La fotografia del biologico veneto

In Veneto, l’agricoltura biologica ha raggiunto nell’ultimo anno i massimi valori di sempre: 16.000 ettari utilizzati per la produzione di frutta,verdura e carne biologica; 1.600 gli imprenditori attivi. Si è parlato di biologico a 360 gradi al convegno, promosso da Regione e Veneto Agricoltura, svoltosi alla Corte Benedettina di Veneto Agricoltura (Legnaro PD) a chiusura del “Piano regionale per l’agricoltura biologica”. Il Piano, la cui realizzazione operativa è stata affidata dalla Regione a Veneto Agricoltura, ha l’intento di innescare processi virtuosi lungo le filiere del biologico. Cosa è stato detto?
Da un’indagine condotta su un campione di 66 comuni veneti è emerso che i prodotti biologici più gettonati dalla ristorazione collettiva pubblica (mense scolastiche, aziendali, ecc) sono quelli ortofrutticoli (nell’85% dei Comuni), seguono pane, pasta e olio (70%) e i derivati del pomodoro (70%). Inoltre, il 60% dei Comuni risulta adempiente al dettato della legge 488/1999 che prevede l’obbligo di utilizzo di prodotti biologici e tradizionali in mense pubbliche; un buon risultato, che rivela un interesse generale all’introduzione di prodotti biologici nella dieta quotidiana.
Relativamente alle prospettive future del comparto, è stato evidenziato che l’Italia detiene la leadership a livello europeo con 1 milione di ettari coltivati e circa 40 mila imprese attive. Va sottolineato però che nella classifica nazionale della produzione biologica la Regione Veneto si posiziona solo al terz’ultimo posto.
Paolo Torrelli del Ministero delle Politiche Agricole, ha ribadito la validità, ancor oggi, degli obiettivi che fin dagli anni novanta hanno contraddistinto l’agricoltura biologica: riduzione dell’uso di sostanze chimiche e conseguente riduzione dei rischi per la salute dei consumatori.
Attorno a questi principi si è sviluppato l’intervento di Pier Luigi Perissinotto che ha ricordato che un numero sempre più consistente di consumatori si affida oggi ai prodotti biologici, spinto da motivazioni legate all’assenza di OGM e per i maggiori controlli nelle diverse fasi della filiera.
Relativamente al “Piano regionale per l’agricoltura biologica”, i rappresentanti di Regione e Veneto Agricoltura hanno illustrato i diversi ambiti di lavoro. Questi hanno riguardato la formazione (BioForm), la ricerca e le indagini economiche condotte per meglio comprendere le potenzialità del settore (BioStudio), le azioni sperimentali e dimostrative in aziende pilota (BioDemo), la promozione e la comunicazione per sensibilizzare i consumatori (BioPromo), la definizione di specifiche azioni di marketing (BioMarket).
Al FOCUS sul sistema biologico veneto hanno partecipato Enrico Grandis (Az. Agr. La Capreria), Marcello Volanti (medico veterinario), Michela Facchinetti (Comune di Campolongo Maggiore), Aldo Lorenzoni (Consorzio Tutela Vini Soave), Tiziano Quaini (A.Ve.Pro.Bi) e Paolo Carnemolla (FederBio); nel dibattito sono emerse le luci e le ombre del biologico. Se infatti il Veneto è agli ultimi posti nella graduatoria delle Regioni per numero di aziende attive, si colloca ai primi per numero di trasformatori e distributori. Questo divario tra fase commerciale e produzione mostra come il settore sia detentore di ottime potenzialità, ma che un definitivo decollo sarà possibile solo con un maggior supporto politico con scelte e investimenti più mirati nella fase iniziale della filiera.
Per raggiungere sempre più ambiziosi traguardi, il settore del biologico veneto dovrà dunque implementare le strategie in atto, già ben definite dal Piano regionale per l’agricoltura biologica, nonché definirne di nuove a cominciare da specifiche azioni di marketing legate alla sostenibilità.

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