto il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale, riscrivendo interamente il dossier di candidatura e sottolineando il valore culturale della Dieta Mediterranea.
Ad agosto 2010, dopo un lavoro incessante anche in piena estate, era giunta una prima valutazione positiva da parte dell’UNESCO con cui era stata accertata la conformità della nuova candidatura con i requisiti previsti dall’UNESCO.
Il Comitato Intergovernativo della Convenzione sul Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO, riunito a Nairobi, ha definitivamente proclamato la Dieta Mediterranea quale elemento del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Grazie al suo inserimento nella Lista, la Dieta Mediterranea rappresenta il terzo elemento italiano presente, insieme all’Opera dei pupi siciliani e al Canto a tenore sardo.
La Dieta Mediterranea è la prima pratica alimentare tradizionale al mondo ad essere iscritta nella prestigiosa Lista. Quest’ultima, istituita dalla Convenzione UNESCO del 2003, conta 166 elementi iscritti da 132 Paesi diversi, tra cui ad esempio il tango argentino, il capodanno islamico e la calligrafia cinese.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è il referente nazionale delle candidature agricole e alimentari alla Lista del Patrimonio Culturale dell’UNESCO e per seguire i lavori relativi alla Dieta Mediterranea e alle altre candidature future ha istituito, presso il Gabinetto del Ministro, un apposito Gruppo di Lavoro UNESCO coordinato dal Prof. Pier Luigi Petrillo (il quale aveva già seguito con successo, per conto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, l’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO).
Il gruppo di lavoro del Ministero sta ora lavorando, per il prossimo anno, alle candidature de “L’arte della pizza napoletana” e “La coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria”.

Ma ripercorriamo passo per passo l’iter che ha portato all’ambito riconoscimento
Ø Aprile 2008 – presentazione ufficiale della candidatura da parte del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e dichiarazione congiunta Italia-Spagna-Grecia-Marocco a sostegno della candidatura della Dieta Mediterranea. Il dossier, redatto dagli spagnoli e che non evidenzia il rapporto tra la Dieta e il territorio italiano, è trasmesso nel mese successivo al Segretariato dell’UNESCO a Parigi. L’Italia, la Grecia e il Marocco si limitano a condividere il documento redatto dalla Spagna.
Ø Maggio 2009 – l’UNESCO boccia il dossier presentato, giudicandolo troppo vago, generico e soprattutto non coerente con i dettami della Convenzione sul Patrimonio Immateriale. Secondo l’UNESCO, infatti, il dossier presentato non dimostra in alcun modo il valore culturale e di unicità della Dieta Mediterranea.
Ø Fine maggio 2009 – L’Italia decide di presentare un nuovo dossier di candidatura insieme a Spagna, Marocco e Grecia. L’Italia acquisisce il coordinamento della candidatura e del gruppo di lavoro internazionale.
Ø Giugno 2009 – Il Ministro delle Politiche Agricole istituisce presso il proprio Gabinetto una apposita Task Force composta dal prof. Pier Luigi Petrillo, dalla dott.ssa Stefania Ricciardi, dalla dott.ssa Claudia Principe, dal dott. Giovanni Scepi e dal dott. Beniamino Annis, ai quali è affidato il compito di redigere un nuovo dossier di candidatura e coordinare i lavori.
Ø Luglio – Agosto 2009 – In piena estate la Task Force UNESCO del Ministero delle Politiche Agricole prepara un nuovo dossier di candidatura, individuando nella Comunità del Cilento la comunità emblematica ed acquisendo il sostegno di circa 50 associazioni culturali impegnate in Italia per valorizzare la Dieta Mediterranea. Il 30 agosto 2009 il dossier è trasmesso ufficialmente a Parigi a firma del Capo di Gabinetto del Ministro, dott. Giuseppe Ambrosio.
Ø Novembre 2009 – L’UNESCO chiede alcuni chiarimenti e integrazioni al dossier.
Ø Febbraio 2010 – Il Ministero risponde alle richieste dell’UNESCO, convincendo i partner stranieri, al termine di due riunioni molto intense a Barcellona, circa la bontà della posizione italiana. La Dieta Mediterranea, in questa fase, viene definita uno stile di vita sostenibile.
Ø Maggio-Agosto 2010 – L’UNESCO comunica ufficialmente la valutazione positiva da parte dell’organo tecnico di esperti, ed invia al Comitato Intergovernativo una raccomandazione positiva per l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.
Ø 16 novembre 2010 – La Dieta Mediterranea è proclamata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO dal Comitato Intergovernativo della Convenzione del 2003. Terzo elemento italiano e prima pratica alimentare tradizionale in assoluto iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale dell’Umanità UNESCO.

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